La trentesima puntata di “30 minuti con…” affronta una delle pagine più oscure della storia repubblicana: il biennio di sangue 1993-1994, quando Cosa Nostra spostò la propria strategia stragista dalla Sicilia al continente, colpendo Roma, Firenze e Milano con bombe, tritolo, morte e paura.
Ospite della puntata condotta dal direttore Paolo De Chiara, con la partecipazione di Antonino Schilirò, è il dottor Luca Tescaroli, procuratore della Repubblica di Prato, magistrato di lungo corso e figura centrale nelle indagini sulle stragi mafiose del 1993.
Tescaroli ricostruisce il contesto dell’Italia dei primi anni Novanta: un Paese attraversato dalla crisi di Tangentopoli, dal crollo dei vecchi equilibri politici, dalla nascita del governo tecnico presieduto da Carlo Azeglio Ciampi e da una fase di fortissima instabilità istituzionale. Proprio in quel vuoto, secondo la ricostruzione emersa dai processi, Cosa Nostra alzò il tiro, tentando di piegare lo Stato attraverso il terrore.
La strategia era chiara: colpire per costringere le istituzioni a trattare. Colpire per condizionare la politica. Colpire per incidere sul 41 bis, sulle carceri speciali di Pianosa e Asinara, sulla normativa relativa a sequestri e confische dei beni mafiosi, sul fenomeno dei collaboratori di giustizia.
Durante la puntata vengono ripercorsi gli attentati che insanguinarono il Paese: l’attacco a Maurizio Costanzo in via Ruggero Fauro a Roma, la strage di via dei Georgofili a Firenze, l’attentato di via Palestro a Milano, le bombe contro San Giovanni in Laterano e il Palazzo Lateranense, fino al fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma, dove sarebbero potuti morire decine di carabinieri. Sangue e tritolo.
Uno dei passaggi più forti riguarda il fallito attentato del 23 gennaio 1994 in via dei Gladiatori a Roma. Secondo Tescaroli, quello avrebbe dovuto essere l’attacco più devastante. L’ordigno, caricato anche con bulloni di ferro per aumentarne la capacità distruttiva, avrebbe dovuto colpire i carabinieri all’uscita dallo stadio. L’attentato fallì per un problema tecnico, ma resta centrale nella lettura del rapporto tra violenza mafiosa e passaggi politico-istituzionali di quella stagione.
Perché quella campagna stragista cessò? I processi, spiega Tescaroli, hanno permesso di accertare responsabilità mafiose e di arrivare a condanne definitive, ma non hanno cancellato i vuoti e le trame oscure.
Tescaroli richiama il ruolo dei processi, delle indagini, dei collaboratori di giustizia, delle condanne definitive e dei risultati ottenuti dallo Stato. Ma non nasconde ciò che resta da chiarire: i possibili interessi convergenti esterni a Cosa Nostra, il ruolo di figure provenienti da ambienti eversivi, le rivendicazioni della Falange Armata, le anomalie istituzionali, gli attentati non completamente spiegati, i legami tra la stagione delle bombe e le trattative avviate in quegli anni da pezzi dello Stato o da soggetti collegati alle istituzioni.
Il tema delle “menti raffinatissime”, evocato da Giovanni Falcone, entra nella parte finale della conversazione. Tescaroli colloca quelle menti all’esterno di Cosa Nostra, in una possibile convergenza di interessi tra l’organizzazione mafiosa e soggetti appartenenti ad altre entità.
La puntata è anche un viaggio dentro il libro di Luca Tescaroli, “Il biennio di sangue. 1993-94. Le menti e gli esecutori materiali degli attentati di Cosa nostra nel continente”, un lavoro che rimette in fila atti, sentenze, responsabilità e interrogativi.
La video intervista a Luca Tescaroli rappresenta un nuovo tassello del percorso di WordNews.it e di “30 minuti con…”, format nato per dare spazio a voci, testimonianze e analisi sui grandi nodi irrisolti del Paese: mafie, giustizia, stragi, poteri occulti, memoria civile e responsabilità dello Stato.
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