La vertenza della Kes di Vinchiaturo, ex Molipak, diventa un nuovo fronte caldo della crisi industriale molisana. Dopo 35 anni di produzione, lo stabilimento della Koch Engineered Solutions rischia la chiusura, con 27 dipendenti coinvolti nella procedura di licenziamento collettivo: 22 operai e 5 impiegati.
Una decisione che ha provocato la risposta dei lavoratori, scesi in sciopero e in presidio davanti ai cancelli per difendere il posto di lavoro e il futuro produttivo dello stabilimento. Una mobilitazione sostenuta dal Partito Comunista dei Lavoratori – Molise, che attraverso il responsabile regionale Tiziano Di Clemente lancia un appello netto contro la chiusura e contro la prospettiva della delocalizzazione.
“La salvaguardia del lavoro non è negoziabile”, afferma Di Clemente, richiamando la rivendicazione dei lavoratori.
Secondo Di Clemente, infatti, “si paventa un’altra chiusura aziendale in Molise dopo 35 anni di produzione”, con lavoratori che, anche per ragioni anagrafiche, rischiano di trovarsi in una condizione difficile nel mercato del lavoro. Il punto, per il responsabile del PCL Molise, è politico e sociale: “A comandare sono i padroni per i loro interessi contrapposti ai lavoratori”.
La critica alla scelta della multinazionale è durissima. Di Clemente denuncia che “i padroni vogliono delocalizzare per inseguire i salari da fame”, spostando la produzione dove il costo del lavoro è più basso e dove, secondo il PCL, è possibile ottenere “un maggior saggio di sfruttamento della forza lavoro”.
Per il Partito Comunista dei Lavoratori Molise, la risposta dei dipendenti rappresenta “un importante punto di partenza”, ma non può fermarsi al presidio. Di Clemente sostiene che contro “il potere unilaterale dei padroni” sia necessario “mettere in campo una forza operaia uguale e contraria”, richiamando come esempio la mobilitazione della GKN, diventata negli ultimi anni un simbolo nazionale della resistenza operaia contro licenziamenti e delocalizzazioni.
Le richieste immediate dei lavoratori, dagli incontri istituzionali al coinvolgimento della Regione Molise, fino alla necessità di ricorrere agli ammortizzatori sociali, secondo il PCL devono essere legate a una rivendicazione più ampia: la difesa dello stabilimento e della produzione sul territorio.
“Le iniziative immediate richieste dai lavoratori devono legarsi alla difesa dello stabilimento contro la delocalizzazione”, sottolinea Di Clemente. Una battaglia che, secondo il responsabile regionale del PCL, potrebbe avere maggiori possibilità di risultato solo “alzando il livello della lotta”, anche attraverso forme più incisive di mobilitazione.
Il riferimento è chiaro: dal presidio davanti ai cancelli si potrebbe arrivare, secondo il PCL Molise, anche “all’occupazione dello stabilimento”, costruendo al tempo stesso un fronte comune con i lavoratori della stessa azienda presenti negli stabilimenti di Aprilia e Vimercate.
Per Di Clemente, la vertenza Kes dovrebbe inoltre intrecciarsi con le altre crisi aperte in Molise. “Unità di lotta che vale ovviamente per tutte le vertenze in corso nel Molise”, afferma, indicando la necessità di superare l’isolamento delle singole battaglie aziendali e costruire una risposta complessiva del mondo del lavoro.
La Kes di Vinchiaturo, ricorda il PCL Molise, è il risultato di anni di lavoro e competenze sviluppate dalle maestranze nel settore metalmeccanico. Proprio per questo, la decisione di chiudere viene giudicata “assurda” se osservata dal punto di vista dei lavoratori. Al contrario, secondo Di Clemente, se si guarda agli interessi dei padroni, la scelta appare “chiaramente dettata dalla logica di rincorrere il massimo profitto sulla pelle degli operai”.
“È necessario iniziare a legare la resistenza immediata e quotidiana in difesa dello stabilimento Kes, come di altri a rischio chiusura, con la rivendicazione della nazionalizzazione senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori”.
Il Partito Comunista dei Lavoratori Molise chiude il proprio appello legando la difesa dei posti di lavoro alla prospettiva di un diverso modello di governo dell’economia. Non una semplice vertenza aziendale, dunque, ma una battaglia politica sul futuro del lavoro in Molise.
Per il PCL, le “leve dei grandi mezzi di produzione” non devono più restare “in balia” delle multinazionali, ma devono passare “nelle mani delle classi lavoratrici”, con l’obiettivo di “pianificare democraticamente la produzione in funzione delle esigenze collettive”.




