I ponti non crollano per fatalità. La denuncia di Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia, riapre il caso sicurezza in Italia attraverso il libro Una vita contro la camorra.
In Italia i ponti non crollano soltanto per il maltempo, per l’usura del tempo o per una tragica fatalità. Crollano perché troppo spesso sono stati costruiti male, controllati peggio e lasciati marcire dentro un sistema in cui la sicurezza viene sacrificata sull’altare del profitto. È una verità scomoda, dura, feroce. Ma è una verità che Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia, porta avanti da anni, pagando sulla propria pelle il prezzo della denuncia.
Il suo racconto non è quello di un osservatore esterno. È la voce di un uomo che quel mondo lo ha visto da vicino, lo ha attraversato, lo ha conosciuto nei suoi meccanismi più oscuri.
E quando afferma: “In veste di dirigente, ho scoperto molte strutture autostradali al limite del collasso”, non lancia uno slogan. Apre uno squarcio. Fa saltare il coperchio. Costringe a guardare dentro il ventre malato del Paese.

Il libro Una vita contro la camorra di Paolo De Chiara racconta proprio questo inferno. Racconta la storia vera di un uomo che ha denunciato un sistema corrotto, un intreccio tra camorra, politica, pezzi dell’imprenditoria e segmenti deviati delle istituzioni. Un sistema che, secondo la denuncia di Ciliberto, avrebbe trasformato gli appalti pubblici in una miniera di affari sporchi, comprimendo controlli, qualità dei materiali e tutele per i cittadini. Il punto è tutto qui: quando il risparmio si fa sul cemento, sull’acciaio, sui collaudi e sulla manutenzione, il conto prima o poi arriva. E a pagarlo non sono i responsabili, ma le persone comuni.
Questa storia brucia perché non si ferma all’indignazione. Va oltre i comunicati, il cordoglio, la sceneggiata del “mai più” pronunciata davanti alle telecamere e dimenticata il giorno dopo. È il ritratto di un’Italia che troppo spesso si commuove ai funerali e poi torna a tacere. Il Paese del giorno dopo, quello in cui tutto scandalizza per ventiquattro ore e poi tutto torna come prima.
Nel racconto di Gennaro Ciliberto emergono episodi gravissimi. La denuncia sui lavori della passerella di Cinisello Balsamo, il crollo del casello di Cherasco, il casello di Ferentino, i ponti e i caselli di Rosignano, Senigallia e Settebagni, fino a Firenze. E ancora il portale crollato presso Santa Maria Capua Vetere, i lavori sull’A1, sull’A11, la gara pubblica di Locate Triulzi, gli appalti a Trento e presso il carcere di Larino.
Una mappa inquietante di carenze strutturali, omissioni, anomalie e pericoli che descrivono un’Italia esposta da anni a rischi enormi.
Il libro parla del silenzio. Parla dell’abbandono. Della solitudine di chi denuncia nel Paese delle mafie e scopre che i veri testimoni di giustizia vengono spesso lasciati ai margini, ignorati. Le parole “legalità”, “trasparenza”, “stato di diritto” rischiano di diventare gusci vuoti.
Una vita contro la camorra non è soltanto un libro di denuncia. È un atto d’accusa. È uno schiaffo morale a un Paese che continua a inseguire l’emergenza. È il racconto di una battaglia combattuta in nome della verità, mentre attorno avanzavano minacce, pressioni, convenienze e complicità. In quelle pagine si muove una vicenda che attraversa appalti, infrastrutture, criminalità organizzata e rapporti opachi con i poteri che contano.
Quando crolla un ponte, crolla l’idea di Stato. Crolla la fiducia dei cittadini. Crolla la pretesa di vivere in un Paese sicuro.
Con la prefazione di Pino Finocchiaro, il libro restituisce il peso di una testimonianza che non può essere archiviata come semplice memoria personale. Paolo De Chiara, autore anche di Una fimmina calabrese, così Lea Garofalo ha sfidato la ’ndrangheta, continua un percorso narrativo e civile capace di tenere insieme giornalismo, denuncia e memoria.
La verità è una sola: i ponti non crollano solo per l’acqua, per il vento o per il destino. Crollano quando per anni si lascia prosperare un sistema in cui il controllo viene piegato agli interessi, la prevenzione viene rinviata e chi denuncia viene trattato come un problema. Gennaro Ciliberto lo dice da tempo.

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