Due settimane fa Papa Leone ha svolto il suo primo viaggio fuori dall’Italia, destinazione il Principato di Monaco. È considerato significativo, indicativo, il primo atto di un nuovo Pontefice. E che Prevost ha scelto il luogo per eccellenza del lusso e dei super ricchi ha creato malumori, critiche, sconcerto in chi sogna sempre una Chiesa dei poveri, per i poveri e con i poveri.
Il viaggio a Montecarlo non è stato l’unico momento in cui Prevost ha volto lo sguardo oltralpe, prima del viaggio nel Principato c’è stato il messaggio consegnato dal cardinale Pietro Parolin all’assemblea plenaria della Conferenza episcopale francese. In un passaggio della lettera, citiamo da Avvenire (il quotidiano dei vescovi italiani, quindi sicuramente non accusabile di anticlericalismo o di stravolgere parole papali), Papa Leone cita gli abusi sessuali nella Chiesa. Un passaggio che inizia affermando che si deve continuare a «dimostrare la sollecitudine della Chiesa per le vittime». Non sappiamo se in questa sollecitudine ci sono la vicenda di Antonio Messina e degli abusi subiti da don Rugolo, difeso fino ad essere accusato in tribunale da Mons. Gisana, Giada Vitale (vittima a quattordici anni degli abusi di don Marino Genova, morto l’anno scorso dopo aver potuto celebrare messa fino a poco tempo prima, a proposito di sollecitudine per le vittime …) o le migliaia di vittime a cui in questi anni ha dato voce Rete L’Abuso, unica associazione in Europa fondata da una vittima di abusi clericali – Francesco Zanardi – e composta da vittime di abusi.
«Don Marino Genova non è stato soltanto “accusato”, ma è stato ritenuto colpevole con sentenza definitiva (Cassazione) del reato di atti sessuali con minore di anni quattordici, e per questo è stato condannato alla pena detentiva di quattro anni e dieci mesi, integralmente scontati» ha sottolineato Giada Vitale l’anno scorso in una lettera ad alcune testate giornalistiche che hanno riportato «imprecisioni» in occasione della morte di Genova.
«E’ importante che questa informazione sia resa nota in modo chiaro, perché ancora ci sono persone che sostengono che i fatti non siano avvenuti, mentre invece risulta ormai accertato che il reato è stato commesso – ha sottolineato Giada – Inoltre ci terrei che fosse ben evidenziato che dopo la condanna penale è stato avviato anche il giudizio civile (per ottenere il risarcimento dei danni) che sarebbe dovuto andare in decisione il prossimo marzo. E’ vero che a causa del decesso di Don Marino Genova il processo subirà un rallentamento, ma potrà comunque essere riassunto e giungere ad una conclusione».
Prevost ha invocato nella lettera ai vescovi francesi la «misericordia di Dio verso tutti» sottolineando che «è positivo che i sacerdoti colpevoli di abusi non siano esclusi da questa misericordia e siano oggetto delle vostre riflessioni pastorali. Inoltre, dopo diversi anni di dolorose crisi, è giunto il momento di guardare risolutamente al futuro e di offrire un messaggio di incoraggiamento e fiducia ai sacerdoti di Francia, che hanno sofferto molto».
Soffrono i colleghi degli abusatori, le vittime? Una commissione indipendente anni fa ha documentato il numero di abusatori e di vittime, anche gli abusatori soffrono per Prevost? E perché soffrono loro? Per essere stati scoperti? E la sofferenza, al dolore, all’omicidio psicologico (citazione di Papa Francesco) da parte delle vittime?
Domande che rimangono senza risposta. Come senza risposta resta la sete di giustizia delle vittime. Le parole di Prevost hanno indignato i familiari delle vittime e Rete L’Abuso. Non abbiamo notizie di quella “sinistra” una volta anticlericale, indipendente, vicina alla Chiesa di base, a chi tra il potere e gli ultimi sceglieva gli ultimi, a chiacchiere anti-sistema, impegnata per la giustizia, contro ogni Re e tiranno. E anche da quelle parti è piombato il silenzio, sulla lettera consegnata da Parolin ai francesi e sulle uniche reazioni, arrivate dal Coordinamento Familiari Vittime e dal presidente di Rete L’Abuso Francesco Zanardi.
