Il vastese torna nel mirino della malavita. Un mirino mai fermo, mai abbassato. Lo raccontiamo sin dalle nostre prime settimane. Questo è territorio cannibalizzato da mafie vecchie e nuove, da sodalizi criminali i più diversi che colpiscono, con reati predatori, spaccio di droga, riciclano denaro sporco e divorano attività economiche. Il nostro archivio, dal gennaio 2020 ai mesi scorsi, raccoglie centinaia di articoli in cui lo denunciamo e documentiamo.
Un enorme boato nel cuore della notte, poco prima delle cinque, ha squarciato il silenzio a Cupello.
La chiamata al 115 ha svelato la fonte del boato che ha scosso la comunità del comune del vastese: è tornata in azione la “banda della marmotta”, era stato assaltato il bancomat della filiale della Bper in via Roma.
Sul posto si sono immediatamente recati i Carabinieri del Comando di Vasto e della Stazione di Cupello, i Vigili del Fuoco del Distaccamento di via Madonna dell’Asilo e sono poi giunti gli artificieri della Polizia da Pescara.
Le indagini delle forze dell’ordine sono già state avviate mentre i Vigili del Fuoco si sono attivati per la messa in sicurezza e le verifiche del caso dell’edificio colpito e degli altri nella zona.
Sono passati solo pochi mesi dall’assalto ad un bancomat sul lungomare di Fossacesia, il 3 novembre scorso. Ultimo di una lunga serie che dimostra, ancora una volta, quanto questo lembo d’Abruzzo è nel mirino della malavita, è luogo di azione di banditi. Tecnica dell’assalto sempre la stessa, quella della “marmotta” per far esplodere il bancomat e rubare i contanti. Bande specializzate, che in pochi minuti mettono a segno l’assalto e poi si dileguano.
A febbraio dell’anno scorso malviventi incappucciati avevano tentato di colpire a San Salvo. Ma l’allarme lanciato da un residente, che aveva visto gli incappucciati e notato movimenti sospetti, aveva impedito il colpo. Un mese prima, l’11 gennaio, era andato a segno a San Salvo un assalto. Nel mirino dei malviventi la filiale della banca Intesa San Paolo nella zona industriale di Piana Sant’Angelo. Terzo assalto nella zona dopo Scerni e Montenero di Bisaccia.
L’11 luglio 2024 un’operazione della Polizia a Cerignola aveva portato all’applicazione di misure cautelati nei confronti di una banda che agiva nella provincia di Foggia e in Basilicata, Campania e Abruzzo.
«Una banda specializzata negli assalti agli sportelli postamat e bancomat, nelle rapine e nei furti in esercizi commerciali è stata sgominata dalla polizia che a Cerignola, nel Foggiano, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di quattro individui, tre dei quali sottoposti a obbligo di dimora e uno agli arresti domiciliari – riportò il comunicato stampa della Polizia – Sono tutti accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furto aggravato agli sportelli postamat e bancomat, rapina, furto in esercizi commerciali, detenzione di armi e fabbricazione di manufatti artigianalmente prodotti denominati “marmotte”. Le indagini hanno permesso di individuare, nei destinatari dell’ordinanza odierna, i componenti di un gruppo specializzato soprattutto nei furti agli sportelli automatici di aziende di credito, anche fuori dalla provincia di Foggia e, nello specifico, in Basilicata, Campania e Abruzzo. La banda, prima di agire, studiava attentamente le aree di interesse, i percorsi da seguire, le vie di fuga e il posizionamento delle telecamere di videosorveglianza. Per scappare, poi, usava auto potenti, spesso rubate o noleggiate. I beni sottratti negli esercizi commerciali, ad esempio biglietti gratta e vinci e tabacchi, venivano poi rivenduti. Sequestrati anche 13 chili di esplosivo utilizzato per la fabbricazione degli ordigni».
Così la notizia fu pubblicata dall’Ansa Abruzzo.
La polizia di Foggia ha eseguito un provvedimento di fermo nei confronti di otto persone accusate di associazione a delinquere finalizzata al furto aggravato agli sportelli postamat e bancomat, rapina, furto in esercizi commerciali, detenzione di armi e fabbricazione di manufatti artigianalmente prodotti denominati marmotte, assimilabili agli ordigni esplosivi utilizzati come armi da guerra.
