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La sentenza che riapre il buio: Bruno Contrada, i Madonia e il nodo di vicolo Pipitone

IL PUNTO DI VISTA DI NINO MORANA. Dalle motivazioni della condanna di Gaetano Scotto emerge un quadro pesantissimo di rapporti tra Cosa Nostra, apparati istituzionali e servizi segreti, sullo sfondo dell’omicidio di Nino e Ida Agostino.

by Redazione Web
19 Marzo 2026
in Punti di vista
Reading Time: 22 mins read
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Non commento, mi limito a riportare quanto scritto nella sentenza di primo grado in Corte d’Assise di Palermo, che ha portato alla condanna di Gaetano Scotto come uno dei due artefici dell’omicidio dei miei zii Nino e Ida.
Seppur è risultato che Contrada non fosse in alcun modo coinvolto nella tragedia che colpì la mia famiglia 37 anni fa, questa sentenza parla ampiamente dei rapporti che lo stesso ebbe con la famiglia Madonia, e sulla sua presenza in fondo Pipitone.
Ovviamente non è tutta la sentenza, ho preso i punti che vanno ad approfondire in maniera coerente.

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“…Si è visto, inoltre, come l’esistenza di tali rapporti emerga anche dalla viva voce di Salvatore RIINA, il quale, nel corso di una conversazione in carcere con il codetenuto LORUSSO Alberto, in data dell’8/11/2013 (trascrizione acquisita sull’accordo delle parti all’ud. 9/7/2021 e materialmente prodotta all’ud. 19/11/2021), escludeva che i MADONIA fossero “cunfirenti” dei servizi segreti, ossia fossero degli “spioni”, confermando che piuttosto <<𝑖𝑛𝑐…𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑖𝑛 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑖 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖 𝑠𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑖…>> (pag. 25 della trascrizione).

In tale contesto, si inseriscono poi, e trovano quindi pieno riscontro, le ulteriori dichiarazioni che, in maniera più specifica, confermano tali collegamenti istituzionali dei MADONIA ed anche dell’odierno imputato SCOTTO Gaetano, in particolare individuando gli esponenti delle Forze dell’Ordine e dei Servizi di sicurezza che siffatti rapporti, a vario titolo, intrattenevano, nonché collocandoli sovente proprio all’interno di vicolo Pipitone, ancora una volta a conferma della loro riconducibilità agli interessi mafiosi del mandamento di Resuttana.

Sul punto, rilevano innanzitutto le dichiarazioni di GALATOLO Vito (…).
Il GALATOLO è soggetto, come visto, nato e cresciuto in vicolo Pipitone, assieme a tutta la propria famiglia, posta ai vertici della compagine mafiosa dell’Acquasanta: e dunque, egli riferisce in larga parte per conoscenze dirette, derivanti dalla propria personale constatazione o, in qualche caso, per quanto appreso dai propri più stretti familiari.

In questa sede, basti ricordare che il GALATOLO ha riferito:

  • di aver personalmente visto in più occasioni il dott. Bruno CONTRADA (il quale all’epoca era ai vertici della struttura dei servizi segreti civili che si occupava della cattura dei latitanti) fare accesso in vicolo Pipitone, negli anni 1987-1989, fino all’arresto di Nino MADONIA;

  • in qualche occasione il predetto CONTRADA era giunto assieme ad una persona soprannominata il “mostro” perché aveva un lato della faccia deturpata [cfr. in particolare quanto precisato nell’interrogatorio del 4/3/2015: <<𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑎𝑙 1987 𝑖𝑛 𝑝𝑜𝑖, 𝑜𝑠𝑠𝑖𝑎 𝑑𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑜 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑜 𝑐𝑖𝑟𝑐𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑡𝑡𝑜𝑟𝑑𝑖𝑐𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑒 𝑔𝑖𝑜𝑐𝑎𝑣𝑜 𝑎 𝑝𝑎𝑙𝑙𝑜𝑛𝑒 𝑙𝑖̀ 𝑑𝑎𝑣𝑎𝑛𝑡𝑖, 𝑚𝑖 𝑐𝑎𝑝𝑖𝑡𝑜̀, 𝑖𝑛 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑜𝑐𝑐𝑎𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖, 𝑑𝑖 𝑣𝑒𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑟𝑒𝑐𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑖 𝑙𝑢𝑜𝑔ℎ𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑁𝑖𝑛𝑜 𝑀𝑎𝑑𝑜𝑛𝑖𝑎, 𝑚𝑖𝑜 𝑝𝑎𝑑𝑟𝑒 𝑒𝑑 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑟𝑒𝑣𝑜𝑙𝑖 𝑒𝑠𝑝𝑜𝑛𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑚𝑎𝑓𝑖𝑜𝑠𝑖, 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑖𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖, 𝑡𝑟𝑎 𝑙𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑜 𝑖𝑙 𝑑𝑜𝑡𝑡. 𝐵𝑟𝑢𝑛𝑜 𝐶𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎, 𝑖𝑙 𝑚𝑎𝑟𝑒𝑠𝑐𝑖𝑎𝑙𝑙𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝐶𝑎𝑟𝑎𝑏𝑖𝑛𝑖𝑒𝑟𝑖 𝑆𝑎𝑙𝑧𝑎𝑛𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑟𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑆𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝐴𝑐𝑞𝑢𝑎𝑠𝑎𝑛𝑡𝑎 𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎𝑚𝑜 𝑠𝑜𝑝𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜𝑚𝑖𝑛𝑎𝑡𝑜 𝑖𝑙 “𝑚𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜”. 𝑄𝑢𝑒𝑠𝑡’𝑢𝑙𝑡𝑖𝑚𝑜 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑢𝑛 𝑙𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑓𝑎𝑐𝑐𝑖𝑎 𝑟𝑜𝑣𝑖𝑛𝑎𝑡𝑜, 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑑𝑒𝑠𝑡𝑟𝑜, 𝑜𝑠𝑠𝑖𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑜 𝑣𝑒𝑑𝑒𝑣𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑠𝑖𝑛𝑖𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑔𝑖𝑜𝑐𝑎𝑣𝑜 𝑎 𝑝𝑎𝑙𝑙𝑜𝑛𝑒, 𝑒𝑑 𝑖𝑛 𝑡𝑎𝑙𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑝𝑟𝑒𝑐𝑖𝑠𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑐𝑒𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑖𝑐ℎ𝑖𝑎𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖; 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑜 𝑎𝑔𝑔𝑖𝑢𝑛𝑔𝑒𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎, 𝑐ℎ𝑒 ℎ𝑜 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑖𝑢𝑡𝑜 𝑖𝑛 𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑒 𝑓𝑜𝑡𝑜𝑔𝑟𝑎𝑓𝑖𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑚𝑖 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑒 𝑝𝑜𝑠𝑡𝑒 𝑖𝑛 𝑣𝑖𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑙𝑎 𝑔𝑢𝑎𝑛𝑐𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑡𝑢𝑟𝑝𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎 𝑢𝑛 𝑡𝑎𝑔𝑙𝑖𝑜, 𝑙𝑎 𝑝𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑟𝑢𝑔𝑜𝑠𝑎 𝑒 𝑎𝑟𝑟𝑜𝑠𝑠𝑎𝑡𝑎>>];

  • aveva quindi appreso dai propri familiari che tale soggetto, che egli ha riconosciuto in fotografia nell’AIELLO Giovanni (cfr. ad es. interrogatorio del 9/12/2014), apparteneva a servizi segreti ed era a disposizione di “cosa nostra” (ad es., incidente probatorio 19/1/2016: <<𝑜 𝑡𝑟𝑎𝑚𝑖𝑡𝑒 𝑚𝑖𝑜 𝑧𝑖𝑜 𝐺𝑎𝑙𝑎𝑡𝑜𝑙𝑜 𝐺𝑖𝑢𝑠𝑒𝑝𝑝𝑒 𝑒 𝑝𝑜𝑖 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑎𝑣𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝐹𝑜𝑛𝑡𝑎𝑛𝑎 𝑆𝑡𝑒𝑓𝑎𝑛𝑜, 𝑚𝑖 𝑑𝑖𝑐𝑒𝑣𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑜𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑞𝑢𝑎 𝑒̀ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜… 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑟𝑎 𝑢𝑛𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖 𝑠𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑖, 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑟𝑎 𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑜𝑠𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎>>);

  • che i due, CONTRADA ed AIELLO, si salutavano con Nino MADONIA, prima di entrare assieme nella “casuzza” esistente nel predetto vicolo;

  • il dottore CONTRADA <<𝑣𝑒𝑛𝑖𝑣𝑎 𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑖𝑛 𝐹𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑃𝑖𝑝𝑖𝑡𝑜𝑛𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑁𝑖𝑛𝑜 𝑀𝑎𝑑𝑜𝑛𝑖𝑎, 𝑐𝑜𝑛 𝐺𝑎𝑙𝑎𝑡𝑜𝑙𝑜 𝑉𝑖𝑛𝑐𝑒𝑛𝑧𝑜, 𝑐𝑜𝑛 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖 𝑒𝑠𝑝𝑜𝑛𝑒𝑛𝑡𝑖, 𝑡𝑟𝑎 𝑐𝑢𝑖 𝑐’𝑒𝑟𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝐺𝑎𝑒𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑆𝑐𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑒 𝑣𝑒𝑛𝑖𝑣𝑎 𝑎𝑙 𝑃𝑖𝑝𝑖𝑡𝑜𝑛𝑒 𝑎𝑐𝑐𝑜𝑚𝑝𝑎𝑔𝑛𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑎 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 (…)>>;

  • in tali occasioni, era il maresciallo SALZANO, comandante della locale Stazione dei carabinieri dell’Acquasanta, che di fatto svolgeva un servizio di vigilanza, essendo al soldo della famiglia mafiosa, in aggiunta a quanto abitualmente fatto da essi ragazzi.

