A pochi giorni dal 23 maggio, mentre l’Italia istituzionale torna a commemorare la strage di Capaci con parole solenni, corone di fiori e passerelle pubbliche, “30 minuti con…”, il format ideato e condotto da Paolo De Chiara per WordNews.it, dedica la sua ventottesima puntata a uno dei nodi più scomodi della storia repubblicana: le verità negate sulle stragi del 1992 e del 1993.
“Capaci, le verità negate e il dovere della memoria”. Una puntata che non vuole limitarsi al ricordo rituale, ma provare ad andare oltre la superficie della commemorazione ufficiale.
Ospite della puntata è stato Attilio Bolzoni, giornalista e scrittore, tra le firme più autorevoli nel racconto della mafia siciliana, di Cosa Nostra, delle stragi, dei processi e dei rapporti opachi tra criminalità organizzata, politica, apparati e potere. Per anni Bolzoni ha seguito da vicino Palermo, le inchieste, le solitudini di chi ha combattuto davvero le mafie e le zone d’ombra che ancora avvolgono la stagione stragista.
Il 23 maggio 1992 furono uccisi il magistrato Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani. Dopo decenni di processi, depistaggi, piste rilanciate e verità parziali, il Paese continua a fare i conti con una verità che tarda ad arrivare. Non è affatto un’anomalia, è la storia di questo Paese.
Il giornalista parla senza giri di parole di una “pupiata”, una scena ripetuta ogni anno, sempre più lontana dalla ricerca reale della verità.
La puntata affronta anche il ruolo della Commissione parlamentare Antimafia, le posizioni della Procura di Caltanissetta, il tema della cosiddetta “pista nera”, le indicazioni della magistratura e il rapporto tra indagini, narrazione pubblica e responsabilità politica. Bolzoni insiste su un punto decisivo: quando si indaga soltanto sulla mafia, senza guardare ai contesti esterni, ai rapporti con pezzi di Stato, politica, economia e apparati, si rischia di non capire nulla delle stragi.




