Il 18 febbraio il plenum del CSM ha dato il via libera, con una sola astensione, alla proposta portata dalla quinta commissione di nomina come Presidente della Corte d’Appello di Palermo di Antonio Balsamo, posto lasciato vacante dall’uscente Matteo Frasca dopo una guida della stessa 2 anni da vicario e 8 da Presidente.
Una cerimonia solenne, con diverse centinaia di persone presenti tra loro i vertici degli uffici giudiziari tra cui il Procuratore della Repubblica di Palermo Maurizio De Lucia, il Procuratore Generale di Palermo Lia Sava, la Procuratrice dei Minori Claudia Caramanna e le autorità civili, militari, religiose e dell’avvocatura.
Presenti, inoltre, molti familiari di vittime delle mafie e Giovanni Paparcuri e Peppino Costanza, sopravvissuti rispettivamente alla strage di via Pipitone Federico e quella di Capaci.
Entrato in magistratura nel 1991 ha detto che è stato grazie all’incontro da studente con Rocco Chinnici. È stato giudice del Tribunale di Palermo dove, tra i diversi casi trattati, era all’interno del collegio giudicante nel processo Andreotti. Per anni ha presieduto la Corte d’Assise di Caltanissetta dove si occupò del processo Borsellino quater, da lui definito in sentenza il più grave depistaggio della storia italiana, e del processo relativo alla strage di Capaci. Nei suoi numerosi incarichi troviamo anche la presidenza del Tribunale di Palermo.
Diversi, inoltre, sono state le sue esperienze internazionali tra cui un incarico all’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodoc) di Vienna. Prima di essere nominato Presidente della Corte d’Appello di Palermo ha ricoperto il ruolo di sostituto procuratore generale in Cassazione.
L’insediamento, tra l’altro, è avvenuto in un giorno per lui particolare: l’anniversario di matrimonio con la moglie e i figli presenti alla cerimonia e che non ha mancato di ricordare e salutare, commosso, nel suo discorso di oltre mezz’ora.
Nel suo discorso ha inoltre ricordato l’importanza dell’ascolto e della collaborazione:
“Passate per un confronto, troverete la porta del mio ufficio sempre aperta”.
Ha citato e ricordato le recenti sentenze relative al caso Regeni e della Stage di Bologna del 2 agosto 1980. Ha ricordato, inoltre, l’importanza della ricerca della verità sulle vittime di mafia, non dimenticando il lavoro importante dei loro parenti:
“La vostra ansia di verità è anche la nostra”.
Nel suo discorso ricorda anche le giornate successive al 23 maggio 1992, con la presenza alla camera ardente insieme a Nino Di Matteo presente alla cerimonia.
“Il 24 maggio del 1992, eravamo accanto ai corpi straziati di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro (la strage di Capaci, ndr). Cerchiamo di portare avanti le loro idee, la loro capacità di costruire un futuro per la nostra terra.
La corte d’Appello di Palermo è un luogo particolare. Può essere anche un grande fattore di credibilità della giustizia e dello Stato Italiano agli occhi della comunità internazionale”.
foto copertina di Antonino Schilirò






