Dopo quasi vent’anni di attese, la sentenza del TAR Sicilia impone la conclusione del procedimento entro 180 giorni. Marco Mastriani e Fabio Morreale spiegano perché il Parco rappresenti un’opportunità per la tutela ambientale, l’economia sostenibile e il futuro delle aree interne.
Dopo quasi vent’anni di stallo, segnati da timori, contestazioni, opposizioni e richieste di garanzie, il percorso verso l’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei sembra aver finalmente registrato un’accelerazione.
Si tratta di un’area naturale di 146.735 ettari, distribuita tra le province di Siracusa, Ragusa e Catania. È quanto emerge dalla sentenza n. 1681/2026, R.G. n. 815/2025, del TAR Sicilia, pubblicata lo scorso 9 giugno, che obbliga gli enti interessati al procedimento istitutivo a concludere la fase amministrativa avviata con l’articolo 26 della legge 222/2007 e finalizzata a proteggere la biodiversità dell’area, tutelarne il patrimonio geologico e archeologico e promuoverne lo sviluppo sostenibile.
La decisione del TAR ha accertato l’inerzia delle amministrazioni e imposto la conclusione del procedimento entro 180 giorni.
Sebbene la sentenza abbia imposto perentoriamente un termine massimo per completare l’iter burocratico che conduce all’istituzione del Parco, diversi portatori di interesse — tra cui parlamentari, sindaci dei Comuni appartenenti ai Liberi Consorzi comunali di Ragusa e Siracusa, rappresentanti delle associazioni agricole, ambientaliste e del mondo produttivo, esponenti degli ordini professionali e del mondo accademico e scientifico — si sono riuniti il 13 luglio presso l’Urban Center di Siracusa per continuare a confrontarsi su alcuni aspetti riguardanti il futuro dell’area, nel tentativo di giungere a una posizione condivisa.
Per avere maggiori ragguagli su quanto discusso durante questo tavolo di confronto e sui possibili sviluppi che ne conseguiranno, Prima Linea News ha invitato in trasmissione Marco Mastriani, coordinatore regionale dell’associazione Federparchi Sicilia e consigliere dell’Ente Fauna Siciliana, l’associazione che ha presentato il ricorso al TAR per sbloccare l’iter relativo all’istituzione del Parco, e Fabio Morreale, presidente dell’associazione naturalistica e culturale “Natura Sicula”.
Le valutazioni di Marco Mastriani
Mastriani fa innanzitutto presente che, a seguito dell’incontro organizzato il 13 luglio, non sono emerse particolari novità sul piano amministrativo, dal momento che, previo interessamento del TAR del Lazio e in ossequio al procedimento di competenza del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, il TAR Sicilia ha ormai stabilito che il procedimento per l’istituzione del Parco dovrà comunque concludersi entro 180 giorni.
Infatti, anche qualora venisse superata questa scadenza, Mastriani ricorda che il compito di completare il procedimento verrà demandato a un commissario ad acta, che provvederà a concludere l’iter amministrativo nei successivi 60 giorni.
Tuttavia, Mastriani non nega che, nel frattempo, sia continuata la diatriba su tutta una serie di questioni amministrative riguardanti il Parco, sebbene nell’arco dell’ultimo ventennio si siano svolte lunghe ed estenuanti fasi di concertazione che hanno visto il coinvolgimento di numerose associazioni portatrici di interessi.
Per Mastriani, questi continui confronti dimostrano che, su questioni di questo tipo, non esistono decisioni calate dall’alto. Come ribadito anche in un documento congiunto redatto da Federparchi Sicilia e da diverse altre associazioni, sarà invece utile sfruttare questi 180 giorni per far comprendere ai sindaci dei Comuni iblei e ragusani l’importanza del Parco, rassicurando al contempo le associazioni di categoria rispetto ai timori sollevati da alcuni detrattori.
Secondo Mastriani, il Parco potrà trasformarsi in un grande progetto di tutela, sviluppo sostenibile, ecoturismo, programmazione e pianificazione delle aree siciliane.
Il coordinatore regionale di Federparchi Sicilia si dice pertanto convinto che, attraverso l’istituzione del Parco, sarà finalmente possibile dare una risposta alla vocazione di un territorio che gode di un grande patrimonio naturale, ambientale, culturale, archeologico, artistico, enogastronomico e quant’altro. Per comprenderne l’importanza, aggiunge, basterebbe considerare i benefici ottenuti dai 25 parchi nazionali già presenti in Italia.
A suo giudizio, il Parco rappresenta «un’opportunità che la politica non ha saputo cogliere», ma aggiunge anche che «quello che non ha fatto la politica lo hanno fatto i tribunali», riferendosi alla recente sentenza del TAR.
«Noi non ci siamo fermati e avevamo ragione», prosegue Mastriani, invitando anche la politica a riflettere e ragionare su simili questioni, affinché «anticipi i processi e non li subisca».
Mastriani si augura inoltre che la Presidenza della Regione Siciliana non faccia ricorso al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in merito alla sentenza del TAR, perché ciò, a suo giudizio, significherebbe «schierarsi contro la difesa della natura e dei cittadini», nonché contravvenire a quanto previsto dall’articolo 9 della Costituzione.
Rimane inoltre il rischio che i veti incrociati di alcuni sindaci, di concerto con associazioni venatorie più o meno dichiarate, continuino a fare ostruzionismo per tutelare specifici interessi contrari alla nascita del Parco.
Eppure, Mastriani sottolinea che l’istituzione del Parco degli Iblei non significa impedire l’attività venatoria, quando questa si esplica attraverso piani di abbattimento selettivo, come nel caso del controllo, del monitoraggio e del contingentamento degli ungulati.
