«Interpello per la copertura a tempo indeterminato e parziale (18 ore) di nr. 3 (tre) unità area istruttori profilo prof.le istruttore tecnico presso il comune di Vasto rivolto esclusivamente ai candidati idonei nell’elenco di cui all’art. 3 bis del D.L. 80/2021, convertito in L.N. 113/2021, approvato dalla provincia di Chieti Approvazione atti della Commissione e graduatoria definitiva». Questo il titolo della pubblicazione all’albo pretorio online del Comune di Vasto dell’atto numero 308 pubblicato il 13 marzo.
La procedura di interpello, avviata dall’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Francesco Menna, attingendo da una graduatoria provinciale della Provincia di Chieti, guidata dal presidente (riconfermato in queste ore, le elezioni si sono tenuti ieri 15 marzo) Francesco Menna, era stata avviata a gennaio. Il 17 febbraio si sono tenuti i colloqui orali. Venerdì scorso la pubblicazione dell’elenco dei futuri assunti: Michelangelo Fangio, Maria Cecilia Scopino e Marco Di Lorenzo.
La seconda classificata, Maria Cecilia Scopino, è «la figlia di Arturo Scopino, sindaco di Montelapiano e consigliere uscente della Provincia di Chieti – riporta questa mattina in un articolo su Il Centro la giornalista Anna Bontempo – ricandidato nella lista “Insieme per la Provincia di Chieti” a sostegno del presidente uscente, nonché sindaco di Vasto Francesco Menna». Presidente uscente, ricandidato e confermato con ampio margine sullo sfidante Angelo Di Nardo ieri. Riconferma che durerà sino alla prossima primavera quando Menna decadrà da presidente della provincia al termine del suo mandato da sindaco. Rieletto anche il consigliere uscente Scopino.
Nella pianta organica del Comune di Vasto i 3 futuri assunti si aggiungono, in questo inizio di 2026, agli ultimi assunti come istruttori amministrativi qualificati, figure professionali scelte attingendo dalla graduatoria del concorso per “messi notificatori”. Un concorso contestato negli anni scorsi dalle opposizioni e al centro anche di un esposto in Procura, un volantino anonimo e diverse contestazioni (sempre respinte dal sindaco e dalla sua maggioranza). Vicenda che in questi anni abbiamo seguito costantemente (nel nostro archivio si trovano i numerosi articoli dedicati), ripubblicando anche a puntate il verbale del consiglio comunale straordinario in cui se ne discusse. Così come abbiamo fatto nelle scorse settimane per il dibattito in consiglio comunale scaturito dalla notizia del rinvio a giudizio di Vincenzo Toma, a cui la procura contesta l’autoassegnazione di un premio di risultato di 30.000 euro.
Concorso “messi notificatori” che dopo aver animato per anni il dibattito politico e non solo pare non susciti più interesse, apparentemente scomparso come già evidenziammo nel settembre scorso.
Cosa è rimasto di quelle accuse? Delle voci e delle insinuazioni, dell’esposto in procura e delle indagini? Dei parenti, sodali di partito, familiari, personaggi vicini a tizio o caio risuonate per mesi? Finora non ci risultano riscontri ufficiali, nomi, cognomi, atti e fatti conseguenti. Un concorso si vince dopo apposita procedura, con esami di vario tipo. Teoricamente se non si hanno qualità e non si risponde a esami scritti, orali, in alcuni casi anche altri, non si passa. Ma le cronache negli anni sappiamo cosa ci hanno consegnato: domande scritte fornite prima, orali muti, esami pilotati. Nulla di tutto questo è mai emerso pubblicamente a Vasto. Però polveroni e bufere, consigli comunali e dichiarazioni ovunque sono agli atti della storia recente di questa città. Cosa è accaduto? Cosa è rimasto di tutto quello che era stato detto? Conseguenze? Non certo conosciamo gli elenchi degli iscritti a tutti i partiti o gli alberi genealogici (altri si) e, quindi, ci saremmo aspettati che alle bufere seguissero parole, opere, atti e fatti conseguenti. Due anni dopo, invece, siamo al punto di partenza.
Il sindaco Francesco Menna ha ripetutamente replicato in quei mesi alle opposizioni che tutto è avvenuto nel perfetto rispetto della legalità, di non temere nessun controllo della magistratura e che le assunzioni sono necessarie per esigenze dell’organico comunale.
