«Come è possibile che ci sia il suo vero documento e non la sua carta di identità di copertura?»
«Per oltre 30 anni hanno raccontato che Rita sia è gettata da quella finestra di viale Amelia…in realtà no, non era possibile, ma proprio tecnicamente, perché la tapparella al settimo piano era per metà abbassata»
«Perché quell’appartamento viene dissequestrato alle 3:00 di notte, viene sequestrato con notevole ritardo perché la prima segnalazione di un corpo sull’asfalto era quello di Rita, è delle 14:56 circa. dalle 14:56 circa»
«La voce di Paolo Borsellino mette in discussione l’attendibilità del pentito Rosario Spatola. Lo ricordiamo, fu Spatola, il grande accusatore di Bruno Contrada insieme a Gaspare Mutolo e oggi, dalla voce di Paolo Borsellino sappiamo che Spatola non era credibile. Sono altre storie, certo, ma Spatola, come altri pentiti, potrebbe aver soggiornato nello stesso residence dove Rita ha soggiornato. Possiamo anche pensare che la diciassettenne testimone di giustizia abbia appreso qualcosa che sicuramente non avrebbe taciuto dopo la morte di Paolo Borsellino. Nadia Furnari e Giovanna Cucè lo ipotizzano nel libro appena pubblicato Rita Atria, la settima vittima di via D’Amelio»
«La notte del 20 novembre 1991 si verifica un episodio inquietante. Tale Andrea D’Anna, che era stato un dipendente di don Vito Atria e che dopo l’omicidio del boss non si era più visto, bussò alla porta di Rita e di sua madre Giovanni. Le due donne non aprirono perché quello sarebbe stato l’ennesimo agguato fatto agli Atria. Volevano Rita, sapevano già della sua collaborazione»
Queste frasi sono la trascrizione di alcuni passaggi di «“Io sono Rita” – La Settima Vittima di via D’Amelio – storia di uno strano suicidio», la puntata del podcast “Storie Nere” della giornalista d’inchiesta Raffaella Fanelli dedicata a Rita Atria e al libro “Rita Atria, la settima vittima di via D’Amelio” di Giovanna Cucè e Nadia Furnari.
«“Che il nostro silenzio oggi non diventi il suo secondo funerale”. È davvero tutto come è stato raccontato? Nel podcast Io sono Rita vi rivelo altro. Attraverso le voci di Giovanna Cucè e Nadia Furnari, autrici del libro Rita Atria, la settima vittima di via D’Amelio, il racconto del presunto suicidio della giovane testimone di giustizia diventa un viaggio tra documenti inediti, fotografie e ricordi che fanno comprendere ben altro. In questo podcast ripercorriamo le anomalie investigative, dal misterioso orologio da uomo fotografato nell’appartamento alla richiesta di riapertura delle indagini. A guidarci saranno la voce di Paolo Borsellino e la testimonianza di chi conosce con chiarezza i fatti.
La richiesta di riapertura presentata nel giugno del 2022 dall’Avv. Goffredo D’Antona a nome dell’Associazione Antimafie Rita Atria e della sorella di Rita, Anna Maria, giace inascoltata alla procura di Roma.
Immagini di Rita Atria, dell’appartamento di viale Amelia e del tema di Rita Atria concesse, a titolo gratuito, dall’Associazione Antimafie Rita Atria»
Raffaella Fanelli
«Oggi non riusciamo più a dirlo che si è suicidata, ci viene difficile» dichiarò nel giugno 2022 Nadia Furnari, vicepresidente dell’Associazione Antimafie Rita Atria. Il libro accende i riflettori sul perché di questa frase, sui tanti, troppi, punti oscuri, sull’insoluto, relativo agli ultimi tempi della vita della giovanissima testimone di giustizia – «Rita Atria è stata la più giovane testimone di giustizia di cui nessuno si è accorto fino alla sua morte» sottolinea Fanelli nel podcast – e sulla sua morte.
«Il pregio delle sue riflessioni origina da un metodo di analisi mai pigro, indolente, mai appiattito sulle convinzioni più rassicuranti – si legge nella presentazione dell’intervista a Nadia Furnari pubblicata da GirodiVite il 29 aprile scorso – Quale metodo? Rifiutare di dare per buona qualsiasi ipotesi, a maggior ragione se proveniente da fonti “amiche”, prima di averla sottoposta a verifica, documentarsi senza pregiudizi, leggere e visionare anche la prospettiva meno conciliante con la propria versione dei fatti, indagare a 360°, percorrendo tutte le piste, nessuna esclusa, ascoltare tutti, indipendentemente dalle loro etichette politiche di appartenenza».
Brecht scrisse l’ode al dubbio e sottolineò che sventurato è il Paese che ha bisogno di eroi. Il dubbio, l’interrogarsi, il non cristallizzarsi in narrazioni troppo spesso comode e autoreferenziali dovrebbe essere l’obbligo del giornalismo e di chi si proclama contro le mafie. «Il controllo del territorio, ad esempio, non è solamente se tu paghi il pizzo, perché il “pizzo” in senso metaforico lo paghi anche in termini di scelte sociali e politiche, ossia quando la tua vita è, in qualche modo, condizionata da scelte politiche, economiche e sociali e la orienta» sottolinea Nadia Furnari nell’intervista a GirodiVite.
«Che strumenti hanno, oggi, questi ragazzi per capire, per essere orientati? Noi abbiamo consegnato loro un concetto, quello della tifoseria. Intendo dire che se il giornalista X dice qualcosa, allora è oro colato; se lo dice il giornalista Y, invece è una fesseria. Non abbiamo detto: «guarda, anche se lo dice X (o Y), verifica la notizia, verifica, fatti un’idea». Questo avrebbe dovuto essere alla base della didattica scolastica, ossia il principio costruttivista, in base al quale tu devi farti un’idea basandoti sulle fonti reali e, quindi, se il giornalista X, che è una persona che magari stimo, sta facendo un’affermazione, io devo avere il coraggio di analizzare tale affermazione, di capire se sia stata utilizzata a uso e consumo d’altro, devo cercare di avere una visione un po’ più ampia di quella limitata alla sola notizia»
«Porsi delle domande, fino a prova contraria, credo sia importante. Ecco, con un certo atteggiamento, noi abbiamo inibito la possibilità di porci delle domande, anche quelle scomode, anche quelle che non vorremmo sentire. Ma tutte le piste devono essere portate avanti»
Sono questi alcuni passaggi dell’intervista, in cui Nadia Furnari fa riferimento anche al libro, a quanto emerge sulle “verità” di quegli anni, e che è disponibile integralmente qui
https://www.girodivite.it/IMG/pdf/Furnari_-_intervista_integrale_definitiva.pdf