Il GALATOLO Vito, in particolare, ha ricordato un episodio nel quale il CONTRADA e l’AIELLO erano venuti “contemporaneamente”, per incontrare, tra gli altri, Nino MADONIA e SCOTTO Gaetano, oltre ai propri familiari GALATOLO: incontro che fu notato dall’AGOSTINO, il quale nell’occasione stava effettuando un appostamento proprio in vicolo Pipitone [cfr. interrogatorio 5/5/2017: <<𝐼𝑛 𝑜𝑟𝑑𝑖𝑛𝑒 𝑎𝑙𝑙’𝑒𝑝𝑖𝑠𝑜𝑑𝑖𝑜 𝑟𝑖𝑓𝑒𝑟𝑖𝑡𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑔𝑔. 135-137 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑐𝑟𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑟𝑜𝑔𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑙 19 𝑔𝑒𝑛𝑛𝑎𝑖𝑜 2016 𝑝𝑟𝑒𝑐𝑖𝑠𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑔𝑢𝑒: 𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑙𝑒 𝑜𝑟𝑒 10:30 𝑔𝑖𝑢𝑛𝑠𝑒𝑟𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑑𝑢𝑒 𝑚𝑜𝑡𝑜𝑐𝑖𝑐𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒 𝐴𝐺𝑂𝑆𝑇𝐼𝑁𝑂 𝑒 𝑃𝐼𝐴𝑍𝑍𝐴 𝑒 𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑜𝑐𝑎𝑟𝑜𝑛𝑜 𝑖𝑛 𝑓𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑎𝑙 𝑉𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑃𝑖𝑝𝑖𝑡𝑜𝑛𝑒, 𝑖𝑛𝑖𝑧𝑖𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑡𝑟𝑎 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑖𝑛 𝑢𝑛 𝑝𝑜𝑠𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑡𝑎𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖𝑣𝑎 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑣𝑒𝑟𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑛𝑡𝑟𝑎𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑒𝑑 𝑢𝑠𝑐𝑖𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑑𝑎𝑙 𝑣𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜. 𝐶𝑖𝑟𝑐𝑎 𝑢𝑛 𝑞𝑢𝑎𝑟𝑡𝑜 𝑑’𝑜𝑟𝑎 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑔𝑖𝑢𝑛𝑠𝑒 𝑖𝑙 𝑚𝑎𝑟𝑒𝑠𝑐𝑖𝑎𝑙𝑙𝑜 𝑆𝐴𝐿𝑍𝐴𝑁𝑂 𝑐𝑜𝑛 𝑙’𝑎𝑢𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖𝑜 𝑐ℎ𝑒, 𝑐𝑜𝑠𝑖̀ 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑒𝑟𝑎 𝑎𝑣𝑣𝑒𝑛𝑢𝑡𝑜 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑖𝑛 𝑜𝑐𝑐𝑎𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑟𝑟𝑖𝑣𝑜 𝑑𝑖 𝐶𝑂𝑁𝑇𝑅𝐴𝐷𝐴 𝑒 𝑑𝑖 𝐴𝐼𝐸𝐿𝐿𝑂, 𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑜𝑐𝑜̀ 𝑎𝑙𝑙’𝑖𝑛𝑔𝑟𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑉𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜, 𝑎𝑙𝑙’𝑎𝑛𝑔𝑜𝑙𝑜. 𝑃𝑜𝑐ℎ𝑖 𝑚𝑖𝑛𝑢𝑡𝑖 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑔𝑖𝑢𝑛𝑠𝑒𝑟𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜𝑟𝑎𝑛𝑒𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝐶𝑂𝑁𝑇𝑅𝐴𝐷𝐴 𝑒𝑑 𝐴𝐼𝐸𝐿𝐿𝑂, 𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖 𝑓𝑒𝑐𝑒𝑟𝑜 𝑖𝑛𝑔𝑟𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 “𝑐𝑎𝑠𝑢𝑧𝑧𝑎” 𝑑𝑜𝑣𝑒 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑟𝑜𝑛𝑜 𝑁𝑖𝑛𝑜 𝑀𝐴𝐷𝑂𝑁𝐼𝐴, 𝑃𝑖𝑛𝑜 𝐺𝐴𝐿𝐴𝑇𝑂𝐿𝑂, 𝑉𝑖𝑛𝑐𝑒𝑛𝑧𝑜 𝐺𝐴𝐿𝐴𝑇𝑂𝐿𝑂, 𝐺𝑎𝑒𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑆𝐶𝑂𝑇𝑇𝑂, 𝑅𝑎𝑓𝑓𝑎𝑒𝑙𝑒 𝐺𝐴𝐿𝐴𝑇𝑂𝐿𝑂. 𝐷𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑜𝑠𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑖𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑠𝑖 𝑡𝑟𝑜𝑣𝑎𝑣𝑎𝑛𝑜 𝐴𝐺𝑂𝑆𝑇𝐼𝑁𝑂 𝑒 𝑃𝐼𝐴𝑍𝑍𝐴 𝑣𝑖𝑑𝑒𝑟𝑜 𝑒𝑛𝑡𝑟𝑎𝑟𝑒 𝐶𝑂𝑁𝑇𝑅𝐴𝐷𝐴 𝑒𝑑 𝐴𝐼𝐸𝐿𝐿𝑂. 𝐷𝑜𝑝𝑜 𝑙’𝑎𝑟𝑟𝑖𝑣𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑜𝑟𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑎𝑟𝑜𝑛𝑜 𝑎 𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑒𝑛𝑒𝑟𝑠𝑖 𝑛𝑒𝑙 𝑣𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑖𝑟𝑐𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑚𝑒𝑧𝑧𝑜𝑟𝑎- 40 𝑚𝑖𝑛𝑢𝑡𝑖. 𝐼𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑟𝑖𝑡𝑒𝑛𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑑𝑜𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑎𝑣𝑣𝑖𝑠𝑎𝑟𝑒 𝑖 𝑚𝑖𝑒𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝐴𝐺𝑂𝑆𝑇𝐼𝑁𝑂 𝑒 𝑑𝑖 𝑃𝐼𝐴𝑍𝑍𝐴 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑜𝑐𝑐𝑎𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑖𝑜 𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖 𝑟𝑎𝑔𝑎𝑧𝑧𝑖 𝑚𝑖𝑒𝑖 𝑐𝑢𝑔𝑖𝑛𝑖 𝑐𝑖 𝑒𝑟𝑎𝑣𝑎𝑚𝑜 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑙’𝑖𝑑𝑒𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝐴𝐺𝑂𝑆𝑇𝐼𝑁𝑂, 𝐴𝐼𝐸𝐿𝐿𝑂, 𝐶𝑂𝑁𝑇𝑅𝐴𝐷𝐴 𝑒 𝑃𝐼𝐴𝑍𝑍𝐴 𝑓𝑜𝑠𝑠𝑒𝑟𝑜 “𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑎”. 𝐴𝑛𝑧𝑖 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑓𝑜𝑠𝑠𝑒𝑟𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑠𝑖 𝑢𝑛 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑐𝑜𝑟𝑡𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝐶𝑂𝑁𝑇𝑅𝐴𝐷𝐴 𝑒𝑑 𝐴𝐼𝐸𝐿𝐿𝑂. 𝑁𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑜 𝑖𝑛𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑠𝑖 𝑝𝑟𝑒𝑜𝑐𝑐𝑢𝑝𝑜̀ 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝐴𝐺𝑂𝑆𝑇𝐼𝑁𝑂 𝑒 𝑃𝐼𝐴𝑍𝑍𝐴 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑜𝑐𝑐𝑎𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒. 𝑄𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑠𝑝𝑒𝑐𝑖𝑓𝑖𝑐𝑜 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑎𝑣𝑣𝑒𝑛𝑛𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐ℎ𝑒 𝑚𝑒𝑠𝑒 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 (𝑑𝑢𝑒 𝑜 𝑡𝑟𝑒) 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑡𝑡𝑒𝑛𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑎𝑙𝑙’𝐴𝑑𝑑𝑎𝑢𝑟𝑎>>].

