Siamo nel pieno dei mesi della memoria, tra meno di un mese calerà il sipario anche sul ciclo 2026. Un ciclo che ha vissuto, come ogni anno, uno dei momenti culminanti il 23 maggio con l’anniversario della strage di Capaci. Commemorare Giovanni Falcone un giorno è persino comodo, facile. Interrogarsi e consumare suole sulle strette, polverose e ripide strade il contrario.
«Follow the money» ammoniva Giovanni Falcone.
Segui i soldi perché la mafia punta alle grandi ricchezze, depreda la società, punta sempre a piegare l’interesse pubblico agli interessi delle sue consorterie.
Una delle più grandi intuizioni, che ha portato a strumenti tra i più poderosi e potenti, nella lotta alle mafie è stata la confisca dei beni, delle ricchezze, e il loro riutilizzo a fini sociali.
Ma la gestione dei beni confiscati è tema che negli anni ha sollevato vicende, suscitato dubbi e interrogativi, in cui l’intuizione di Pio La Torre è apparsa approdare in lidi ben lontani da quelli ipotizzati dal parlamentare del Partito Comunista.
Sono passati ormai mesi dalla sentenza di primo grado sul “caso Ofria” e di riflettori se ne vedono sempre meno. Una vicenda che non ha mobilitato fronti “antimafia”, che non ha scosso molte coscienze, che ha visto rimanere inerti anche istituzioni e pezzi dello Stato.
«Da 14 anni la Ditta Bellinvia di Barcellona Pozzo di Gotto è sotto amministrazione giudiziaria, ma, secondo le indagini, la famiglia Ofria – storicamente legata a Cosa Nostra barcellonese – avrebbe continuato a controllarla e a trarne profitti. Anni di gestione indisturbata da parte degli stessi soggetti sottoposti a confisca definitiva, collaboratori di giustizia che cercano di smentire l’affiliazione dei protagonisti, informative della Polizia di Stato archiviate ed esposti ignorati, magistrati che non intervengono e non sono chiamati a rispondere delle circostanze».
È questa la presentazione dell’inchiesta sul non-sequestro portata avanti da Roberto Disma e Sara Cozzi, Lamia Inchieste, in collaborazione con Associazione Antimafie Rita Atria & TAL ETS. L’Associazione Antimafie Rita Atria è stata l’unica parte civile al processo, unica a chiedere la costituzione.
Tra gli assenti anche l’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati, nonostante sia stata individuata come “parte offesa”. E da questa assenza, dalla risposta ricevuta dalla stessa Agenzia, parte il nuovo capitolo dell’inchiesta di Disma e Cozzi, quello conclusivo di questo ciclo di inchiesta giornalistica. Che rilanciamo sulle nostre pagine, come abbiamo fatto finora per tutte le puntate dell’inchiesta e dell’intera vicenda. Perché non può calare il silenzio, perché l’oblio va combattuto, concretamente, in maniera fattiva. E su questa vicenda non possiamo accettare che si dissolva nell’etere e svanisca del tutto da ogni cronaca e narrazione, riprendendo le parole con cui Sara Cozzi ha chiuso il quarto capitolo dell’inchiesta.





