Il crollo del ponte sul fiume Trigno, lungo la Statale 16, riaccende una ferita mai rimarginata nel tessuto infrastrutturale italiano. Se da un lato l’Anas ha prontamente precisato che il tratto era già interdetto al traffico a causa dell’ondata di maltempo – evitando così una potenziale strage – dall’altro l’episodio solleva interrogativi pesanti sulla manutenzione preventiva e sulla sicurezza a lungo termine.
Sulla vicenda si staglia la figura di Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia ed ex responsabile della sicurezza per aziende impegnate in grandi appalti autostradali, che da anni denuncia le criticità e il “sistema” dietro la gestione dei ponti in Italia. Prevenzione o Coincidenza?
Secondo la ricostruzione ufficiale, il cedimento strutturale è avvenuto sotto la spinta dell’esondazione del fiume. L’Anas sottolinea come il monitoraggio costante avesse già portato alla chiusura del tratto, una mossa che ha salvato vite umane. Tuttavia, per chi come Ciliberto osserva il settore dall’interno, la questione non è solo “se” un ponte cade sotto la pioggia, ma “come” è stato costruito e mantenuto prima che la pioggia arrivasse.
Riportiamo le riflessioni di Gennaro Ciliberto che non è un osservatore qualunque.
È l’uomo che ha denunciato l’uso di materiali scadenti e le opacità nelle manutenzioni di infrastrutture chiave, pagando un prezzo altissimo in termini personali e professionali.
Le sue riflessioni sul caso Trigno si muovono su tre direttrici fondamentali:
La “Resilienza” non può essere un’alibi. Ciliberto ha spesso sottolineato come il maltempo sia diventato il “colpevole perfetto”. “Un’infrastruttura moderna e ben mantenuta deve poter resistere a eventi meteorologici prevedibili. Se un ponte crolla ogni volta che un fiume esonda, il problema non è l’acqua, ma il cemento e la progettazione”, è il senso dei suoi numerosi interventi passati.
Il sistema delle denunce inascoltate. Il testimone di giustizia ricorda costantemente che molti dei cedimenti avvenuti negli ultimi anni erano stati “annunciati” da tecnici e addetti ai lavori. La burocrazia e, in alcuni casi, gli interessi legati al risparmio sui materiali, creerebbero un corto circuito dove la sicurezza viene dopo il profitto.
La manutenzione ordinaria e straordinaria per Ciliberto, l’Italia soffre di una mancanza di manutenzione predittiva. Spesso si interviene solo quando il danno è visibile o, peggio, quando la struttura ha già ceduto. Il caso del Trigno dimostra che la chiusura tempestiva è stata efficace, ma resta l’interrogativo: si poteva evitare il crollo con interventi strutturali precedenti?
Il crollo sulla SS16 non può essere archiviato come un semplice “danno da maltempo“. Le denunce di Ciliberto ci ricordano che dietro ogni pilastro c’è una catena di responsabilità che va dal collaudo alla vigilanza ministeriale.
Mentre i tecnici valutano i danni e i tempi di ripristino, la voce di chi ha denunciato il “marcio” nelle grandi opere continua a chiedere una sola cosa: trasparenza totale sui materiali e sui registri di manutenzione. Solo così il prossimo temporale non sarà l’ennesima conta dei danni a un patrimonio pubblico sempre più fragile.
Ad aprile si chiuderanno le udienze per il crollo del Ponte Morandi e per luglio si attende la sentenza di primo grado, ma il sacrificio delle vittime innocenti non ha fatto minimamente cambiare il modus operandi delle verifiche e della prevenzione.
Una Vita contro la camorra di Paolo De Chiara: un ‘romanzo’ senza idillio
UNA VITA CONTRO LA CAMORRA, il nuovo libro di Paolo De Chiara su TeleRegione