Anche nel corso dell’udienza dibattimentale nel presente processo, in data 25/2/2022, il GALATOLO ha ribadito, sempre in termini perfettamente coerenti e costanti, le precedenti dichiarazioni, in particolare sui rapporti tra i MADONIA ed i servizi segreti, nonché sulla presenza di AIELLO e CONTRADA in vicolo Pipitone e sugli incontri ai quali aveva preso parte anche lo SCOTTO [solo ad es., pag. 22: << 𝑀𝑎 𝑖𝑜 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑜 𝑑𝑖𝑟𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑐’𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒𝑛𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑒𝑖 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖 𝑠𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑖, 𝑁𝑖𝑛𝑜 𝑀𝑎𝑑𝑜𝑛𝑖𝑎 𝑙𝑖 ℎ𝑎 𝑎𝑣𝑢𝑡𝑖 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒, 𝐺𝑎𝑒𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑆𝑐𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑙𝑖 ℎ𝑎 𝑎𝑣𝑢𝑡𝑖 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒, 𝑑𝑎 𝑛𝑜𝑖 𝑣𝑒𝑛𝑖𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒, 𝑑𝑎 𝑛𝑜𝑖 𝑣𝑒𝑛𝑖𝑣𝑎 𝐺𝑖𝑜𝑣𝑎𝑛𝑛𝑖 𝐴𝑖𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑟𝑎 𝑖𝑛 𝑐𝑒𝑟𝑡𝑒 𝑟𝑖𝑢𝑛𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑁𝑖𝑛𝑜 𝑀𝑎𝑑𝑜𝑛𝑖𝑎, 𝑐𝑜𝑛 𝐺𝑎𝑒𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑆𝑐𝑜𝑡𝑡𝑜, 𝑣𝑒𝑛𝑖𝑣𝑎 𝐶𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎…>>; 𝑝𝑎𝑔. 25: << … 𝑒̀ 𝑙𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑒𝑛𝑖𝑣𝑎, 𝑒̀ 𝑣𝑒𝑛𝑢𝑡𝑜 𝑠𝑝𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑎 𝑣𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑃𝑖𝑝𝑖𝑡𝑜𝑛𝑒 𝑎 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑁𝑖𝑛𝑜 𝑀𝑎𝑑𝑜𝑛𝑖𝑎, 𝑡𝑟𝑎 𝑐𝑢𝑖 𝑐’𝑒𝑟𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝐺𝑎𝑒𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑆𝑐𝑜𝑡𝑡𝑜, 𝑢𝑛𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑣𝑒𝑛𝑢𝑡𝑖 𝑎𝑠𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒 𝐶𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝐺𝑖𝑜𝑣𝑎𝑛𝑛𝑖 𝐴𝑖𝑒𝑙𝑙𝑜, 𝑖 𝑑𝑢𝑒 𝑐𝑎𝑚𝑚𝑖𝑛𝑎𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑎𝑠𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑜̀ 𝑛𝑒𝑖 𝑚𝑎𝑟𝑐𝑖𝑎𝑝𝑖𝑒𝑑𝑖 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑟𝑠𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑒𝑛𝑡𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜… 𝑖𝑛 𝑑𝑢𝑒 𝑙𝑎𝑡𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑣𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑃𝑖𝑝𝑖𝑡𝑜𝑛𝑒]; ha confermato, inoltre, di aver saputo dallo zio GALATOLO Giuseppe che l’AIELLO <<𝑒𝑟𝑎 𝑢𝑛 𝑢𝑜𝑚𝑜 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒𝑛𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑒𝑟𝑎 𝑛𝑒𝑖 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖 𝑠𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑖, 𝑒𝑟𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎 𝑑𝑖 𝑓𝑖𝑑𝑢𝑐𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑁𝑖𝑛𝑜 𝑀𝑎𝑑𝑜𝑛𝑖𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑣𝑎… 𝑒𝑟𝑎 𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑜𝑠𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑠𝑖 𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑡𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜, 𝑠𝑖𝑎 𝐶𝑜𝑠𝑎 𝑁𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒𝑛𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑒𝑖 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖 𝑠𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑖 𝑑𝑒𝑣𝑖𝑎𝑡>>.

Lo stesso collaboratore, diversamente da quanto sopra esposto in ordine alla presenza in vicolo Pipitone del CONTRADA e dell’AIELLO, ha riferito nel corso delle diverse dichiarazioni che le proprie conoscenze sul dott. Arnaldo LA BARBERA (all’epoca, capo della squadra mobile di Palermo), derivavano essenzialmente dalle informazioni fategli dallo zio GALATOLO Giuseppe: ciò che peraltro conferma ulteriormente la assoluta genuinità delle propalazioni del collaboratore, il quale, senza alcuna indiscriminata generalizzazione, dimostrando di voler riferire soltanto circostanze realmente a propria conoscenza, ha spontaneamente distinto quanto direttamente constatato da quanto invece appreso de relato.

Dal predetto congiunto, in particolare, aveva saputo che il LA BARBERA frequentava vicolo Pipitone ed era a libro paga dei MADONIA perché “gli piaceva mangiare” (int. 21/11/2014; cfr. anche inc. probatorio 19/1/2016, ad esempio: <<…𝑒𝑟𝑎 𝑛𝑒𝑙 𝑙𝑖𝑏𝑟𝑜 𝑝𝑎𝑔𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑅𝑒𝑠𝑢𝑡𝑡𝑎𝑛𝑎, 𝑛𝑒𝑙 𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑅𝑒𝑠𝑢𝑡𝑡𝑎𝑛𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑀𝑎𝑑𝑜𝑛𝑖𝑎 𝑒 𝑒𝑟𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑟𝑟𝑜𝑡𝑡𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑓𝑎𝑐𝑒𝑣𝑎 𝑝𝑢𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑠𝑖𝑡𝑢𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑟𝑟𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑐𝑖𝑜𝑒̀ 𝑒𝑟𝑎 𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑜𝑠𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑅𝑒𝑠𝑢𝑡𝑡𝑎𝑛𝑎>>).

Orbene, tali dichiarazioni trovano pieno riscontro in quelle rese da ONORATO Francesco, il quale non solo ha confermato, in linea generale, la sussistenza di rapporti tra i MADONIA ed i servizi segreti, per come era da sempre risaputo in “cosa nostra”, ma più specificamente ha indicato quali soggetti istituzionali che tali rapporti intrattenevano:

  • il dott. LA BARBERA, nei cui confronti ad un certo punto era stato anche prospettato in “cosa nostra” un progetto omicidiario, che poi non aveva avuto seguito per l’opposizione di Nino MADONIA che <<non lo voleva toccato>> [ud. cit., pag. 14 e segg.: <<𝑀𝑎 𝑒𝑟𝑎 𝑟𝑖𝑠𝑎𝑝𝑢𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑎 𝐶𝑜𝑠𝑎 𝑁𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎, 𝑝𝑜𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑒 𝑑𝑖𝑐𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑢𝑛 𝑝𝑜’ 𝑠𝑏𝑖𝑎𝑑𝑖𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑎𝑏𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝐵𝑢𝑠𝑐𝑒𝑡𝑡𝑎, 𝑑𝑖 𝑀𝑎𝑛𝑛𝑜𝑖𝑎 𝑒 𝑝𝑜𝑖 𝑠𝑢𝑐𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖𝑣𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖, 𝑚𝑎 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑠𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎𝑣𝑎 𝑎𝑝𝑒𝑟𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑖𝑛 𝐶𝑜𝑠𝑎 𝑁𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑖 𝑀𝑎𝑑𝑜𝑛𝑖𝑎 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑖 𝑆𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖 𝑆𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑖, 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑒 𝑖𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖, 𝑝𝑜𝑖 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑖, 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑛𝑒 ℎ𝑜 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎𝑡𝑜 𝑖𝑛 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖, 𝑐𝑜𝑛 𝐿𝑎 𝐵𝑎𝑟𝑏𝑒𝑟𝑎, 𝑐𝑜𝑛 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖, 𝑖𝑛𝑠𝑜𝑚𝑚𝑎, 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑖 𝑖𝑜 𝑛𝑒 ℎ𝑜 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎𝑡𝑜 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑛 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖 (…) 𝑀𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑠𝑖 𝑠𝑎𝑝𝑒𝑣𝑎 𝑖𝑛 𝐶𝑜𝑠𝑎 𝑁𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎, 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑜𝑚𝑒 ℎ𝑜 𝑑𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑒 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑠𝑖 𝑣𝑎𝑛𝑡𝑎𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑎𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑖, 𝑞𝑢𝑖𝑛𝑑𝑖 𝑒𝑟𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑟𝑖𝑠𝑎𝑝𝑢𝑡𝑎. 𝑃𝑜𝑖 𝑐’𝑒̀ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑢𝑛 𝑝𝑒𝑟𝑖𝑜𝑑𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑑𝑜𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑢𝑐𝑐𝑖𝑑𝑒𝑟𝑒 𝐿𝑎 𝐵𝑎𝑟𝑏𝑒𝑟𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑢𝑛 𝑝𝑜’ 𝑔𝑖𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑙𝑒 𝑠𝑝𝑎𝑙𝑙𝑒, 𝑝𝑜𝑖… 𝑜𝑝𝑝𝑢𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑚𝑎𝑔𝑎𝑟𝑖 𝑠𝑎𝑝𝑒𝑣𝑎 𝑡𝑟𝑜𝑝𝑝𝑜, 𝑜𝑝𝑝𝑢𝑟𝑒… 𝑝𝑜𝑖 𝑖𝑜 𝑙’ℎ𝑜 𝑠𝑒𝑔𝑢𝑖𝑡𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑓𝑖𝑛𝑜 𝑎𝑑 𝑢𝑛 𝑐𝑒𝑟𝑡𝑜 𝑝𝑢𝑛𝑡𝑜, 𝑝𝑜𝑖 𝑚𝑖 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑎𝑟𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑒𝑑 𝑒̀ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑎𝑐𝑐𝑎𝑛𝑡𝑜𝑛𝑎𝑡𝑜 𝑖𝑙 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑑𝑜𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑢𝑐𝑐𝑖𝑑𝑒𝑟𝑒 𝐿𝑎 𝐵𝑎𝑟𝑏𝑒𝑟𝑎 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑃𝑒𝑟𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝐺𝑜𝑙𝑓𝑜, 𝑙𝑖̀ 𝑎 𝑇𝑒𝑟𝑟𝑎𝑠𝑖𝑛𝑖. (…); 𝑐𝑓𝑟 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑎𝑔. 17, 𝑜𝑣𝑒 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑎𝑏𝑜𝑟𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑟𝑖𝑓𝑒𝑟𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖 𝑡𝑎𝑙𝑖 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝐿𝑎 𝐵𝑎𝑟𝑏𝑒𝑟𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑙 𝑀𝑎𝑑𝑜𝑛𝑖𝑎 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑎𝑣𝑢𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑒𝑟𝑚𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑎 𝐺𝑎𝑙𝑎𝑡𝑜𝑙𝑜 𝑃𝑖𝑛𝑜];