Circa 80 gli uomini impiegati a Cerignola nella fase esecutiva.
L’attività d’indagine, avviata lo scorso febbraio, è scaturita dopo alcune rapine eseguite con l’utilizzo di armi che destavano forte allarme sociale nella comunità e che provocavano notevoli danni a diversi esercizi commerciali.
Gli approfondimenti investigativi effettuati dal personale della locale squadra mobile e del commissariato di Cerignola, coordinati dalla Procura, hanno permesso di individuare i componenti del gruppo specializzato nei furti agli sportelli automatici di aziende di credito anche fuori dalla provincia di Foggia e, nello specifico, in Basilicata, Campania e Abruzzo.
Stando a quanto emerso dalle indagini, i malviventi, con il volto coperto e armati, utilizzavano ordigni esplosivi artigianali per accedere al deposito di denaro, provocando anche ingenti danni agli edifici.
E dopo essersi impossessati del denaro, per non essere raggiunti dalle forze di polizia, lanciavano sull’asfalto bande chiodate mettendo a repentaglio l’incolumità dei poliziotti.
Prima di agire, la banda studiava attentamente le aree, i percorsi da seguire, le vie di fuga e il posizionamento delle telecamere della videosorveglianza cittadina. Dopo il colpo, utilizzavano delle auto potenti, spesso rubate o noleggiate, per fuggire nel più breve tempo possibile. I beni sottratti all’interno degli esercizi commerciali, ad esempio biglietti gratta e vinci e tabacchi, venivano poi rivenduti. Durante l’attività di indagine sono stati sequestrati diversi ordigni, parrucche, arnesi da scasso, e circa 11 chili di esplosivo. Le auto provento di furto recuperate sono state riconsegnate ai legittimi proprietari.
La rotta della malavita, dai furti d’auto alle rapine, dal traffico di droga agli assalti ai bancomat è sempre la stessa: quella che conduce alla Puglia, al foggiano, ai territori in cui agiscono la Società foggiana e le altre cosiddette “quarte mafie”. Nel 2022 furono due le maxi operazioni delle forze dell’ordine, nella prima fu disarticolata una banda al cui vertice c’era un soggetto vicino ad un clan della Sacra Corona Unita.
Per la seconda operazione denominazione indicativa che restituisce il livello e il peso dell’operazione, On The Road, ad indicare il “dinamismo criminale degli indagati, che avevano coperto un area vastissima dove colpire”. Accertati “31 episodi di furto di autovetture, del valore di circa 40/50 mila euro cadauna”, deferito a piede libero “1 soggetto per minorenne per furto di autovettura”, rinvenute “circa 20 autovetture con relativa riconsegna ai legittimi proprietari”, “misura cautelare personale a carico di 6 persone (3 in custodia in carcere e 3, invece, agli arresti domiciliari), emessa dal G.I.P. del Tribunale di Foggia su richiesta della locale Procura della Repubblica”.
L’operazione condotta dai Carabinieri di San Severosupportati da Comando Provinciale di Foggia, Sio del 10° Rgt Campania, Sat dell’11° Rgt ccPuglia e da unità cinofile di Bari ha consentito “la presunta individuazione di un sodalizio criminale, con base operativa nel comune di San Severo, dedito in modo esclusivo a furti di autovetture di grossa cilindrata (Alfa Stelvio, Range Rover Evoque, Grande Cherokee, Maserati, del valore all’incirca di 40/50 mila euro cadauna) e motocicli tra il nord della Puglia (prevalentemente l’Alto Tavoliere), il Molise (prevalentemente Termoli, Montenero di Bisaccia), l’Abruzzo (prevalentemente Pescara, Francavilla a Mare, Vasto, Silvi Marina, Campli) e le Marche (Grottammare)”.
