Due mesi fa il mondo è stato investito dal ciclone della pubblicazione di milioni di file di Epstein, il miliardario pedofilo statunitense. Dopo la pubblicazione negare o minimizzare, come molti hanno fatto in questi anni, è apparso impossibile. Ma c’è chi lo ha fatto e, appena possibile, il main stream ha spento i riflettori.
Non si parla più di Epstein, è tornato il puzzo dell’omertà e della silente connivenza. L’onda d’urto mediatica della pubblicazione ha costretto persino il gotha dell’informazione (o supposta tale) italica a nominare la pedofilia, ad ammettere – a denti stretti – che esistono mafie e reti pedofile, che la pedofilia esiste.
Abbiamo raccontato, anche con inchieste e approfondimenti , la rete pedocriminale di Epstein e alcune delle moltissime connessioni con reti e traffici pedofili di ogni tipo. Tanto c’è ancora da raccontare e il nostro impegno non si fermerà. Altri riflettori si sono spenti, i nostri rimangono accesi e si accenderanno sempre più. Sono denunce e inchieste che portiamo avanti da sei anni, da una regione come l’Abruzzo alle reti transnazionali. Quelle sempre attive, nel mercato mondiale della pedopornografia, nascoste sulle piattaforme di messaggistica e dei portali pornografici. Siamo stati l’unica voce in Abruzzo a raccogliere le denunce di Meter nell’agosto scorso su un gruppo telegram pedopornografico. Un’inchiesta che abbiamo continuato a portare avanti, denunciando nei mesi scorsi che su alcuni canali si sono rivendicati persino presunti ricatti allo Stato e il traffico del video dello stupro di gruppo a Palermo. Don Fortunato Di Noto da decenni combatte e denuncia le pedomafie, le reti e i traffici pedocriminali. Un impegno che ogni anno ha uno dei suoi momenti più importanti nella Giornata dedicata ai bambini vittime, un’iniziativa che quest’anno giungerà alla trentesima edizione.
Paolo Borsellino disse che bisognava parlare della mafia, don Fortunato e Meter concretizzano questo monito contro la pedocriminalità. Noi cerchiamo di essere in prima linea su questo fronte, lo facciamo costantemente da sei anni e continueremo a farlo.
La pedofilia esiste, le reti e i traffici pedocriminali esistono. E sono diffusi, ad ogni livello. Anche, se non soprattutto, in Italia. Un Paese in cui ogni anno spariscono migliaia di minori, bambini che finiscono anche nella tratta del commercio di organi, dei traffici pedofili e dello sfruttamento della prostituzione pedofila. Traffico criminale in cui l’Italia ha il primato, con almeno 80.000/100.000 persone che lo alimentano in Stati asiatici, africani e dell’america centro meridionale, mondiale.
La settimana scorsa è stato l’anniversario dell’assassinio di Matilde Sorrentino, mamma coraggio di Torre Annunziata che denunciò gli abusatori di suo figlio. Dopo le sue denunce furono processati e condannati, stroncando una rete vasta di pedofili, una banda pedocriminale di almeno 19 elementi.
«Matilde Sorrentino, 49 anni. Viene uccisa la sera del 26 marzo 2004 con numerosi colpi di pistola al volto e al petto, sparati da un uomo a cui aveva aperto la porta di casa a Torre Annunziata – ricorda il Comitato don Peppe Diana, il cui sito è la fonte della foto di copertina di quest’articolo – Vi è un collegamento tra la morte di Matilde e le denunce che la donna aveva fatto nel 1997 nei confronti di alcune persone accusate di abusi sessuali ai danni di minori tra cui suo figlio. Le sue denunce infatti avevano portato all’arresto e poi alla condanna al carcere per diciannove dei ventuno accusati di pedofilia. L’omicidio della donna è da intendersi chiaramente come vendetta per la decisiva testimonianza offerta nel denunciare la banda di pedofili».
Negli ultimi mesi del 1996 un compagno di un figlio di Matilde Sorrentino disse alla madre «ho paura, mi fanno del male» riferendosi all’ambiente scolastico. Poco dopo in altri bambini furono riscontrati comportamenti come pianti improvvisi e attacchi di panico. Matilde e altre due madri andarono a fondo, cercarono di capire cosa stava accadendo, si rivolsero al Comando dei Carabinieri di Napoli. Le indagini dei militari portarono ad una scoperta terribile: a scuola alcuni bambini tra i 5 e i 7 anni venivano ubriacati, drogati, legati e, infine, violentati nei bagni o in un garage vicino l’istituto. Gli abusi venivano filmati e diffusi.
«Matilde era una donna semplice. Quando si accorse che qualcosa non andava andò alla scuola del rione Poverelli. Senza sapere che gli orchi erano proprio lì. E fu lasciata senza protezione – denunciò nel 2021, come riportò Lostrillone.tv, Elena Coccia, avvocato dei figli della mamma coraggio – Quando si accorse che il suo bambino aveva un malessere indefinito parlò con le altre madri, lì, nella scuola dei Poverelli. Ma non sapeva che l’Orco, anzi, gli Orchi si annidavano proprio lì, nella scuola. Tentarono di pagarla perché tacesse, ma parlò e portò quel danaro al Pubblico Ministero. Per questo la uccisero, proprio lei. Nessuno la protesse, perché a quel tempo non si pensava che chi stuprava potesse anche uccidere».
Matilde Sorrentino fu assassinata il 26 marzo 2004, poche ore prima di Annalisa Durante, per aver denunciato. Come Teresa Buonocore «assassinata il 20 settembre 2010 – ricorda il Comitato don Peppe Diana – La donna aveva testimoniato nel processo contro la persona che aveva usato violenza nei confronti di una delle due figlie. L’uomo, condannato a 15 anni di reclusione per violenza sessuale ai danni di due ragazze minorenni, ha organizzato l’omicidio di Teresa dal carcere per vendicarsi. Teresa viene raggiunta da numerosi colpi di pistola mentre è in macchina per raggiungere il posto di lavoro. Condannati gli esecutori del delitto a 18 e 21 anni; condannato all’ergastolo il mandante dell’omicidio, condanna quest’ultima divenuta definitiva in Cassazione».
Foto: sito web Comitato don Peppe Diana