  • il dott. CONTRADA, visto più volte certamente in località Barcarello assieme ad altri mafiosi, tra i quali Enzo Galatolo e Nino MADONIA, ma anche, sia pur con minor certezza, in vicolo Pipitone [ud. 16/12/2021, pagg. 26 e segg.: <<𝑃𝑜𝑖 𝑖𝑛 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑟𝑠𝑒 𝑜𝑐𝑐𝑎𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑖… 𝑖𝑜 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑎 𝐵𝑎𝑟𝑐𝑎𝑟𝑒𝑙𝑙𝑜, 𝑑𝑜𝑣’𝑒̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝐶𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑟𝑠𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑠𝑖 𝑒̀ 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑆𝑎𝑟𝑜 𝑅𝑖𝑐𝑐𝑜𝑏𝑜𝑛𝑜, 𝑑𝑜𝑣𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑐’𝑒𝑟𝑎 𝑝𝑢𝑟𝑒 𝐸𝑛𝑧𝑜 𝐺𝑎𝑙𝑎𝑡𝑜𝑙𝑜, 𝑎𝑙𝑙’𝑒𝑝𝑜𝑐𝑎 𝑐’𝑒𝑟𝑎 𝑝𝑢𝑟𝑒 𝑁𝑖𝑛𝑜 𝑀𝑎𝑑𝑜𝑛𝑖𝑎, 𝑎𝑙𝑙’𝑒𝑝𝑜𝑐𝑎 𝑐’𝑒𝑟𝑎 𝑝𝑢𝑟𝑒 𝑆𝑎𝑙𝑣𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝐿𝑜 𝑃𝑖𝑐𝑐𝑜𝑙𝑜, 𝐺𝑎𝑒𝑡𝑎𝑛𝑜 𝐶𝑎𝑟𝑜𝑙𝑙𝑜, 𝐵𝑎𝑟𝑐𝑎𝑟𝑒𝑙𝑙𝑜 – 𝑆𝑓𝑒𝑟𝑟𝑎𝑐𝑎𝑣𝑎𝑙𝑙𝑜, 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑜 𝑒𝑟𝑜 𝑖𝑙 𝑟𝑎𝑔𝑎𝑧𝑧𝑖𝑛𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑛𝑑𝑎𝑣𝑎 𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑐𝑎𝑓𝑓𝑒̀, 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑜 𝑑𝑒𝑙 1980, 𝑚𝑎 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑒𝑟𝑜 𝐶𝑜𝑠𝑎 𝑁𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎>>; pag. 33: << …𝑝𝑒𝑟𝑜̀ 𝐶𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎 100% 𝑎 𝐵𝑎𝑟𝑐𝑎𝑟𝑒𝑙𝑙𝑜…(…)…𝐸 𝑠𝑢𝑐𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖𝑣𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑠𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑜 𝑚𝑎𝑙𝑒, 𝑙’ℎ𝑜 𝑣𝑖𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑢𝑟𝑒 𝑎 𝑣𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑃𝑖𝑝𝑖𝑡𝑜𝑛𝑒, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑎 𝑣𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑃𝑖𝑝𝑖𝑡𝑜𝑛𝑒 𝑚𝑖 𝑠𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎, 𝑠𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑜 𝑚𝑎𝑙𝑒, 𝑑𝑖 𝑎𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑣𝑖𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑢𝑟𝑒 𝐶𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎…>>].

