Nuova tappa del percorso del progetto “Il Ponte: Diritto, Società e Responsabilità Oltre le Mura” avviato dal Liceo Economico Sociale (LES) del Polo liceale “Pantini – Pudente” di Vasto all’interno della Casa Lavoro in contrada Torre Sinello.
Tra le attività che si svolgono all’interno della Casa Lavoro c’è un laboratorio di pittura astratta. Nei giorni scorsi una delegazione di studenti del LES, appartenenti alla redazione di LESsico Croccante (il giornalino scolastico), ha varcato i cancelli dell’istituto per visitare il laboratorio.
«L’iniziativa, ideata e coordinata dal professor Vito Evangelista con la collaborazione della professoressa Giuseppina Cianciosi, ha coinvolto alunni delle classi 3B e 5° – hanno raccontato i ragazzi – L’incontro è stato strutturato come un confronto diretto tra gli studenti e i detenuti sul tema della creatività e del suo ruolo nel percorso di riflessione civica».
Il progetto “Il Ponte: Diritto, Società e Responsabilità Oltre le Mura” porta avanti un «ponte informativo, capace di portare la voce della comunità penitenziaria all’esterno e di arricchire il percorso umano dei nostri studenti», hanno sottolineato i docenti Evangelista e Cianciosi.
«L’attività si è svolta grazie alla sinergia con l’insegnante Sara Quida e con la dottoressa Maria Giuseppina Rossi, responsabile dell’area educativa della struttura. Il percorso mira a promuovere la consapevolezza sulla funzione rieducativa della pena, in linea con l’Articolo 27 della Costituzione – continua il racconto degli studenti – Il sostegno all’iniziativa è stato espresso dalla Dirigente Scolastica del Polo Liceale Pantini-Prudente, Anna Orsatti, e dalla Direttrice della Casa Circondariale, dottoressa Rita Cerino, che ha agevolato l’accoglienza del progetto».
Questo il racconto della giornata pubblicato sul sito di LeSsico Croccante ( https://sites.google.com/liceopudente.edu.it/ilgiornaledelles/voci-dalla-scuola ) firmato da Roberta Martelli e Giorgia Sorrentino della 3°B.
A volte la scuola ci porta fuori dalle aule per insegnarci lezioni che non si trovano nei libri di testo. Abbiamo avuto il privilegio di essere invitati presso la Casa Circondariale di Vasto per partecipare a un momento di condivisione speciale con il laboratorio di pittura. Non siamo andati lì per “insegnare”, ma per ascoltare e accogliere ciò che i detenuti avevano da trasmetterci attraverso l’arte.
UN INVITO NEL LORO MONDO
Varcare i cancelli è stato l’inizio di un viaggio emotivo. Ad accoglierci non abbiamo trovato solo mura e sbarre, ma un’esplosione di colori e creatività frutto del loro impegno. Il progetto di pittura, interamente curato da loro con le rispettive figure professionali è stato il pretesto per un incontro autentico.
Il momento più alto della giornata è stato il dialogo. Seduti accanto alle loro opere, ci hanno raccontato la “genesi” dei loro quadri aprendoci il loro cuore.
IL PESO DELLE PAROLE E LA FORZA DEI COLORI
Non sono stati racconti banali. Abbiamo ascoltato parole cariche di riflessione:
il desiderio di comunicare col mondo esterno, la fatica e la bellezza di ritrovare se stessi attraverso un pennello, la voglia di dimostrare che, oltre l’errore, esiste ancora una persona capace di creare bellezza.
L’emozione è stata il filo conduttore di ogni chiacchierata. Vedere l’orgoglio nei loro occhi mentre spiegavano una sfumatura o un concetto ci ha fatto capire quanto quell’attività fosse, per loro, un vero e proprio soffio di libertà.
UN’ESPERIENZA CHE CI HA CAMBIATI
Siamo usciti dalla Casa Circondariale con un bagaglio pesante, ma in senso positivo. Abbiamo condiviso piccole risate, momenti di commozione e riflessioni che difficilmente dimenticheremo.
Questa visita ci ha insegnato che l’ascolto è la forma più alta di rispetto. Grazie a questo progetto e soprattutto all’insegnante Sara Quida piena di gioia nel raccontarci ciò che lei in collaborazione con la dott.ssa Maria Giuseppina Rossi, capo area educativa, e i detenuti hanno costruito. Abbiamo capito che l’arte non serve solo a decorare una parete, ma a costruire ponti dove prima c’erano solo silenzi.
Torniamo in classe con una consapevolezza nuova: ogni persona ha una storia che merita di essere ascoltata e che, a volte, un semplice incontro può abbattere ogni pregiudizio.
Un ringraziamento speciale va alla Direttrice della Casa Circondariale, Rita Cerino, per la sensibilità dimostrata nell’autorizzare questa iniziativa e per la squisita accoglienza riservataci, permettendoci di vivere un’esperienza di così alto valore formativo.
Il “ponte” con il Liceo Pantini – Pudente è una delle tante iniziative sociali e culturali realizzate nella comunità della Casa Lavoro, un impegno che ha portato a far sorgere una Rete per l’Inclusione, primo caso in Italia ed esperienza che sta diventa pilota ed esempio anche per altre realtà.