I nomi dei 29 (da 3 iniziali) sono pubblici, le posizioni, le accuse e le difese sono emerse chiaramente nel consiglio comunale e rintracciabili nel verbale da noi ripubblicato in sedici articoli. Due anni fa l’esposto, due anni fa quanto riportato dalla stampa (noi compresi), cinque anni fa il nostro accesso civico sulla “gestione del personale”. Mancherebbero solo, in alcuni casi, nomi, cognomi e circostanze più precise.
In una città spesso allergica a nomi, atti e fatti, in cui tutti sanno tutto ma nessuno sa nulla, in cui tante sono le chiacchiere e poche le voci vere (come abbiamo scritto mesi fa), in cui è normale non fare e non dare nomi, in cui c’è chi è considerata da attaccare, additare, colpevolizzare anche considerando legittimo stravolgere la realtà e chi è innominabile qualsiasi cosa faccia o non faccia (alcune reazioni a nostri articoli di questi mesi sono emblematiche).
È possibile farli questi nomi e cognomi? Quali conseguenze hanno avuto i tanti capitoli di polveroni, bufere e ondate mediatiche? Perché un concorso contestato per lungo tempo, in cui si è fatto riferimento a familiari, parenti, sodali di partito, amici, ecc., pare sparito dall’orizzonte pubblico?
Ripercorrere tutti i capitoli emersi ormai due anni fa e oltre in un solo articolo, tra incompatibilità dirigenziali (qualcuno ricorda il perché? O meglio fu fatto mai emergere pubblicamente?), scorrimenti di graduatorie, rinunce, sodali, familiari e parenti evocati, è pressoché impossibile. Ma se all’epoca la stampa ha riportato tanto, quando il concorso prevedeva 3 assunzioni, ora che le assunzioni sono diventate oltre 8 volte in più ci saremmo aspettati ancor di più. Chi sarebbero gli evocati e perché evocati? E perché appare tutto un lontano e remoto passato anche se le ultime assunzioni sono del luglio scorso?
«Passano gli anni, i mesi e se li conti anche i minuti, è triste trovarsi adulti senza essere cresciuti» canta Fabrizio Dé Andre dal 1971. Passano i decenni, il mondo cambia e si stravolge innumerevoli volte, ma questo verso di Faber è la sensazione che fa venire questa città. «Il tempo scorre e va via, non sa dire nessuna bugia» cantano i Nomadi. Il tempo scorre e sembra di vivere un eterno presente. venti, trent’anni, non passano, rimangono gattopardescamente uguali, identici. Nelle dinamiche, nelle schermaglie più o meno dialettiche e in tanto altro, voci, sussurri, tutti conoscono ma nessuno sa, tutti sanno ma nessuno conosce. Si dice tanto, troppo, si parla e si sparla. Eppure c’è tanto di non detto. Sulla politica, o presunta tale, sui palazzi e sulle piazze, su alleanze e scontri, confronti e vicinanze. Il bambino della favola fece scandalo perché disse che il Re è nudo. Il detto e non detto, il parlare e non parlare, il definire con le parole (o con i silenzi) non avrebbe neanche bisogno del bambino scandaloso. Eppure l’eterno presente non muta mai. Questa vicenda, come è stata raccontata e quel che ne è (forse) rimasto lascia – comunque la si veda – un senso di amaro. Quanti giovani stanno abbandonando questa città? Quanti ogni volta che si ritrovano a scontrarsi con la realtà locale sentono ripetere sempre le stesse dinamiche e parole? Possibile che sono decenni che si sente sempre parlare di clientelismo, amicizie, parentele, insinuazioni, voci, schermaglie, scontri, che ci si ritrova a sbattere contro politiche al ribasso in cui tutto appare centrale tranne che il bene pubblico, comune? Possibile che negli anni venti del ventunesimo secolo ad un giovane che volesse interessarsi, impegnarsi, lavorare, in questa città deve sempre rimanere il timore che se non si è entra nell’eterno presente si rimane fuori, additati, disprezzati, senza speranza, e che ci sono intoccabili – qualsiasi cosa accada, facciano/non facciano – e frantumabili – solo perché non appartengono a certi meccanismi – anche solo perché respirano? E che, in questo eterno presente, si rimane più impiccati all’incerto della carta dei tarocchi?