Ad ulteriore riscontro delle dichiarazioni del GALATOLO Vito, poi, lo stesso ONORATO ha confermato anche di aver personalmente visto in vicolo Pipitone, in più occasioni, un soggetto denominato “faccia da mostro”, che successivamente aveva saputo chiamarsi AIELLO e che aveva riconosciuto in fotografia, il quale – in termini perfettamente corrispondenti a quanto riferito da GALATOLO Vito anche su tale particolare specifico – era <<molto amico anche di Gaetano Scotto>>; ha aggiunto che l’AIELLO era soggetto appartenente alle istituzioni, in particolare era un “poliziotto” [ud. cit., pagg. 27: <<𝑃𝑜𝑖 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑟𝑠𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑎 𝑣𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑃𝑖𝑝𝑖𝑡𝑜𝑛𝑒, 𝑑𝑜𝑣𝑒 𝑖 𝐺𝑎𝑙𝑎𝑡𝑜𝑙𝑜 𝑓𝑎𝑐𝑒𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑟𝑖𝑢𝑛𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑒 𝑠𝑖 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑣𝑎𝑛𝑜, 𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑙𝑒 𝑟𝑖𝑢𝑛𝑖𝑜𝑛𝑖, 𝑠𝑖 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎𝑔𝑔𝑖 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑖𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖, 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎𝑔𝑔𝑖… 𝐺𝑎𝑒𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑆𝑐𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑒𝑟𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑐𝑎𝑠𝑎, 𝑐’𝑒𝑟𝑎… 𝑑𝑜𝑣’𝑒̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑓𝑎𝑐𝑒𝑣𝑎𝑛𝑜… 𝑐’𝑒𝑟𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑖𝑎𝑛𝑎 𝑑𝑜𝑣’𝑒̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑛𝑔𝑜𝑙𝑎𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑙𝑖̀, 𝑖𝑛 𝑣𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑃𝑖𝑝𝑖𝑡𝑜𝑛𝑒, 𝑒 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑟𝑠𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒 ℎ𝑜 𝑣𝑖𝑠𝑡𝑜 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑢𝑛 𝑐𝑒𝑟𝑡𝑜 𝐴𝑖𝑒𝑙𝑙𝑜, 𝑠𝑢𝑐𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖𝑣𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑝𝑜𝑖 ℎ𝑜 𝑠𝑎𝑝𝑢𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑎𝑣𝑎 𝐴𝑖𝑒𝑙𝑙𝑜, 𝑚𝑎 𝑙’ℎ𝑜 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑖𝑢𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑖𝑜 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑟𝑠𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑙’ℎ𝑜 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑙𝑖̀, 𝑎𝑙 𝑣𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑃𝑖𝑝𝑖𝑡𝑜𝑛𝑒, 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑜 𝑠𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑒 𝑑𝑢𝑒, 𝑡𝑟𝑒, 𝑞𝑢𝑎𝑡𝑡𝑟𝑜 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒, 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑒̀, 𝑒𝑑 𝑒𝑟𝑎 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑎𝑚𝑖𝑐𝑜 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖 𝐺𝑎𝑒𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑆𝑐𝑜𝑡𝑡𝑜, 𝑎𝑚𝑖𝑐𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑎𝑑𝑑𝑖𝑟𝑖𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝐹𝑎𝑐𝑐𝑖𝑎 𝐷𝑎 𝑀𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜, 𝑑𝑜𝑣’𝑒̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑎𝑣𝑎, 𝑙𝑜 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑎𝑣𝑎𝑛𝑜, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑢𝑛 𝑝𝑜’ 𝑖𝑙 𝑣𝑖𝑠𝑜 𝑠𝑓𝑟𝑒𝑔𝑖𝑎𝑡𝑜, 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑙’ℎ𝑜 𝑣𝑖𝑠𝑡𝑜 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑚𝑜𝑡𝑜, 𝑢𝑛𝑎 𝐻𝑎𝑟𝑙𝑒𝑦 𝐷𝑎𝑣𝑖𝑑𝑠𝑜𝑛, 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑒𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝐺𝑎𝑒𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑆𝑐𝑜𝑡𝑡𝑜, 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑒𝑛𝑖𝑣𝑎 𝑎𝑙 𝑣𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑃𝑖𝑝𝑖𝑡𝑜𝑛𝑒, 𝑒 𝑖𝑜 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑙𝑖̀ 𝑐𝑜𝑠𝑖̀, 𝑝𝑒𝑟 𝑎𝑛𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑎 𝑖𝑛𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝐺𝑎𝑙𝑎𝑡𝑜𝑙𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑚𝑜𝑡𝑖𝑣𝑖 𝑑𝑖 𝐶𝑜𝑠𝑎 𝑁𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎. (…)…𝑒𝑟𝑎 𝑢𝑛𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑃𝑜𝑙𝑖𝑧𝑖𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑟𝑎 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑖𝑛𝑡𝑖𝑚𝑜 𝑠𝑖𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝐺𝑎𝑒𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑆𝑐𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑖 𝐺𝑎𝑙𝑎𝑡𝑜𝑙𝑜, 𝐸𝑛𝑧𝑜 𝐺𝑎𝑙𝑎𝑡𝑜𝑙𝑜, 𝑃𝑖𝑛𝑜 𝐺𝑎𝑙𝑎𝑡𝑜𝑙𝑜, 𝑑𝑖𝑐𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑚𝑎𝑛𝑐𝑎𝑣𝑎… 𝑐’𝑒𝑟𝑎 𝑎𝑑𝑑𝑖𝑟𝑖𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎, 𝑐ℎ𝑒 𝑚𝑖 𝑠𝑡𝑜 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑎𝑛𝑑𝑜, 𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑖 𝑚𝑎𝑛𝑐𝑎𝑣𝑎 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑙𝑎 𝑝𝑢𝑛𝑐𝑖𝑢𝑡𝑎, 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖𝑠𝑐𝑢𝑡𝑒𝑣𝑎 𝑚𝑒𝑔𝑙𝑖𝑜, 𝑠𝑖 𝑎𝑡𝑡𝑒𝑔𝑔𝑖𝑎𝑣𝑎 𝑚𝑒𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑢𝑜𝑚𝑜 𝑑’𝑜𝑛𝑜𝑟𝑒 (…) 𝑀𝑎 𝑙𝑢𝑖 𝑒𝑟𝑎… 𝑐𝑖𝑜𝑒̀ 𝑠𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎𝑣𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑟𝑎 𝑢𝑛 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑧𝑖𝑜𝑡𝑡𝑜, 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑟𝑎 𝑢𝑛 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑧𝑖𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑒 𝑐’𝑒𝑟𝑎 𝑐ℎ𝑖 𝑑𝑖𝑐𝑒𝑣𝑎 𝑐𝑎 𝑐𝑖 𝑚𝑎𝑛𝑐𝑎𝑣𝑎 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑙𝑎 𝑝𝑢𝑛𝑐𝑖𝑢𝑡𝑎, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑛𝑒 𝑐𝑎𝑝𝑖𝑣𝑎 𝑑𝑖 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜 𝐶𝑜𝑠𝑎 𝑁𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎, 𝑐𝑖𝑜𝑒̀ 𝑛𝑒𝑙 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑜 𝑣𝑎𝑛𝑡𝑎𝑣𝑎𝑛𝑜, 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑟𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑓𝑖𝑑𝑎𝑡𝑎, 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑣𝑎 𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖>>. (…)

La presenza in vicolo Pipitone di AIELLO Giovanni è stata confermata anche da GALATOLO Giovanna.
Sul punto, deve premettersi che la stessa riferisce di proprie esperienze dirette, e non già di meri spezzoni di dialoghi tra propri familiari fugacemente percepiti, si da non sussistere le riserve sulla attendibilità delle sue dichiarazioni già sopra evidenziate.

In particolare, la GALATOLO ha confermato di aver visto più volte l’AIELLO (soggetto già da lei reiteratamente riconosciuto in fotografia nel corso di precedenti interrogatori: atti tutti acquisiti sull’accordo delle parti all’ud. del 8/7/2022) entrare in vicolo Pipitone, sia a piedi che con un “motore” <<ed entrare nella casetta con mio padre>> (cfr, ud. cit., pag. 61: << A piedi si, si, l’ho visto a piedi che entrava nella casetta con mio padre e col motore pure, perché col motore si entra..>>); ha precisato che il predetto soggetto aveva “una parte del viso deturpata da macchie rosse ed escrescenze, come da postumi del vaiolo” (int. 25/10/2013), tanto che essi lo chiamavano “lo sfregiato”; lo stesso si incontrava in vicolo Pipitone con il proprio genitore, GALATOLO Vincenzo, e con altri mafiosi, tra i quali Nino MADONIA; non era un “frequentare abituale, ma veniva saltuariamente” e comunque all’incirca fino al 1988, in ogni caso in epoca precedente a quando, nel 1989, essa stessa si era sposata e si era dunque allontanata da quel sito. (…)

E non v’è dubbio che proprio la pluralità di particolari che la GALATOLO ha riferito in ordine allo “sfregiato” costituisce indice di attendibilità dei suoi ricordi e, quindi, delle sue dichiarazioni, fornendo significativo riscontro alle ulteriori propalazioni dei collaboratori sulla presenza di AIELLO in vicolo Pipitone.

I rapporti tra i MADONIA ed il dott. CONTRADA sono poi stati confermati anche dal collaboratore DI CARLO Francesco, il quale ha sul punto riferito: <<…𝐷𝑒𝑣𝑜 𝑠𝑝𝑒𝑐𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑖 𝑀𝐴𝐷𝑂𝑁𝐼𝐴 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑏𝑢𝑜𝑛𝑖 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝐶𝑂𝑁𝑇𝑅𝐴𝐷𝐴, 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑒𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑑𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑒𝑟𝑎 𝑛𝑎𝑡𝑜 𝑖𝑙 𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑅𝑒𝑠𝑢𝑡𝑡𝑎𝑛𝑎 𝑒 𝑑𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑖 𝑀𝐴𝐷𝑂𝑁𝐼𝐴 𝑠𝑖 𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎𝑟𝑔𝑎𝑡𝑖 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑖𝑡𝑜𝑟𝑖𝑜 𝑎𝑖 𝑐𝑎𝑛𝑡𝑖𝑒𝑟𝑖 𝑛𝑎𝑣𝑎𝑙𝑖, 𝑑𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑎 𝐶𝑂𝑁𝑇𝑅𝐴𝐷𝐴 𝑒𝑑 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑃𝑜𝑙𝑖𝑧𝑖𝑎. 𝑇𝑟𝑎 𝑙’𝑎𝑙𝑡𝑟𝑜, 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑀𝐴𝐷𝑂𝑁𝐼𝐴 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑒 𝑖𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑒̀ 𝑟𝑖𝑠𝑎𝑙𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑒 𝑑𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑖 ’70, 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝐶𝑖𝑐𝑐𝑖𝑜 𝑀𝐴𝐷𝑂𝑁𝐼𝐴 𝑚𝑖𝑠𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑏𝑜𝑚𝑏𝑒 𝑠𝑢 𝑟𝑖𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑠𝑜𝑔𝑔𝑒𝑡𝑡𝑖 𝑒𝑠𝑡𝑒𝑟𝑛𝑖, 𝑐𝑟𝑒𝑑𝑜 𝑎 𝑑𝑢𝑒 𝑠𝑖𝑡𝑖 𝑖𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑖 𝑎 𝑃𝑎𝑙𝑒𝑟𝑚𝑜>> (cfr. interrogatorio dell’11/6/2018, acquisito su cd, sull’accordo delle parti, all’ud. 10/6/2022).

A conferma della piena attendibilità del collaboratore e del suo elevato livello di conoscenza sui fatti riferiti, va detto che tale ultimo episodio trova riscontro nella sentenza della Corte di Assise di Palermo del 6/7/1972, acquisita all’ud. 3/12/2021, con la quale il MADONIA Nino ed il di lui genitore Francesco, pur assolti dal delitto di strage, sono stati tuttavia condannati per il reato di detenzione abusiva di materiali esplodenti con riguardo proprio ai fatti riferiti dal Di Carlo.

E le predette dichiarazioni dei collaboratori, se appaiono in larga parte relative ai rapporti dei MADONIA con apparati delle istituzioni, tuttavia riguardano anche gli analoghi rapporti che in tal senso intratteneva personalmente l’odierno imputato SCOTTO Gaetano.

