Stavo constatando il meccanismo attuale di funzionamento delle democrazie. Abbiamo un popolo che va a votare e sceglie chi dovrà rappresentarlo nelle scelte da fare per il governo del territorio. In questa ottica anche Israele viene definito un Paese democratico.
Ma, a monte, cosa c’è che regola questo meccanismo? Prima di tutto gli aggregati definiti partiti, che dovrebbero rappresentare le diverse posizioni del popolo. In questo punto agiscono i poteri veri, selezionando classi politiche di loro gradimento, sia nelle formazioni di governo sia in quelle di opposizione.
Se pensiamo all’esperienza italiana, dove per opporsi a Berlusconi l’opposizione puntò su Prodi, uomo del neoliberismo che aveva favorito la privatizzazione dei beni pubblici, precarizzato il lavoro e avviato il processo di privatizzazione della sanità, ci rendiamo conto che il meccanismo di controllo del potere è molto più sottile del semplice atto del voto.
All’epoca anch’io ebbi la speranza di rompere il ciclo negativo del berlusconismo con Prodi e appoggiai quelle scelte di primarie. Ma Prodi era un uomo del sistema neoliberista che, comunque, favorì l’evoluzione del nostro Paese e dell’Europa tutta verso una visione neoliberista che ha portato al declino attuale dell’Occidente.
In pratica, quindi, i poteri veri agiscono selezionando classi politiche a loro gradite sia nei partiti di governo sia in quelli di opposizione, utilizzando il controllo stretto dell’informazione e le leve economiche garantite dall’enorme concentrazione della ricchezza in poche mani.
Infatti, differenze chiare nell’alternanza al potere non si vedono, se pensiamo che in Italia l’abolizione dell’articolo 18 l’ha fatta un governo di sinistra, che cercò pure di cambiare la Costituzione, oltre ad altri danni.
L’unico che era uscito dai controlli stretti del potere vero è stato, per puro caso, Conte. Non è strano che, dopo aver ottenuto i 209 miliardi del PNRR, si sia modificato improvvisamente l’assetto mediatico della carta stampata e delle televisioni, si sia invocato il dio Draghi e si sia mosso Renzi per bloccarlo e cambiare strada.
Conte, purtroppo, non nasce da un’area politica strutturata, ma da una formazione senza una vera linea politica, che si può sciogliere come neve al sole. Lui ci sta provando a dare una linea a quell’area, ma viene attaccato costantemente a 360 gradi in tutte le sedi perché, forse, è l’unico personaggio di rilievo non omologato completamente al sistema di potere. E questo fa paura.
Nella regione Molise, in piccolo, avvengono le stesse cose. Chi detiene il potere controlla maggioranza e opposizione, che si omologano nelle scelte da fare, controllando i voti con il clientelismo, per favorire gli interessi di chi comanda. Non a caso la regione è in continuo declino economico e demografico.
Se poi osserviamo le manifestazioni di massa a livello nazionale, contro la guerra, i genocidi e le politiche espresse da chi ci governa, appare ancora più evidente la dicotomia tra volontà popolare e rappresentanti istituzionali.
Nella regione Molise, nonostante le manifestazioni di piazza, le istituzioni continuano a distruggere la sanità pubblica per privatizzarla. Emerge in modo chiaro la debolezza del sistema. Se non si riuscirà ad avere rappresentanti istituzionali espressione delle volontà popolari, se i poteri forti riusciranno a controllare le istituzioni con i loro rappresentanti, non ci sarà la possibilità di ricomporre un assetto democratico vero.
Porsi questo problema e cercare soluzioni è, forse, l’unica strada per uscire dal declino.