La misericordia di Leone per i suoi pedofili. La avesse espressa a noi vittime ci saremmo offesi
Francesco Zanardi
Si sa che il pesce puzza dalla testa e il papato di Leone non si discosta da quello di Francesco che tra mille chiacchere non riuscì a farne una giusta, neppure nella sua amata Argentina dove ancora oggi il risentimento dei sopravvissuti è forte.
È certo che se un Dio esiste di sicuro non ha una gran dote nel saper scegliere i suoi rappresentanti terreni, il suo “ufficio di collocamento” da anni pare non azzeccarne una.
Da Wojtyla che ancora oggi ricordiamo principalmente per il caso ancora insoluto di Emanuela Orlandi, al suo successore Ratzinger, la cui storia criminale è stata recentemente ripercorsa da Íñigo Domínguez nell’inchiesta giornalistica di EL PAIS, e che ricordiamo proprio nel 2004, imputato in USA con l’accusa di intralcio alla giustizia, fu graziato dalla “misericordiosa” fumata bianca che lo fece Papa, permettendogli di chiedere all’ora Presidente Bush l’immunità come capo di stato, che di fatto lo salvò in extremis dal quel processo. Tuttavia anni dopo costretto a dimettersi morirà “incarcerato” in Vaticano, dove anche la “misericordia” lo abbandonò.
Trovò vita più facile il suo successore Bergoglio, tanto amato dai cattolici che pochi giorni dopo la sua morte lo cancellarono dalla memoria. Altra “assunzione” che da subito sollevò grandi ombre non solo riguardo la sua complicità con la dittatura argentina, ma con il suo intero papato, fatto di tante chiacchere e pochi fatti. Salvo grazie alla “misericordia” dei media, in particolare quelli italiani che attuarono la linea della censura preventiva cominciando a presentare i fallimenti di Bergoglio nella più totale assenza di contraddittorio, facendolo così apparire ingannevolmente come il grande riformatore della chiesa. Una linea gattopardiana dove si cambiò tutto perché tutto restasse uguale.
Quella di Prevost sarà la peggior “assunzione” del collocamento vaticano. Qui la “misericordia” dei media tocca da subito il fondo precipitando in una miseria deontologica e anti cristiana mai vista prima nel paese. Un uomo da subito notevolmente compromesso dal caso cileno che ancora prima dell’elezione lo indicava trai peggiori candidati.
Qui la censura e la disinformazione hanno dato il peggio del giornalismo italiano. Tranne poche testate oneste, tolto il caso cileno, nessuna ha detto che fino al giorno prima di essere eletto Papa, Rober Prevost era il Prefetto del Dicastero per la dottrina dei vescovi e che per ben due anni ha insabbiato da prefetto il caso siculo del vescovo di Enna Rosario Gisana, oggi a processo per la giustizia italiana con l’accusa di aver mentito nel tentativo di coprire il caso di don Giuseppe Rugolo.
Vescovo che malgrado Prevost oggi sia diventato Papa continua a non affrontare, forte di certi giornalisti suoi complici, che con la censura preventiva lo proteggono dal rischio di qualunque possibile contraddittorio.
Una stampa che non è più “misericordiosa” come ai tempi di Bergoglio, oggi è diventata direttamente miserabile tanto da non chiedergli conto nè del caso Gisana, tantomeno del caso di Marko Rupnik dietro al quale tante suore stuprate furono costrette dalla stessa chiesa ad abortire. Cose che i media non raccontano preferendo beatificarlo per la benedizione della campana contro l’aborto, la triste ed ipocrita iniziativa ligure lanciata dal vescovo di Sanremo Antonio Suetta, di cui molti media hanno completamente omesso le proteste, sia dei sopravvissuti agli abusi del clero, sia della società civile, che indignata ha più volte contestato.
La stessa stampa che oggi lo eleva il Papa della “misericordia pedofila”, un pensiero tanto squallido che nella puntuale censura di un contraddittorio riesce persino a trasformarsi in qualcosa di bello.