Invero, alle dichiarazioni sul punto rese dai predetti GALATOLO Vito e ONORATO Francesco, sopra ampiamente riportate, devono altresì aggiungersi quelle di FONTANA Angelo, anch’egli appartenente alla stessa famiglia dei Galatolo/Fontana, seppur a lungo residente negli Stati Uniti, cugino di Galatolo Vito.

Il FONTANA ha infatti dichiarato che la sussistenza di tali rapporti dello SCOTTO era circostanza da sempre risaputa in “cosa nostra”.
Ha precisato che lo SCOTTO era stato <<autorizzato ad avere rapporti con soggetti dei servizi segreti con i quali si incontrava a Castello Utveggio>> (…); ha dichiarato inoltre che <<di questi rapporti con appartenenti alle Istituzioni lo SCOTTO riferiva direttamente a MADONIA Antonino>> (…) : << …𝑖𝑛 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑐’𝑒̀ 𝑒𝑟𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑣𝑜𝑐𝑒… 𝑔𝑖𝑟𝑎𝑣𝑎 𝑑𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑢𝑖 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑣𝑖𝑎𝑡𝑖 𝑑𝑒𝑖 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖 (…) …>>].

Sul punto, si è già visto che, pur non risultando nel presente processo esiti di carattere definitivo in ordine alla presenza di una “cellula dei servizi” presso il castello Utveggio, tuttavia quantomeno inquietanti, e certamente in linea con una tale prospettazione, sono le emergenze sul punto acquisite, che valgono significativamente a collegare lo stesso SCOTTO a tale sito, raggiunto da alcune, altrimenti inspiegabili, telefonate partite dall’utenza telefonica dell’odierno imputato; utenza che in una ulteriore concomitante circostanza aveva anche contattato una persona che ivi lavorava: dovendosi in proposito richiamare quanto analiticamente esposto nel par. 7.2 della presente motivazione sui riscontri alle dichiarazioni di Galatolo Vito.

Sempre nel medesimo solco dei rapporti tra lo SCOTTO ed uomini dei servizi segreti, devono poi richiamarsi i riscontri alle dichiarazioni del GALATOLO circa gli incontri tra l’odierno imputato e DALOISO Antonio, soggetto che si è accertato essere un funzionario dell’Alto Commissariato (cfr. il menzionato par. 7.2).

E risultano, del pari, ampiamente comprovati i rapporti tra lo stesso SCOTTO ed il maresciallo SALZANO Alfonso, indicato come persona collusa da diversi collaboratori di giustizia (…), il quale peraltro “presidiava” l’ingresso in vicolo Pipitone allorquando erano previsti incontri con soggetti “istituzionali”: rapporti che, del resto, risultano confermati anche dal tenore di alcune conversazioni telefoniche tra il SALZANO e lo SCOTTO, risalenti al 1986, connotate da toni certamente “confidenziali” (anche su tali aspetti, ved. quanto analiticamente esposto nel par. 7.2 della presente motivazione).

Certamente significativa ai fini in esame, inoltre, appare la circostanza che, come sopra visto (cfr. par. 10.1 della presente motivazione), a riscontro delle dichiarazioni sul punto rese da ONORATO Francesco circa il progetto omicidiario ai danni di LO FORTE Vito a seguito della notizia della sua collaborazione con la giustizia, proprio grazie ai collegamenti che aveva lo SCOTTO “a livello istituzionale” essi erano riusciti a sapere che il predetto Lo Forte era segretamente domiciliato in Viterbo [ud. 16/12/2021: <<…𝑚𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑠𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑠𝑎𝑝𝑢𝑡𝑜, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́, 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑙 𝐺𝑎𝑒𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑆𝑐𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑣𝑎𝑙𝑖𝑑𝑎 𝑛𝑒𝑙 𝑠𝑎𝑝𝑒𝑟𝑒, 𝑝𝑒𝑟 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑔𝑔𝑎𝑛𝑐𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑎 𝑙𝑖𝑣𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑖𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒, 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑟𝑎 𝑟𝑖𝑠𝑎𝑝𝑢𝑡𝑜 𝑖𝑛 𝐶𝑜𝑠𝑎 𝑁𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎, 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎𝑚𝑜 𝑠𝑎𝑝𝑢𝑡𝑜 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑓𝑜𝑛𝑡𝑖 𝑠𝑖𝑐𝑢𝑟𝑒 𝑑𝑜𝑣’𝑒̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑡𝑟𝑜𝑣𝑎𝑣𝑎 𝑖𝑙 𝐿𝑂 𝐹𝑂𝑅𝑇𝐸… 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝐿𝑂 𝐹𝑂𝑅𝑇𝐸 𝑑𝑖𝑚𝑜𝑟𝑎𝑣𝑎 𝑠𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑎 𝑉𝑖𝑡𝑒𝑟𝑏𝑜>>: (…).

Orbene, ritiene la Corte che le dichiarazioni dei predetti collaboratori, tutte perfettamente convergenti sui rapporti tra i MADONIA e SCOTTO Gaetano con rappresentanti delle istituzioni e, in particolare, dei servizi segreti, nonché, assai significativamente, sulla presenza di taluni di essi in vicolo Pipitone (con riferimento specifico a LA BARBERA Arnaldo, CONTRADA Bruno e AIELLO Giovanni) valgano certamente a riscontrarsi reciprocamente, costituendo un solidissimo quadro probatorio sul punto.

A ciò si aggiunga che risultano acquisiti, oltre quelli sopra già esaminati, ulteriori significativi riscontri alle dichiarazioni dei predetti collaboratori.
Innanzitutto, con riguardo alla posizione del dott. Arnaldo LA BARBERA non può non evidenziarsi che, come sopra già esposto (ved. par. 2 della presente sentenza), risulta ormai documentalmente accertato che questi, pur nel periodo in cui prestava servizio nella Polizia di Stato, era stato anche un collaboratore dei Servizi di Sicurezza e, più specificamente, dal 1986 al 1988 aveva collaborato con il SISDE con il nome in codice “RUTILIUS” (cfr. doc. prodotti ud. 10/6/2022 ed acquisiti all’ud. 24/6/2022).

E non v’è chi non veda come tale circostanza offra un riscontro logico assai rilevante al quadro probatorio sopra rappresentato, apparendo evidente che nel contesto generale dei collegamenti tra i MADONIA ed i servizi segreti si inseriscano perfettamente anche i rapporti con il predetto alto funzionario di Polizia.

Del resto, devono sul punto richiamarsi tutte le emergenze che attestano l’accantonamento da parte del LA BARBERA, nella immediatezza delle indagini, della pista “mafiosa” a vantaggio della davvero inconsistente pista “passionale” (c.d. pista “aversa”): indubbio essendo che tali condotte, altrimenti inspiegabili, siano invece logicamente in linea con i rilevati rapporti tra il predetto funzionario di polizia ed i vertici del mandamento di Resuttana (par. 2 della presente motivazione).

Né può sottacersi che, pur in un contesto diverso da quello oggetto del presente processo, il dott. LA BARBERA risulta essere stato già coinvolto in una ormai ben nota e giudiziariamente accertata attività di depistaggio, in particolare riguardante la strage di via D’Amelio in pregiudizio del magistrato dott. Paolo Borsellino e dei componenti della sua scorta, avvenuta, come è notorio, in data 19 luglio 1992 (sul punto, cfr. le risultanze consacrate nelle sentenze del processo cd. Borsellino quater, prodotte all’ud. 3/12/2021): e tale circostanza, seppur priva di un rilievo probatorio diretto sui fatti di causa, rende, tuttavia, vieppiù ambigua la sua posizione nel (diverso) depistaggio relativo alle indagini sull’eccidio in contestazione.

Quanto poi ai rapporti tra il dott. CONTRADA e AIELLO Giovanni, è certo innanzitutto che la loro conoscenza risalga pacificamente già agli anni ’70, allorquando l’AIELLO prestava servizio nella Polizia di Stato in Palermo e suo superiore diretto era proprio il CONTRADA (cfr., ad esempio, dich. Orlando Ivana, già moglie dell’Aiello, ud. 25/11/2022. In generale, sugli accertamenti relativi all’Aiello, cfr., tra le altre, nota DIA 11435 del 8/12/2018, acquisita in cd all’ud. 30/9/2022).