Un’altra minaccia di cui tenere conto, secondo Mastriani, è quella delle speculazioni, anche da parte di grandi società internazionali, legate, per esempio, all’installazione di impianti eolici e fotovoltaici o alle trivellazioni per la ricerca di idrocarburi.
Sarà quindi urgente far comprendere alla collettività l’importanza delle aree protette, sia sul piano ambientale sia su quello socioeconomico, così da scongiurare eventuali ulteriori ricorsi che potrebbero rendere l’iter per l’istituzione del Parco ancora più farraginoso.
Le valutazioni di Fabio Morreale
Anche Morreale condivide la posizione di Mastriani e sostiene che, in merito all’istituzione del Parco, «non c’è più tempo per dibattere».
Lo scorso 9 giugno il TAR ha preso atto che l’istruttoria è chiusa e, se la Regione Siciliana volesse ancora tergiversare, a quel punto verrebbe nominato un commissario ad acta per completare l’iter.
Quindi, ci dice Morreale, «non è più tempo di presentare osservazioni», per cui anche la convocazione di incontri come quello tenutosi recentemente all’Urban Center «appare assolutamente inopportuna e fuori luogo».
Morreale prosegue dichiarando che «durante i quasi due decenni necessari alla conclusione dell’iter sono state accolte le istanze di tutti». Non rimarrebbe quindi che eseguire la sentenza emessa dal TAR, anche a dispetto di eventuali sindaci o parlamentari che vorrebbero continuare a farsi avanti per sollevare le proprie perplessità.
Morreale chiarisce che, al momento, le maggiori contrarietà all’istituzione del Parco provengono dal Libero Consorzio Comunale di Ragusa, che sarà rappresentato nell’area del Parco da sei Comuni.
Tuttavia, questa situazione non dovrebbe provocare un grosso intralcio, dal momento che, al contrario, i restanti diciotto Comuni facenti parte dell’area siracusana non si mostrano contrari al Parco, ma si limitano semmai a chiedere alcune garanzie volte a rasserenare determinate categorie produttive.
Lo stesso Morreale vuole rassicurarci sul buon esito dell’iter richiamando un dato che considera significativo: alcuni Comuni della Sicilia nord-orientale, quali Gangi, Alimena, Blufi, Bompietro, Lascari, Cerami, Raccuja, Troina e Acquedolci, hanno visto arrivare finanziamenti per il Parco dei Nebrodi e per quello delle Madonie e hanno compreso che, pertanto, conveniva chiedere di far parte di queste aree protette.
Questi dati, secondo Morreale, dimostrano che i parchi non sono da temere, ma possono offrire soluzioni per tutte quelle aree interne che soffrono il problema dello spopolamento.
L’istituzione del Parco degli Iblei servirà anche, a suo giudizio, a far rispettare i vincoli necessari a evitare il consumo di suolo, rappresentando al contempo un deterrente per contrastare l’arbitrarietà con cui, secondo Morreale, è stato finora gestito il territorio.
Il Parco potrebbe inoltre impedire l’installazione indiscriminata e selvaggia di impianti eolici e fotovoltaici, che rischiano perfino di profanare alcuni siti archeologici.
Morreale dichiara che l’istituzione del Parco potrà anche tornare utile alle attività produttive presenti al suo interno, dal momento che eventuali difficoltà economiche da parte di queste aziende potranno essere affrontate tramite opportuni interventi basati su sovvenzioni, consulenze tecniche gratuite e sgravi fiscali.
Per Morreale, il Parco si rivelerà pertanto come «un grande fratello che protegge i settori produttivi», purché si rimanga nell’ottica dello sviluppo sostenibile.
Secondo Morreale, coloro che non riconoscono il Parco come un beneficio per la collettività potrebbero essere soggetti abituati a operare nel «cono d’ombra dell’illegalità» e, proprio per questo, consapevoli che le loro attività non potranno essere «metabolizzate» da un sistema istituzionalizzato.
Di converso, sempre secondo Morreale, il Parco potrà garantire benefici al resto della collettività, quali una maggiore attrattività turistica e un aumento dello sviluppo economico sostenibile.
Sarà inoltre capace di attrarre risorse economiche da distribuire sia all’interno sia all’esterno del suo territorio, ad esempio attraverso opere di bonifica e di prevenzione.
Come se non bastasse, Morreale auspica che il Parco possa contribuire a risolvere anche il problema legato allo spopolamento delle comunità montane, come quelle di Cassaro, Buscemi, Monterosso Almo, Giarratana e Buccheri: paesi ormai prevalentemente abitati da anziani che, grazie all’ecoturismo promosso dal Parco, potrebbero finalmente conoscere un grande risveglio, mettendo così a reddito il proprio patrimonio naturale, storico e culturale.
In conclusione, Morreale si dice ottimista sulla possibilità che, con l’istituzione del Parco e lungi dall’impedire lo sviluppo dell’area siciliana, si possano far rispettare regole capaci di garantire la preservazione del «capitale natura», ovvero quello che, secondo lui, ci rende «unici e interessanti agli occhi del mondo».
Tutto ciò, sempre secondo Morreale, dovrà passare attraverso l’istituzione di un organo di gestione del Parco che non includa soltanto politici, tecnici e ambientalisti, ma che sappia avvalersi anche della forza produttiva dell’intero territorio, nella pluralità delle sue espressioni.
L’obiettivo sarà quello di giungere a risoluzioni condivise, orientate allo sviluppo sostenibile e sociale.



