Nel suo intervento, Stefano Mormile, fratello di Umberto Mormile, ripercorre alcune delle pagine più oscure della storia italiana.
Al centro delle sue accuse ci sono la scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino, il depistaggio Scarantino, il protocollo Farfalla e gli incontri riservati degli agenti dei servizi segreti nelle carceri.
Un atto d’accusa rivolto direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e alla presidente della Commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo.
Buon pomeriggio a tutti. Cercherò di essere rapidissimo, conciso, abbiamo poco tempo e contrariamente a quello che ho fatto altri anni e quello che avete fatto finora, io invece volevo dare un contributo, un aiuto al nostro governo affinché sia più propositivo, sia più attivo, incisivo, perché alla fine sono giovani, certe cose non le sanno, noi le sappiamo e quindi gliele diciamo, gliele raccontiamo.
E quindi raccontiamo, per esempio, alla presidente Meloni e alla presidente Colosimo che probabilmente erano distratte, non lo sapevano, ma erano troppo giovani.
Raccontiamo, per esempio, che 34 anni fa, proprio qua, in questo luogo, subito dopo lo scoppio della bomba, uomini dello Stato trafugarono, rubarono l’agenda rossa del giudice Paolo Borsellino, la portarono via e non lo dico io, ci sono le prove, ci sono le fotografie, vero, presidente Colosimo? Le fotografie, che brutta cosa le fotografie. Ci sono le foto, ci sono i filmati, ci sono le testimonianze. Ebbene, sappiamo anche che lo Stato, quegli uomini non li ha mai indagati, mai; e l’agenda rossa non l’ha mai cercata in tutti questi anni.
Mai cercata. Forse è il caso che si comincia adesso a fare qualche cosa, no? Ma sappiamo tante altre cose. Sappiamo, per esempio, che per esempio che il generale Mario Mori, l’eroe, forte per esempio della trattativa che lui fece, l’ha confessato lui stesso, fece con la mafia per far cessare le bombe che invece non cessarono. Però quell’esperienza da negoziatore che maturò in quell’avventura anni dopo, quando lo Stato giustamente, riconoscendone i meriti lo promosse a capo del servizio segreto civile, il SISDE, ebbene, il generale Mario Mori pensò di fare un’altra trattativa, questa volta la fece con un altro galantuomo, il l’ex procuratore capo di Caltanissetta Giovanni Tinebra, già celebre, famoso per perché autore insieme all’altro galantuomo Arnaldo la Barbera del più grande depistaggio della storia d’Italia, il depistaggio Scarantino.
Ebbene, anche Tinebra per questi suoi meriti particolari speciali fu promosso, fu mandato a dirigere tutte le carceri italiane, capo del DAP, dipartimento amministrazione penitenziaria. E questi due soggetti, il capo del SISDE Mario Mori, il capo del DAP Giovanni Tinebra, si incontrarono e si accordarono, fecero un patto scellerato, illegale per consentire ai servizi segreti di entrare liberamente nelle carceri e di controllare tutte le carceri italiane.
Quel patto, presidente Meloni e presidente Colosimo, quel patto lo Stato non solo non l’ha mai cancellato, quel patto ha preso il nome di protocollo farfalla. Quel patto non è stato mai cancellato, ma addirittura sotto il governo Meloni di recente è stato anche legalizzato, è stato cristallizzato quel patto.
Adesso con una norma veramente vomitevole inserita all’interno dell’articolo 31 del decreto sicurezza che già contiene delle scelleratezze incredibili contro noi cittadini, è stata inserita una norma che rende leciti e legali gli incontri degli agenti, il passaggio libero. Possono scorrazzare liberamente dentro tutte le carceri italiane, possono fare accordi, possono fare di tutto e questo l’avete reso voi possibile ed è una cosa veramente incredibile. Tra le altre cose è una delle cause che è costato la vita a mio fratello Umberto Mormile, ucciso proprio perché si accorse e denunciò questi incontri illegali che avvenivano nel suo carcere a Milano, Opera.