In tal senso rilevano anche le dichiarazioni del teste Giulio MARTINO, già in servizio alla Criminalpol, il quale ha dichiarato di avere conosciuto AIELLO proprio perché glielo aveva presentato il dott. CONTRADA (capo della Mobile, ma che di fatto “governava” allora anche la Criminalpol); il predetto CONTRADA gli disse che <<𝐴𝑖𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑒𝑟𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎 𝑑𝑖 𝑠𝑢𝑎 𝑚𝑎𝑠𝑠𝑖𝑚𝑎 𝑓𝑖𝑑𝑢𝑐𝑖𝑎, 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑟𝑎 𝑢𝑛𝑜 𝑖𝑛 𝑔𝑎𝑚𝑏𝑎 𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑚𝑖 𝑎𝑣𝑟𝑒𝑏𝑏𝑒 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑎𝑖𝑢𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑎 𝑎𝑡𝑡𝑖𝑣𝑖𝑡𝑎̀. 𝐷𝑖𝑐𝑒𝑣𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑛𝑧𝑒 𝑎 𝑃𝑎𝑙𝑒𝑟𝑚𝑜>>. Il teste ha precisato che i rapporti tra AIELLO e CONTRADA erano <<strettissimi>>. Erano <<culo e camicia>>. Gli stessi stavano molto spesso insieme e con loro vi era talora anche il dott. D’Antona, commissario addetto alla Mobile (cfr. verbale del 3/7/2014, acquisito sull’accordo delle parti all’ud. 21/10/2021).

I rapporti tra il Contrada e l’Aiello sono stati confermati anche da BELCAMINO Francesco, collega dell’Aiello e dello stesso Martino (verbale del 13/6/2018, acquisito all’ud. 29/4/2022).

Davvero inequivoco, poi, è il tenore della conversazione telefonica del 17 ottobre 2015, intercettata nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere tra SPATARO TRACUZZI Saverio (già capitano dei carabinieri in servizio presso il N.O.E. Carabinieri di Reggio Calabria, arrestato e poi condannato, con sentenza divenuta irrevocabile l’8.10.2018, alla pena di nove anni di reclusione per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, per avere concretamente contribuito, al rafforzamento, alla conservazione ed alla realizzazione degli scopi dell’associazione mafiosa denominata ‘Ndrangheta) e tale LAMETTA Arturo, anch’egli ivi detenuto, maresciallo dei Carabinieri già in servizio alla Sezione Scorte di Napoli.

Emerge da tale conversazione, in particolare, che, a fronte dei timori espressi dallo SPATARO TRACUZZI per quanto avrebbe dovuto riferire ai magistrati in occasione dell’interrogatorio che si sarebbe svolto nei giorni successivi, il LAMETTA gli raccomandava di non “toccare l’amico di Bruno” (<<…𝑠𝑒 𝑡𝑢 𝑛𝑜𝑛 𝑡𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖 𝑙’𝑎𝑚𝑖𝑐𝑜 𝑑𝑖 𝐵𝑟𝑢𝑛𝑜., 𝑣𝑎 𝑏𝑒ℎ., 𝑎 𝑝𝑜𝑠𝑡𝑜!>>) espressamente nominando nel medesimo contesto il nome “Aiello” (<<…𝑡𝑢 𝑝𝑢𝑜𝑖 𝑛𝑜𝑚𝑖𝑛𝑎𝑟𝑒 𝑢…𝑢𝑛𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑒̀ 𝐴𝑖𝑒𝑙𝑙𝑜, 𝑖𝑙 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑐𝑎𝑟𝑎𝑏𝑖𝑛𝑖𝑒𝑟𝑖…𝑖𝑛𝑐𝑜𝑚𝑝𝑟𝑒𝑛𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒…>>): con evidente riferimento ai rapporti tra CONTRADA “Bruno” e l’AIELLO Giovanni (cfr. la trascrizione della conversazione in esame, acquisita sull’accordo delle parti all’ud. 11/1/2022).

Né può dubitarsi che tali riferimenti, persino al di là delle indicazioni nominative contenute nella conversazione sopra riportata, già per vero pressoché esplicite, riguardino proprio i due predetti soggetti.

Deve infatti considerarsi che tale conversazione precede, come detto, un interrogatorio cui sarebbe stato sottoposto lo SPATARO TRACUZZI, il quale era stato arrestato anche sulla base delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia LO GIUDICE Antonino, appartenente alla ‘ndrangheta calabrese; questi, in particolare, aveva tra l’altro riferito di aver conosciuto negli anni 2000 Giovanni AIELLO in quanto presentatogli proprio da Saverio SPATARO TRACUZZI, aggiungendo che l’AIELLO gli aveva detto di aver fatto parte di un gruppo di poliziotti “con doppio incarico” che in realtà prendevano solo e direttamente ordini dal dottore CONTRADA Bruno (cfr. le dichiarazioni del predetto collaboratore, sopra ampiamente richiamate nel par. 7.2 della presente motivazione).

Ebbene, l’AIELLO – il cui nome era stato fatto, come visto, dal LAMETTA – lungi dall’essere un generale dei carabinieri, come pure affermato dal predetto interlocutore nella citata conversazione, era in realtà un ex poliziotto, il quale tuttavia nelle parole dei due interlocutori (entrambi appartenenti alle Istituzioni, seppur detenuti per gravi reati) appariva come soggetto da non menzionare ai magistrati proprio per i suoi legami con il predetto dott. CONTRADA.

(…)

Ebbene, ritiene la Corte che il complesso degli elementi sopra rassegnati consenta di ritenere pienamente provata l’esistenza di un fitto ed intrecciato reticolo di rapporti che legava, in una perversa commistione di interessi, i vertici del mandamento mafioso di Resuttana (e, con essi, l’odierno imputato SCOTTO Gaetano) ad esponenti delle Istituzioni e dei Servizi di sicurezza.

Soggetti, questi ultimi, i quali non solo non apparivano in alcun modo interessati a svolgere attività di contrasto alla compagine mafiosa, quanto piuttosto risultano essere stati con essa in costante e stretto contatto, persino frequentandone i luoghi di abituale riunione (vicolo Pipitone), godendo della loro protezione (com’è nel caso del maresciallo SALZANO) e finanche ponendosi a loro completa “disposizione”.

Tale conclusione appare del resto in linea con quanto, seppur in termini generali, è stato icasticamente affermato dal collaboratore BRUSCA Giovanni, il quale, interrogato sul punto, ha dichiarato: <<…𝑆𝑖̀, 𝑖𝑛 𝐶𝑜𝑠𝑎 𝑁𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑠𝑖 𝑑𝑖𝑐𝑒𝑣𝑎, 𝑠𝑒 𝑛𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎𝑣𝑎, 𝑐ℎ𝑒 𝑖 𝑀𝑎𝑑𝑜𝑛𝑖𝑎 𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜… 𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑖 𝑟𝑒𝑓𝑒𝑟𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑃𝑜𝑙𝑖𝑧𝑖𝑎 𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑆𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖 𝑆𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑖… 𝑠𝑖 𝑑𝑖𝑐𝑒𝑣𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑖 𝑀𝑎𝑑𝑜𝑛𝑖𝑎 𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜… 𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜 “𝑠𝑏𝑖𝑟𝑟𝑖”, 𝑡𝑟𝑎 𝑣𝑖𝑟𝑔𝑜𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒, 𝑒𝑐𝑐𝑜, 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑐𝑖, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑡𝑖, 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑒 𝑎𝑚𝑖𝑐𝑖𝑧𝑖𝑒, 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎𝑛𝑜… 𝑒 𝑠𝑖 𝑑𝑖𝑐𝑒𝑣𝑎 𝑐ℎ𝑒… 𝑡𝑟𝑎 𝑐𝑢𝑖 𝑠𝑖 𝑓𝑎𝑐𝑒𝑣𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝑛𝑜𝑚𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑑𝑜𝑡𝑡𝑜𝑟𝑒 𝐶𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎, 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜… 𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑜𝑠𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑚𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑜𝑠𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑟𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑔𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑜𝑠𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑖 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜… 𝑐𝑖𝑜𝑒̀, 𝑝𝑒𝑟 𝑠𝑐𝑎𝑚𝑏𝑖𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑑𝑒𝑖 𝑓𝑎𝑣𝑜𝑟𝑖…>> (cfr. verbale del 14/1/2022, pag. 14).

Si tratta, come può notarsi, di risultanze probatorie di assoluto rilievo, che consentono di delineare il peculiare contesto nel quale è maturato l’eccidio in contestazione, connotato dalla presenza di esponenti istituzionali “deviati”, i quali lungi dal perseguire i fini propri del loro ufficio, risultano avere invece operato in sinergia con la consorteria mafiosa.

E tale conclusione appare vieppiù significativa se solo si consideri che è proprio in tale ambito di relazioni, dai contorni estremamente torbidi, che deve collocarsi l’attività di ricerca che, nei mesi precedenti alla morte, l’AGOSTINO ed il PIAZZA stavano conducendo nel territorio di Palermo ed, in particolare, proprio in quell’area territoriale posta sotto il controllo mafioso dei MADONIA e dei GALATOLO.

