L’INGANNO DIFFUSO SCIENTIFICAMENTE. La sanità pubblica molisana sta morendo. La sua morte è stata decretata, negli anni, dai tanti personaggetti che hanno scelto di indebolirla. Per una ragione esclusivamente politica (la loro politica): avvantaggiare e far esplodere definitivamente la sanità privata. Ma con i soldi pubblici. Noi non abbiamo nessun problema con il “privato”. Restiamo con la nostra idea: vuoi fare l’imprenditore della sanità privata? Allora metti le mani nel tuo portafoglio. Se ne sei capace. Altrimenti fai un altro mestiere. La salute non è una merce. Non è un guadagno.
La resa dei conti è arrivata. Dopo lunghi anni di strategie attuate per depotenziare il pubblico, sono arrivati pure i manifesti (pieni di cazzate) – disseminati in tutta la regione – che gridano ai molisani che la sanità privata non ruba soldi a quella pubblica. Un’operazione di marketing su vasta scala (ma quanto vi è costata?) per bombardare con slogan colorati. Aggressivi. Da campagna elettorale.
Il grande fratello guarda e osserva, molisani. Detta le regole e sceglie per voi. Ma la realtà, come ha spiegato Lucio Pastore, è un’altra: il privato convenzionato è entrato nel sistema sanitario attraverso fondi, accordi, accreditamenti, convenzioni. Quando il servizio sanitario pubblico viene progressivamente svuotato, quando gli ospedali vengono lasciati senza personale, senza reparti, senza futuro, quando le liste d’attesa diventano muri di gomma e il cittadino viene spintonato verso la prestazione a pagamento, siamo alla resa. Incondizionata.
Il Molise è diventato il laboratorio perfetto di questa contraddizione. Una regione piccola, fragile, anziana, con aree interne spopolate. Di cosa avrebbe bisogno? Del privato che pensa ai suoi interessi? No, molisani. Avrebbe bisogno di una sanità territoriale forte, di presidi pubblici, di ospedali capaci di garantire servizi.
Da anni, però, nel silenzio generale (anche di chi ha continuato a votare per i peggiori) i cittadini assistono a tagli, promesse, commissariamenti, piani di rientro, debiti, annunci, passerelle, tavoli tecnici, conferenze stampa, slogan. Tutte prese per il culo.
Chi deve curarsi deve partire. O aspettare. O pagare. O morire.
È questa la fotografia del fallimento molisano: se il pubblico non risponde (perchè non deve rispondere) arriva il privato (pronto a prendersi tutto). Una classe dirigente – scelta da cittadini passivi, distratti e complici – avrebbe dovuto difendere il pubblico con le unghie e con i denti. Ma in Molise abbiamo assistito (e denunciato negli ultimi venti anni) una lunga stagione di gestione inadeguata, di decisioni sbagliate, di promesse mai mantenute.
Abbiamo denunciato i reparti doppione messi in piedi per avvantaggiare i parenti e gli amici degli amici. Abbiamo denunciato i macchinari acquistati per il pubblico (pagati milioni di euro) e magicamente non utilizzabili per spingere l’utenza verso il privato.
Abbiamo denunciato le presenze dei familiari e di coloro – amici, amichetti e, soprattutto, amichette – che offrivano (offrono ancora?) la base elettorale per i politicanti da quattro soldi per assicurare la loro costante rielezione. La sanità è stata trattata come una mucca da mungere. L’hanno munta fino alla fine. E i cittadini, nella maggior parte dei casi, hanno fatto finta di non vedere e di non sentire. La mucca, ormai, è in fin di vita.
La classe dirigente che lascia marcire la sanità pubblica è una classe dirigente pericolosa. Non è solo incapace. Quando distruggi la sanità pubblica colpisci le persone: i malati oncologici, gli anziani, i bambini, chi non ha soldi, chi non ha conoscenze, chi non può permettersi viaggi, visite private, assicurazioni.

Il manifesto dice: “Basta balle”. Allora basta davvero, (poco) cari signorotti. Basta con le vostre favole. Basta con gli affari fatti sulle spalle della povera gente. Basta con la propaganda. Basta con le vostre cazzate.
Rispondete alle nostre domande retoriche. Perché il pubblico non funziona? Chi lo ha ridotto così? Chi ha governato? Chi ha nominato i vari dirigenti? Chi ha (s)programmato? Chi ha taciuto? Chi ha firmato piani, tagli, riorganizzazioni? Chi ha trasformato il Molise in un laboratorio degli orrrori?
Ve la prendete con Roma, con i commissari, con i vincoli, con i numeri. La politica regionale continua a recitare la parte della vittima dopo aver, per anni, creato le condizioni per la distruzione.
Ma anche l’opinione pubblica deve guardarsi allo specchio. Avete scelto male, avete scelto i peggiori. Per quale motivo? Perchè ognuno si è messo in attesa del proprio turno. Vi siete accontentati della pacca sulla spalla, delle promesse, dei vantaggi. Avete svenduto la vostra anima a soggetti più schifosi di voi. E questi sono i risultati.
La crisi della sanità molisana è anche una crisi di coscienza collettiva. Il diritto alla salute non si difende soltanto quando serve a voi. Si difende prima. Si difende sempre: quando si vota, quando si sceglie da che parte stare.
Il privato convenzionato, come ha spiegato Pastore, rischia di essere il cavallo di Troia di un processo più ampio. Il pubblico arretra, i tempi si allungano. Il cittadino si rassegna. Arrivano le assicurazioni. Chi può paga e chi non può muore.
Ma tutto è già stato scritto?
La privatizzazione non è legge naturale. È una direzione voluta da chi intende la sanità in modo privatistico. La sanità pubblica può essere salvata.
Bisogna lottare seriamente per attuare la nostra Costituzione, scritta con il sangue.
Il Molise ha bisogno di gente dignitosa. Ha bisogno di una politica seria.
Tutto il resto, davvero, sono balle.





