Il 1° maggio è la festa di tutti i lavoratori. Tranne noi.
Lo dico senza polemica sterile, ma con la stanchezza e la dignità di chi conosce bene cosa significhi assistere ogni giorno una persona fragile, un figlio, un genitore, un familiare non autosufficiente. Noi caregiver familiari lavoriamo sempre, spesso senza orari, senza pause, senza ferie, senza malattia, senza contributi, senza tutele vere. Eppure continuiamo a essere invisibili.
Sono Monica Di Filippo, presidente dell’Associazione Genitori Arcobaleno ODV di Venafro e referente CFU Molise, e in questa giornata simbolica voglio riportare al centro una verità semplice, scomoda, troppo a lungo ignorata: il lavoro di cura è lavoro. Non è volontariato obbligatorio. Non è una parentesi privata da consumare nel silenzio delle case. Non è una vocazione da dare per scontata. È un impegno quotidiano, continuo, faticoso, spesso totalizzante.

I caregiver familiari del Molise, come quelli di tutta Italia, assistono i propri cari 24 ore su 24. Lo fanno nelle stanze delle proprie abitazioni, nei corridoi degli ospedali, davanti agli sportelli pubblici, tra visite mediche, terapie, farmaci, pratiche burocratiche, emergenze improvvise e notti senza sonno. Lo fanno spesso rinunciando al proprio lavoro, alla propria carriera, alla propria vita sociale, alla propria salute.
Eppure, quando arriva il Primo Maggio, noi sembriamo non esistere.
Si parla giustamente di salario, sicurezza, dignità, contratti, sfruttamento, diritti. Ma chi parla davvero di noi? Chi parla delle madri, dei padri, dei figli, dei coniugi che ogni giorno tengono in piedi una parte fondamentale dell’assistenza nel nostro Paese? Chi riconosce il valore economico, sociale e umano di ciò che facciamo?
Il nostro lavoro fa risparmiare miliardi alla sanità pubblica e al sistema socio-assistenziale. Senza i caregiver familiari, il welfare italiano mostrerebbe ancora di più tutte le sue crepe. Molti servizi territoriali, già fragili e insufficienti, non riuscirebbero a reggere l’urto della non autosufficienza, della disabilità, della malattia cronica, della fragilità quotidiana.
Eppure chi sostiene questo peso viene lasciato troppo spesso solo.
Il DDL Locatelli sul riconoscimento dei caregiver familiari ha acceso una speranza, ma quella speranza non può restare ferma nei palazzi, sospesa tra annunci, passaggi istituzionali e tempi parlamentari. Noi non possiamo fermarci. Noi non possiamo rinviare. Noi non possiamo mettere in pausa la cura dei nostri cari in attesa che la politica trovi finalmente il coraggio di fare ciò che avrebbe dovuto fare da anni.
Il DDL è fermo. Noi no.
Noi continuiamo ad alzarci ogni mattina, anche quando siamo esausti. Continuiamo ad assistere, accompagnare, sollevare, medicare, ascoltare, proteggere. Continuiamo a esserci quando tutto il resto si ritira. Continuiamo a fare ciò che spesso lo Stato non riesce più a garantire fino in fondo.
Per questo oggi dico basta.
Basta invisibilità. Basta parole gentili e vuote. Basta riconoscimenti morali senza diritti concreti. Basta trattare i caregiver familiari come una risorsa gratuita da consumare lentamente, fino allo sfinimento.
Chiediamo alla Regione Molise e ai parlamentari molisani di farsi sentire. Chiediamo una posizione chiara, pubblica, concreta. Chiediamo che il Molise non resti spettatore davanti a una battaglia che riguarda migliaia di famiglie. Chiediamo che il tema del caregiver familiare diventi una priorità politica, sociale e istituzionale.
Non servono passerelle. Non servono frasi di circostanza. Servono tutele reali: riconoscimento giuridico, sostegni economici adeguati, contributi previdenziali, servizi di sollievo, assistenza domiciliare, percorsi dedicati, protezione per chi è costretto a lasciare o ridurre il proprio lavoro per assistere un familiare.
Il riconoscimento del caregiver familiare come lavoratore non è un privilegio. È un atto di giustizia.
Ed è una questione che riguarda tutti. Perché nessuno può sentirsi al riparo dalla fragilità. Tutti, prima o poi, potremmo avere bisogno di essere assistiti. Tutti potremmo diventare caregiver. Tutti potremmo scoprire, da un giorno all’altro, che la vita cambia direzione e che la cura diventa il centro di ogni cosa.
Per questo la nostra battaglia non è una rivendicazione di pochi. È una battaglia di civiltà.
Il Primo Maggio dovrebbe ricordare al Paese che il lavoro è dignità. Ma allora anche la cura deve avere dignità. Anche chi assiste deve essere visto, ascoltato, tutelato. Anche chi lavora dentro le case, lontano dalle piazze e dai riflettori, deve essere riconosciuto.
Noi caregiver familiari non chiediamo applausi. Non chiediamo compassione. Non chiediamo medaglie.
Chiediamo diritti.
Perché dietro ogni persona fragile c’è quasi sempre un familiare che regge il peso del mondo in silenzio. E quel silenzio, oggi, deve finire.
Monica Di Filippo
Presidente Associazione Genitori Arcobaleno ODV Venafro
Referente CFU Molise