Ed infatti, è emerso che i due giovani poliziotti erano impegnati in una delicata quanto rischiosa attività di ricerca di latitanti, che essi svolgevano in maniera del tutto informale e al di fuori dei canali istituzionali ordinari: attività che li aveva portati, come visto, a frequentare proprio quei luoghi (vicolo Pipitone) nei quali si consumavano gli incontri tra mafiosi e rappresentanti dello Stato.

In tale prospettiva, appare dunque evidente come la morte dell’AGOSTINO e del PIAZZA non possa essere considerata un evento isolato, quanto piuttosto il tragico epilogo di una vicenda che vede coinvolti, accanto agli esponenti di Cosa Nostra, anche quei soggetti “istituzionali” che avevano tutto l’interesse a che tale attività di ricerca rimanesse segreta e non approdasse ad alcun esito concreto.

(…)

In particolare, occorre fare riferimento alle dichiarazioni di CANCIEMI Salvatore, il quale ha riferito di aver appreso, all’interno di Cosa Nostra, che l’omicidio dell’agente AGOSTINO era stato deciso dai vertici dell’organizzazione mafiosa a causa dell’attività che lo stesso stava svolgendo.

Il CANCIEMI, in particolare, ha dichiarato: <<…𝑖𝑜 ℎ𝑜 𝑠𝑎𝑝𝑢𝑡𝑜 𝑑𝑎 𝑅𝑎𝑓𝑓𝑎𝑒𝑙𝑒 𝐺𝑎𝑛𝑐𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑙’𝑜𝑚𝑖𝑐𝑖𝑑𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑧𝑖𝑜𝑡𝑡𝑜 𝐴𝑔𝑜𝑠𝑡𝑖𝑛𝑜 𝑒𝑟𝑎 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑎𝑖 𝑀𝑎𝑑𝑜𝑛𝑖𝑎… 𝑠𝑖 𝑑𝑖𝑐𝑒𝑣𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑧𝑖𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑐𝑒𝑟𝑐𝑎𝑣𝑎 𝑙𝑎𝑡𝑖𝑡𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑟𝑎 “𝑢𝑛 𝑚𝑎𝑙𝑎𝑛𝑑𝑟𝑖𝑛𝑜”, 𝑐𝑖𝑜𝑒̀ 𝑢𝑛𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑑𝑎𝑣𝑎 𝑑𝑎 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑠𝑐𝑜𝑝𝑒𝑟𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑑𝑜𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑠𝑐𝑜𝑝𝑟𝑖𝑟𝑒…>> (cfr. verbale del 4/2/1994, prodotto all’ud. 19/11/2021).

(…)

Altrettanto rilevanti appaiono le dichiarazioni di CUCUZZA Salvatore, il quale ha confermato che l’omicidio dell’AGOSTINO era riconducibile al mandamento di Resuttana.

Il CUCUZZA ha riferito che, all’epoca dei fatti, si trovava detenuto assieme a MADONIA Antonino e che quest’ultimo, parlando dell’omicidio del poliziotto, gli aveva confidato che si era trattato di una cosa necessaria perché l’AGOSTINO <<andava girando dove non doveva girare>>.

Il collaboratore ha precisato: <<…𝑁𝑖𝑛𝑜 𝑀𝑎𝑑𝑜𝑛𝑖𝑎 𝑚𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑠𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑙’𝑜𝑚𝑖𝑐𝑖𝑑𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝐴𝑔𝑜𝑠𝑡𝑖𝑛𝑜 𝑙𝑜 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑧𝑖𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑎𝑛𝑑𝑎𝑣𝑎 𝑓𝑖𝑐𝑐𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑙 𝑛𝑎𝑠𝑜 𝑖𝑛 𝑣𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑃𝑖𝑝𝑖𝑡𝑜𝑛𝑒 𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑣𝑖𝑠𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑑𝑜𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑣𝑒𝑑𝑒𝑟𝑒…>> (cfr. verbale del 10/12/2021).

Si tratta, come è di tutta evidenza, di una conferma diretta della responsabilità dei MADONIA e della causale dell’omicidio, legata alla presenza dell’AGOSTINO in vicolo Pipitone e alla scoperta di quegli incontri riservati tra mafiosi e uomini delle istituzioni di cui si è ampiamente detto.

(…)

Il LO FORTE ha dichiarato: <<…𝐸𝑛𝑧𝑜 𝐺𝑎𝑙𝑎𝑡𝑜𝑙𝑜 𝑚𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑠𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑙’𝑜𝑚𝑖𝑐𝑖𝑑𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑧𝑖𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑙’𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝐺𝑎𝑒𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑆𝑐𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑎𝑠𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒 𝑎 𝑢𝑛 𝑠𝑢𝑜 𝑐𝑢𝑔𝑖𝑛𝑜… 𝑚𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑠𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑟𝑎 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑑𝑒𝑐𝑖𝑠𝑎 𝑑𝑎 𝑁𝑖𝑛𝑜 𝑀𝑎𝑑𝑜𝑛𝑖𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑞𝑢𝑒𝑙 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑧𝑖𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑣𝑎 𝑑𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑓𝑎𝑠𝑡𝑖𝑑𝑖𝑜…>> (cfr. verbale del 15/11/2021).

Ancora, rilevano le dichiarazioni di GIOVANELLI Giovanni, il quale ha riferito di aver saputo da Salvatore BIONDINO che l’omicidio dell’AGOSTINO era stato un “favore” fatto dai Madonia a soggetti esterni a Cosa Nostra.

Il GIOVANELLI ha dichiarato: <<…𝐵𝑖𝑜𝑛𝑑𝑖𝑛𝑜 𝑚𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑠𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑙’𝑜𝑚𝑖𝑐𝑖𝑑𝑖𝑜 𝐴𝑔𝑜𝑠𝑡𝑖𝑛𝑜 𝑖 𝑀𝑎𝑑𝑜𝑛𝑖𝑎 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑢𝑛 𝑓𝑎𝑣𝑜𝑟𝑒 𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝐶𝑜𝑠𝑎 𝑁𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎… 𝑑𝑖𝑐𝑒𝑣𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑖𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑎𝑣𝑢𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑏𝑙𝑒𝑚𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑧𝑖𝑜𝑡𝑡𝑜…>> (cfr. verbale del 21/1/2022).

Tali dichiarazioni, seppur provenienti da un collaboratore di minor rilievo rispetto ai precedenti, appaiono tuttavia coerenti con l’ipotesi di una convergenza di interessi tra mafia e apparati deviati dello Stato nella decisione di eliminare il giovane poliziotto.

Infine, occorre richiamare le dichiarazioni di GRIGOLI Gaspare, il quale ha riferito di aver appreso da MADONIA Giuseppe (fratello di Antonino) che l’omicidio dell’AGOSTINO era stato “un errore” perché aveva attirato troppa attenzione sulle attività che si svolgevano in vicolo Pipitone.

Il GRIGOLI ha dichiarato: <<…𝑃𝑖𝑛𝑜 𝑀𝑎𝑑𝑜𝑛𝑖𝑎 𝑚𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑠𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑙’𝑜𝑚𝑖𝑐𝑖𝑑𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑙 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑧𝑖𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑒𝑟𝑎 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑢𝑛 𝑔𝑢𝑎𝑖𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑙𝑎 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑧𝑖𝑎 𝑎 𝑠𝑐𝑎𝑣𝑎𝑟𝑒 𝑡𝑟𝑜𝑝𝑝𝑜 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑙 𝑣𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜… 𝑑𝑖𝑐𝑒𝑣𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑟𝑎 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑑𝑒𝑐𝑖𝑠𝑎 𝑑𝑎 𝑠𝑢𝑜 𝑓𝑟𝑎𝑡𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑁𝑖𝑛𝑜 𝑎𝑠𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒 𝑎 𝐺𝑎𝑒𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑆𝑐𝑜𝑡𝑡𝑜…>> (cfr. verbale del 18/2/2022).

Ebbene, il complesso delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia fin qui esaminate, lungi dal presentare contraddizioni insanabili, appare invece comporsi in un quadro unitario e coerente, nel quale la responsabilità dei MADONIA e dello SCOTTO emerge in maniera nitida.

Le diverse fonti, pur riferendo dettagli differenti a seconda del grado di conoscenza dei fatti, convergono tutte su alcuni punti fondamentali:

  • l’omicidio dell’AGOSTINO è stato deciso ed eseguito all’interno del mandamento di Resuttana;

  • la causale del delitto è strettamente legata all’attività di ricerca che il poliziotto stava svolgendo e, in particolare, alle sue “incursioni” in vicolo Pipitone;

  • l’esecuzione materiale del delitto vede coinvolto l’odierno imputato SCOTTO Gaetano;

  • l’omicidio si colloca in un contesto di torbidi rapporti tra la consorteria mafiosa ed esponenti deviati delle istituzioni.

Ritiene pertanto la Corte che tale compendio probatorio, unitamente ai numerosi riscontri oggettivi sopra analizzati, consenta di pervenire ad un giudizio di colpevolezza nei confronti dello SCOTTO in ordine ai reati a lui ascritti.

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