Quella stampa che di fronte al Vangelo di Matteo 18:6 è da tempo che ha messo la “macina al collo” delle vittime anziché dei carnefici. La stessa che a partire da RAI News è stata capace di stuprare persino l’inchiesta di EL PAIS omettendo con puntuale “misericordia” l’Italia, di cui si parla nell’inchiesta, ma nessuno lo sa perché disinformato dall’informazione.
Quella stampa che insieme alla politica è stata risolutiva in tutti i paesi civili, mentre in Italia si trasforma in un problema sociale peggiore della pedofilia stessa. Il recente caso sardo della Garante per l’infanzia defenestrata dal suo stesso consiglio regionale per aver fatto il suo dovere è l’ultimo triste esempio che rende bene l’immagine di un paese che quando vede un Papa, qualunque sia, sa solo esclamare “com’è bianco!!!”.
Lettera aperta delle madri e dei padri delle vittime del clero a Papa Leone
Coordinamento Famiglie
Caro Papa misericordioso
Siamo le mamme delle vittime di suor Mariangela Farè, don Francesco Caramia, don Giuseppe Rugolo, don Carlo Botero, don Luigi Gabbriellini, don Vincenzo Calà, don Livio Graziano, don Nello Giraudo, don Luciano Massaferro e di tanti altri. Con noi c’è anche Erik, figlio del prete pedofilo don Pietro Tosi e alcune ex suore stuprate dai Suoi preti.
Lei parla di misericordia per i preti pedofili e stupratori e ci perdoni la domanda; perché già che c’è non aggiungere ai Suoi pedofili anche i pedofili di Epstein. D’altra parte escono anche nel suo caso i tanti contatti che aveva con la Sua Città, il Vaticano.
Ci spieghi però; perché noi dovremmo avere misericordia per coloro che hanno ucciso l’anima e l’innocenza dei nostri figli?
Lei anche se è Papa non si rende conto delle Sue parole. Noi come madri e padri ci sentiamo offesi da Lei e da tempo anche dalla Sua chiesa che dopo la denuncia ci ha abbandonati.
Lei sa bene che i Suoi misericordiosi pedofili hanno distrutto la vita di tante bambine e bambini tanti dei quali hanno trovato come unica via d’uscita la morte. I più fortunati invece hanno trovato Il dolore, la sofferenza, la paura, la disperazione alla quale sopravvivono … ma non vivono più.
Noi genitori siamo morti insieme a loro, perché i Suoi misericordiosi preti pedofili per soddisfare la loro sporca devianza sessuale, come Lei stesso sa bene, non distruggono solo la vittima, no caro Papa distruggono insieme ai nostri figli le loro famiglie.
Perché caro Papa non spende una sola parola concretizzando aiuti veri per le vittime di abusi sessuali da parte del clero, perché?
Lo sa che per colpa dei Suoi misericordiosi pedofili si distrugge anche il credo e la fede delle famiglie?
Si, siamo cresciuti con la fede, l’abbiamo trasmessa ai nostri figli, subendo in cambio un dolore atroce, un tradimento da coloro in cui avevamo riposto la nostra fede smisurata.
Secondo lei DIO approverebbe tutto ciò?
Una domanda io fossi al Suo posto me la farei.
Nel vangelo di Matteo 18:6 Dio dice che “chi scandalizza anche un solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da asino, e fosse gettato negli abissi del mare”.
Questo è il valore che Gesù dava ai bambini, il valore del Regno dei Cieli che chiede rispetto e una protezione assoluta per loro.
I Suoi misericordiosi preti pedofili, hanno rispettato la parola di Gesù?
E Lei? Rispetta la giustizia che Gesù avrebbe reso a questi bambini?
NO NO e poi NO!
Quindi come può Lei caro Papa chiedere misericordia per i soli preti pedofili? La deve chiedere anche per Lei stesso e per chi l’ha preceduta.
Pensi a seguire le parole di nostro Signore e protegga le vittime. Solo allora noi, semplici mamme e papà riavremo fiducia nella chiesa e non ci sentiremo più discriminati e abbandonati come ci sentiamo ora.
I nostri saluti.
Le mamme e i papà del Coordinamento famiglie




