Nel panorama del fermento dei nuovi movimenti sorti nel ventunesimo secolo nel mondo occidentale, spicca EUmans.
Fondato da una figura di indubbio valore e di ultradecennale militanza come Marco Cappato, al suo interno si colloca, inserendosi nel contesto storico e culturale degli ultimi anni, la campagna Civic AI, rappresentata da Francesco Vecchi.
Ma, in sintesi, che cos’è precisamente EUmans?
Marco Cappato spiega chiaramente il progetto innovativo del movimento. Non “europeo”, ma paneuropeo. Ovvero, non nella solita struttura del cittadino europeo che, alla fine, resta isolato nella propria nazione e nel proprio territorio, delegando ad altri le proprie istanze, ma come cittadino attivo, come parte di una comunità di cittadini del continente, cittadini paneuropei.
Un movimento che non si muove secondo le solite logiche partitiche, ma attraverso la condivisione di esperienze, itinerari e appartenenze politiche diverse, in vista di obiettivi comuni e condivisi.
Dentro questa prospettiva può realizzarsi una forma di democrazia e di convinzioni simili anche in modo trasversale, con l’influenza dell’opinione generale dei cittadini, tramite diverse componenti politiche e ideologiche che, pur nella loro differenza, sono unite da uno scopo comune.
In una situazione che scivola, nella maggior parte dei casi, verso l’autoreferenzialità delle classi dirigenti, la componente democratica proposta da EUmans serve a ridare potere a quella parte della popolazione, anche locale e dal basso, magari del quartiere sotto casa, che vuole essere protagonista delle proprie scelte e delle proprie proposte.
Con un fattore importantissimo: la delega diretta del rappresentante elettorale, oggi negletta nell’Europa attuale.
Su casi cardine dei problemi dell’inizio del terzo millennio, come cambiamento climatico, diritti umani, diritto internazionale e relazioni internazionali, una democrazia di questo tipo diventa fondamentale.
Ma non in una piazza o in un’agorà fisica. Piuttosto in un luogo di dialogo, comunicazione e proposta virtuale, come viene reso possibile dalle nuove tecnologie digitali.
Le tecnologie diventano, a questo punto, strumenti, veri e propri tools maggioritari per un’azione politica e civica di questo tipo.
Come ricorda poi Francesco Vecchi, nel nuovo paesaggio sociale digitale che si è venuto a creare, esistono spazi urbani e sociali estesi, distanti geograficamente tra loro, come ad esempio Milano e Parigi, che però, dentro questo workspace e ambiente digitalizzati, risultano in realtà molto più affini rispetto a un paese dell’hinterland milanese, pur geograficamente molto più vicino.
Ed è qui che si gioca un altro problema: la diffusione della struttura sociale e culturale digitale anche in questi luoghi, per completare e ultimare questo progetto.
Un tema collegato al fatto che, alla fine, il concetto di civico va esteso anche alle nuove tecnologie e, in particolare, all’intelligenza artificiale.
Marco Cappato propone una riflessione interessante sul concetto portante di tutta la discussione: la democrazia.
Una democrazia intesa come deliberativa e diretta, ma che necessariamente non entra in contrasto con quella che abbiamo conosciuto fino ad ora, cioè la democrazia rappresentativa e partitica.
Piuttosto, si tratta di una separazione e interconnessione di ruoli: i tecnici possono studiare il problema, i politici possono portare l’idea nella rappresentanza, mentre la popolazione può elaborare dal basso la battaglia e la proposta.
In questo senso, la rivoluzione digitale e soprattutto l’AI possono fungere da sprone.
Danilo Gullotto illustra il quadro futuro, sinistro e preoccupante, del gap tecnologico digitale tra l’Europa e antagonisti come Cina e USA, che sembrano marciare sempre più avanti rispetto al vecchio continente.
Ma, come rileva Cappato, si tratta di uno scenario vero solo fino a un certo punto.
L’Europa può infatti trovare un riscatto proprio nello sviluppo della tecnologia AI per uso civico, andando oltre l’utilizzo che oggi i giganti nordamericano e asiatico stanno facendo dell’intelligenza artificiale: militare, di controllo e di marketing.
Francesco Vecchi ribadisce che, in realtà, nel panorama europeo, se si osserva bene, il gap è parziale e potenzialmente riparabile.
Dalla possibilità di avere potere economico sulle industrie di trasformazione delle materie prime per il digitale, fino alla capacità europea di reazione al colosso statunitense, sia attraverso multe e sanzioni, sia tramite azioni importanti come il lancio di WSocial, l’antitesi positiva e professionale a X/Twitter.
Sono questi alcuni degli elementi più interessanti, e spesso poco conosciuti dal grande pubblico, emersi nella prima parte dell’intervista a Marco Cappato e Francesco Vecchi.
Una conversazione coinvolgente che proseguirà anche nella seconda parte, entrando ancora più a fondo nel rapporto tra democrazia, partecipazione civica, Europa paneuropea e intelligenza artificiale civica.