Questi alcuni dei dettagli resi noti dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Foggia. “Il sodalizio avrebbe anche avuto una vera e propria divisione di ruoli, infatti emergeva una sorta di esperto
informatico, addetto all’apertura dei veicoli da asportare, mediante l’utilizzo di apparecchiature
elettroniche di nuova generazione, in particolar modo OBD, (on-board diagnostics), chiavi transponder decodificate, radar ed altri oggetti capaci da bypassare le centraline dei veicolo da asportare. Vi sarebbero, poi, gli “autisti” dell’associazione, i quali avrebbero avuto il compito specifico di effettuare il servizio di “staffetta” lungo le vie di fuga e ancora, vi sarebbero stati anche gli “addetti” alla guida dei mezzi rubati al fine di condurli in luoghi prestabiliti di occultamento, di elevate capacità alla guida. Infine, membri portanti dell’associazione a delinquere in questione sarebbero i soggetti utilizzati per i canali estorsivi, i cosiddetti “cavalli di ritorno”, soggetti che con la loro conoscenza del territorio e capacità intimidatoria, avrebbero avvicinato i proprietari dei veicoli rubati, ai quali chiedere il pagamento di notevoli somme di denaro al fine di riavere i propri mezzi. La spregiudicatezza del gruppo criminale, in particolar modo, sarebbe emersa nel corso delle indagini anche in due occasioni. In un caso il padre di un indagato si sarebbe vantato con gli altri sodali le particolari capacitàpredatorie del figlio, ritenuto riferimento anche sul piano tecnologico nellacommissione dei furti. In un altro caso, sul noto social Tik Tok, alcuni indagati avrebbero mostrato sprezzanti varie banconote con sullo sfondo un’autovettura di grossa cilindrata probabile oggetto di furto commesso in precedenza”.
A fine maggio il nucleo investigativo del Comando provinciale di Chieti ha eseguito, tra Chieti e Foggia, 8 misure cautelari (7 arresti e un obbligo di dimora) disposte dal gip del tribunale di Chieti su richiesta della locale Procura della Repubblica, per assalti ai bancomat avvenuti tra settembre ed ottobre 2021 a Miglianico, Canosa Sannita e Guardiagrele con un bottino complessivo di 76mila euro. Al vertice della banda, secondo gli investigatori, c’era un esponente di un clan di cui alcuni membri sarebbero riconducibili ad un clan della Sacra Corona Unita. Le “marmotte”, gli ordigni esplosivi utilizzati per gli assalti ai bancomat, sarebbero state costruite anche nel campo rom di Stornara (provincia di Foggia) di cui si interessò la cronaca nazionale dopo l’incendio del 17 dicembre 2021 che provocò la morte di una bambina di due anni e del fratello di quattro anni.
“I reati contro il patrimonio e anche quelli che hanno a che fare con la detenzione e lo spaccio di stupefacenti sono quelli su cui rivolgiamo la maggiore attenzione” dichiarò il generale di Brigata Paolo Aceto, comandante della Legione Carabinieri Abruzzo e Molise, a margine della cerimonia per celebrare i 208 anni della fondazione dell’Arma, celebrata nella caserma “Rebeggiani” di Chieti, sede del Centro nazionale amministrativo. Aceto sottolineò che “credo che nessun territorio ormai in Italia possa dirsi immune da rischi di infiltrazione” della criminalità organizzata ma di essere rassicurato che “il tessuto socio economico abruzzese e molisano sia sano, e quindi le infiltrazioni, i rischi di infiltrazione su cui noi siamo sempre molto attenti, sono al momento circoscritti e speriamo di riuscire a contrastarli al meglio”. Considerazioni documentate che ricorrono anche nelle relazioni semestrali della Direzione Investigativa Antimafia. I reati predatori, dai furti di auto agli assalti a bancomat e portavalori, sono la specializzazione di alcuni sodalizi pugliesi a partire dalle cosiddette “mafie cerignolane” sottolineò nel 2021 nell’intervista che ci concesse, pubblicata in sei articoli rintracciabili nel nostro archivio, il procuratore aggiunto di Foggia Antonio Laronga. Una realtà che coinvolge ampiamente, come dimostrano anche queste due ultime operazioni, la nostra provincia. Un territorio bellissimo, secondo Laronga, che è ancora largamente sano e per questo va assolutamente difeso disse a margine dell’intervista rilasciata.





