Lanciamo un appello aperto ad associazioni, collettivi, organizzazioni sociali, scuole, per continuare una grande mobilitazione della società civile in occasione del prossimo 23 maggio, 34esimo anniversario della strage di Capaci, in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.
Quest’anno, il grido di rabbia sarà più forte: non permetteremo che la memoria dei nostri martiri venga strumentalizzata dai responsabili della restaurazione mafiosa e autoritaria, oggi in corso.
Non vogliamo costruire solo un corteo, ma un percorso che attivi tante e tanti, per le strade della nostra città, che faccia sentire la voce di una Palermo che non può più essere ostaggio delle verità occultate, del clientelismo mafioso e del degrado sociale.
Il 23 maggio non è giornata di passerelle. Per noi resta momento di lotta, in cui prendersi cure delle ferite del cratere di Capaci che si tramandano di generazione in generazione.
Crediamo in un’antimafia intersezionale e sociale, che muove i passi dalle denunce di Peppino Impastato, dalla lotta contro la guerra di Pio La Torre, dalla ribellione al patriarcato mafioso di Lia Pipitone, dagli insegnamenti lungo le strade delle periferie di Palermo di Padre Pino Puglisi.
Alle logiche del sistema di potere politico-affaristico-mafioso, vogliamo opporre un’altra idea di società.
Se tanti sono gli ambiti di interesse mafioso, su più fronti deve svilupparsi la nostra lotta. A partire dal rendere il lavoro dignitoso e sicuro, contrastando ogni forma di lavoro nero e di caporalato, sottraendo lavoratori e lavoratrici ad ogni forma di ricattabilità economica fino alla creazione di una scuola che sia fucina di pensiero critico, dunque primo avamposto nella lotta alla criminalità organizzata nonché presenza costante delle istituzioni nel territorio.
La lotta antimafia si intreccia anche con la causa transfemminista, perché mafia e patriarcato si fondano sulla stessa violenza e sul controllo dei corpi.
Non c’è antimafia senza libertà di autodeterminazione ed oggi il “metodo mafioso” è anche pratica di governo, nella censura, nella repressione del dissenso e nell’attacco ai diritti civili.
Non abbiamo bisogno di infrastrutture di guerra e di Ponti sullo stretto, ma di opere pubbliche incentrate al benessere sociale: scuole, ospedali, centri antiviolenza, case popolari, strade, spazi di aggregazione e trasporto pubblico.
Da qui bisogna partire per sottrarre persone e consenso di cui la mafia si sostenta.
Noi il 23 maggio ’92 non c’eravamo, ma ci siamo oggi e portiamo avanti una richiesta ferma di verità sulla storia del nostro Paese.
Da Portella della Ginestra fino ai nostri giorni, la battaglia per la verità è battaglia per la democrazia.
In Sicilia assistiamo al ritorno arrogante di una “vecchia guardia”, che forse non se ne è mai andata. Il caso Cuffaro e la sua agibilità politica non sono che la punta dell’iceberg di un sistema clientelare che si sente nuovamente intoccabile.
A Palermo le organizzazioni mafiose negli ultimi anni hanno rialzato la testa: il recente atto di intimidazione a suon di kalashnikov nella borgata di Sferracavallo, così come la moltiplicazione delle piazze di spaccio si affiancano, come messo in luce dalle recenti inchieste, ad un controllo dell’economia attraverso il pizzo e non solo.
Mentre il governo nazionale si riempie la bocca di “legalità”, nei fatti strizza l’occhio ai condannati per fatti di mafia che hanno insanguinato la nostra terra.
Mentre cita a sproposito Falcone, depotenzia gli strumenti di indagine contro la criminalità economica, i reati dei colletti bianchi ed elargisce impunità per gli apparati dello Stato.
Solo nell’ultimo anno: abbiamo assistito ad attacchi violentissimi all’indipendenza della magistratura; prosegue tutt’ora il tentativo di riscrivere la storia delle stragi, facendo finta di non vedere i mandanti esterni e l’impatto politico che queste hanno avuto; nel paese numerose inchieste hanno scoperchiato un sistema di co-abitazione fra organizzazioni mafiose e mondo imprenditoriale e amministrativo.
Crediamo, come Pio La Torre, che per sconfiggere le mafie occorra recidere il cordone ombelicale che le lega alla politica.
RITROVO ORE 15.00 – TRIBUNALE DI PALERMO (Piazza Vittorio Emanuele Orlando)
CORTEO FINO AI PRESSI DELL’ALBERO FALCONE
Realtà promotrici:
- Attivamente
- Ass. Our Voice
- Collettivo Rutelli
- Collettivo Sirio
- Contrariamente-RUM
- Coordinamento Giovani CGIL Palermo
- Flet
- Sindacato Regina Margherita
- UDU Palermo
Realtà aderenti:
- Acli
- Albero della vita
- ANPI
- ANPPIA
- AntimafiaDuemila
- Arci
- Ass. Dioghenes APS, Associazione Antimafie e Antiusura
- Ass. Combatti la malattia con il sorriso
- Camera Forense per la Costituzione
- Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato
- Centro Impastato – No Mafia Memorial
- Centro studi Paolo e Rita Borsellino
- Centro studi Pio La Torre
- Chianta Idee
- Collettivo Elios
- Comitato giovanile permanente Zen
- Comunità palestinese di Palermo
- Coordinamento nazionale associazioni e familiari vittime di stragi e attentati
- Emmaus
- Federconsumatori
- Giornale WordNews.it
- Giovani Comunisti
- Giovani Democratici
- Handala
- I Siciliani giovani
- La Casa di Paolo
- Laboratorio Zen Insieme
- Memoria e futuro
- Moltivolti
- MoVi
- Movimento Agende Rosse
- Network giovani
- Nuova coscienza cittadina
- Rete 100 passi
- Settore Giovani Azione Cattolica
- Sposta la linea
- Unione degli Studenti Sicilia
- Vucia90100
- Wikimafia