«Come Comune di Vasto e come servizi sociali abbiamo sottoscritto un protocollo con la Casa Lavoro di Vasto, coinvolgendo il terzo settore e il mondo dell’impresa per offrire una seconda possibilità a chi è sottoposto a provvedimenti di giustizia – ha ricordato l’assessora Anna Bosco lo scorso 26 settembre in occasione del convegno sui 50 anni delle “Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative della libertà” – Insieme alla Regione Abruzzo e all’Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna stiamo inoltre realizzando un importante progetto di Housing First, destinando un immobile confiscato alla criminalità a percorsi di inclusione e reinserimento lavorativo della durata di 18 mesi. Un segnale concreto di comunità che non lascia indietro nessuno».
In occasione della Giornata per la Memoria e l’Impegno contro le mafie dell’anno scorso la delegata alle politiche sociali ha annunciato che un immobile sequestrato è destinato a questo progetto. «Voglio condividere con voi un’iniziativa che mi sta particolarmente a cuore: a Vasto, un immobile confiscato alla criminalità organizzata diventerà una casa per chi vive ai margini della società.
Un luogo che, invece di rappresentare illegalità e sopraffazione, sarà un simbolo di rinascita, dignità e inclusione sociale – ha dichiarato l’assessora alle politiche sociali Anna Bosco – L’immobile è stato destinato al progetto Housing First, un modello innovativo che offre non solo un tetto, ma un vero percorso di reinserimento per persone in difficoltà. Perché la casa non è un punto di arrivo, ma il primo passo per ricostruire la propria vita». «Restituire alla collettività ciò che la criminalità aveva sottratto è un atto di giustizia e di speranza per il futuro – la riflessione dell’assessora alle politiche sociali Anna Bosco – ogni piccolo passo verso la legalità e la solidarietà è una vittoria per tutta la comunità».
«Un ambizioso traguardo raggiunto per la prima volta dal Comune di Vasto per il progetto “Dopo di noi”. Una scelta dall’alto valore simbolico e sociale che permette la riconversione di un bene sottratto alla criminalità organizzata in favore della collettività ed un progetto sociale importante – ha sottolineato l’assessora alle Politiche sociali Anna Bosco – L’obiettivo è garantire la piena autonomia e inclusione sociale di queste persone, anche dopo la scomparsa dei genitori o dei familiari che si prendevano cura di loro.
Questo spazio non sarà solo un’abitazione ma un luogo dove persone fragili potranno contare su supporti educativi, sanitari e sociali integrati, e su una rete costruita insieme con le famiglie e con il territorio. L’abitazione sarà personalizzata e dotata di tecnologie di domotica e interazione a distanza. Un ringraziamento agli organi giudiziari, alle forze dell’ordine, al dirigente e agli uffici dei Servizi sociali».

La sinergia tra l’Amministrazione Comunale, la Casa Lavoro, associazioni, operatori economici ed enti attivi sul territorio che ha portato da un anno all’avvio di un cammino comune probabilmente unico nel suo genere: la creazione di una Rete per l’Inclusione Sociale delle Persone con fragilità sottoposte ad esecuzione penale nella Città di Vasto. Una realtà portata all’attenzione nazionale lo scorso 2 dicembre da Marta Elisio, presente in rappresentanza della cooperativa PMI Services e tra i motori della Rete con l’educatrice della Casa Lavoro Giusi Rossi, nel suo intervento al CNEL in occasione della firma con l’Alleanza Generale Cooperative Italiane del Protocollo “Recidiva Zero”.
«Nel suo intervento, Elisio ha voluto valorizzare in modo particolare l’Istituto Penale di Vasto, definendolo “un presidio di comunità, non un luogo isolato”. La direzione, il personale educativo, gli agenti e gli operatori interni sono stati riconosciuti come partner fondamentali nella costruzione di percorsi che uniscono sicurezza, dignità e responsabilizzazione – si legge nel racconto della giornata pubblicato sul sito della Rete reteinclusionecasalavorovasto.com – L’IP di Vasto è stato presentato come un istituto capace di:
* aprirsi al territorio con visione e responsabilità
* collaborare stabilmente con servizi, enti e imprese
* sostenere percorsi individualizzati di crescita
* facilitare l’accesso a formazione, lavoro e politiche attive
Un modello che dimostra come il sistema penitenziario possa essere parte attiva della comunità e non un corpo separato. Una rete che nasce dal territorio e cresce con il territorio. Elisio ha descritto una rete fatta di istituzioni, servizi, imprese, volontariato e realtà cooperative che collaborano stabilmente per trasformare la pena in un percorso di rinascita. Tra gli attori più determinanti, Elisio ha valorizzato il ruolo del Comune di Vasto, che negli ultimi anni ha garantito una presenza costante e una visione politica chiara sul tema del reinserimento».
«Un modello che, come sottolineato al CNEL, può diventare un riferimento nazionale. Uno sguardo al futuro – prosegue la relazione sull’intervento al convegno nazionale presso la sede del CNEL – L’intervento di Marta Elisio ha mostrato come Vasto abbia già costruito un percorso credibile e replicabile, in cui istituzioni, servizi, cooperazione e Istituto Penale lavorano insieme per trasformare la pena in un’occasione di rinascita. Il protocollo “Recidiva Zero” apre una prospettiva nazionale. La rete di Vasto, raccontata da Elisio, dimostra che quella prospettiva può diventare realtà».





