Uno degli scopi principali del neoliberismo è distruggere le comunità in modo che i singoli siano soli nei confronti di chi gestisce il sistema economico e di potere.Una delle ultime affermazioni, sentita di sfuggita sui media, è che questi rappresentanti attuali del mondo economico finanziario e di potere si esprimono contro l’empatia ritenendolo un sentimento pericoloso per il loro sistema.Vi invito a riflettere su questa affermazione perché l’essere partecipe ai bisogni altrui, al dolore e cercare di aiutare chi ha necessità, viene considerato un valore negativo per il neoliberismo.In un mondo che va verso la guerra bisogna coltivare il sentimento dell’odio e niente deve interferire con questo.La essenza fondamentale di questo sistema è che la solitudine e l’odio siano da preferire alle comunità ed l’empatia.
Le parole di Lucio Pastore vanno dritte al cuore del problema. Dicono, con chiarezza, che uno degli obiettivi del neoliberismo è la distruzione delle comunità. L’individuo è più fragile, ricattabile, docile.
Una comunità, invece, pensa, reagisce, si organizza, resiste.
L’empatia viene percepita come un ostacolo. Sentire il dolore degli altri, riconoscere i bisogni di chi resta indietro, costruire legami di solidarietà, in un sistema fondato sulla competizione permanente, diventa un atto sovversivo. L’empatia rompe il meccanismo.
Il modello dominante predilige l’isolamento. Viene disprezzata ogni forma di partecipazione. Le comunità fanno paura perché parlano, si riconoscono, si difendono. Si confrontano. Una società fatta di persone sole, invece, è più facile da governare.
L’odio non è una degenerazione morale. Tra guerre, tensioni internazionali, impoverimento sociale e precarietà, coltivare la rabbia diventa il modo più semplice per impedire che quella rabbia si rivolga verso l’alto. Una vecchia strategia, Continua a funzionare: dividere invece di unire, alimentare diffidenza invece di creare alleanze.
La conseguenza è devastante. L’altro non viene più compreso, ma diventa “qualcuno” da temere, da battere. Questa si chiama “disumanizzazione quotidiana”.
Il ragionamento di Lucio Pastore riguarda il presente, la qualità della vita democratica. Per evitare di far vincere il sistema.
Difendere l’empatia significa difendere una visione del mondo. Significa affermare che nessun sistema economico può pretendere di cancellare il valore umano della relazione, della cura, della prossimità. La comunità non è un fastidio da smantellare, ma l’argine contro una società sempre più diseguale, aggressiva e disumana.
Il neoliberismo ha bisogno di persone sole. Ha bisogno di competizione, paura, rancore. Ha bisogno di spezzare i legami. L’atto politico più devastante è rimettere al centro, dei rapporti umani, l’empatia.
Bisogna restare umani.




