Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nella sua qualità di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha indetto per i giorni 25 e 26 ottobre 2026 la elezione dei suoi 20 componenti magistrati.
Allo stesso tempo il Capo dello Stato ha invitato il Presidente della Camera dei Deputati a provvedere, d’intesa con il Presidente del Senato della Repubblica, alla convocazione del Parlamento in seduta comune per la elezione dei 10 componenti di designazione parlamentare dello stesso Consiglio Superiore, informando di ciò il Presidente del Senato della Repubblica, il Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura ed il Ministro della Giustizia.
Sarà questo il campo di prova per la magistratura a seguire dell’esito referendario di marzo. Una magistratura che si trova sempre meno credibile tra i cittadini, complici gli attacchi quasi giornalieri della politica, e che allo stesso tempo deve mantenere fede all’esito referendario che, comunque, gli ha dato fiducia.
Ed è in questo clima che escono i primi nomi e le presentazioni.
Qualche giorno fa, al Tribunale di Catania, la corrente Magistratura Indipendente ha presentato i suoi candidati. Si tratta di:
- Salvatore Casciaro, consigliere della Corte di Cassazione e candidato nel collegio di legittimità;
- Gaetano Bono, sostituto procuratore generale di Caltanissetta e candidato nel collegio dei pm;
- Giulio Corsini, giudice del tribunale di Palermo candidato nel collegio dei giudici;
- Ugo Scavuzzo, Presidente di Sezione del tribunale di Messina candidato nel collegio dei giudici.

Durante la presentazione non è mancato qualche attacco alla decisione del CSM di non appoggiare la candidatura di Sebastiano Ardita, attualmente procuratore aggiunto a Catania, a procuratore aggiunto alla Direzione Nazionale Antimafia dove le correnti e i consiglieri laici (nominati dalla politica) delle aree di centro e di sinistra al plenum dell’11 giugno hanno votato per far tornare tutto in V Commissione e partire da zero con l’entrata in campo di tutti coloro che ne avevano fatto richiesta.
Doveva essere pressocché sicura la nomina di Ardita, con la sua ultradecennale esperienza nell’antimafia, al CSM e al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Lo sfidante era Eugenio Fusco, sostituto procuratore a Milano, proposto al plenum con un solo voto al confronto dei 3 di Ardita ma col gradimento dell’attuale Procuratore della DNAA Giovanni Melillo in quanto preferiva chi si fosse già occupato di cybersecurity preferendolo, di fatti, a chi si occupa da decenni di mafia . Quindi tutto archiviato e tornato in V Commissione dove Fusco è stato sostituito con Franca Imbergamo ed è qui che il fronte anti-Ardita si unisce, compatto.
Si sta facendo di tutto per fare in modo che Ardita non diventi il vice di Melillo. In V Commissione Ardita ha confermato i suoi tre voti precedenti, quelli dei laici Felice Giuffrè ed Enrico Aimi, eletti in quota centrodestra, e del togato Eligio Paolini, della corrente conservatrice di Magistratura indipendente. Invece per Imbergamo, attualmente sostituta alla DNAA, hanno votato i togati Maurizio Carbone di Area, che aveva votato Fusco ma che ha cambiato cavallo puntando su Imbergamo, e allo stesso modo i due consiglieri che si erano astenuti al primo giro, Marco Bisogni di UniCost e Mimma Miele di Magistratura Democratica, quindi tutti dell’area progressista e moderata.
Tutto questa accadeva nei giorni immediatamente precedenti alla presentazione a Catania e anche lì Magistratura Indipendente ha fatto sentire la sua vicinanza a Sebastiano Ardita.

Presente, tra gli altri, alla presentazione dei candidati il Procuratore di Messina e Segretario Generale di Magistratura Indipendente Antonio D’Amato:
“Obiettivo di questa campagna elettorale per l’elezione dei componenti togati del Consiglio Superiore della Magistratura è quello di contribuire da parte del gruppo di Magistratura Indipendente, che è un gruppo storico-tradizionale, alla individuazione di consiglieri superiori che siano autorevoli e che si devono occupare, a nostro avviso, di due profili fondamentali per ottenere un consiglio superiore autorevole e che rappresenti il vero baluardo a tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura. Il primo criterio al quale attenersi è quello di coltivare la tendenziale stabilità delle regole di soft-low di ordinamento giudiziario, vale a dire le circolari. Non abbiamo bisogno di numerose circolari, ogni maggioranza che si compone al consiglio superiore deve dettare una maggioranza diversa perché vale il principio della tutela dell’affidamento del magistrato che deve poter sapere quando inizia il percorso professionale come si potrà sviluppare con certezza e con prevedibilità lungo tutto il periodo di permanenza in magistratura. Il secondo profilo a cui teniamo tantissimo, nel rinnovato clima di collaborazione con il Ministero della Giustizia, dettare regole, non c’è bisogno di leggi ordinarie, non c’è bisogno del Parlamento. Bastano accordi tra il Consiglio Superiore della Magistratura e il Ministero della Giustizia per regolamentare e disciplinare la mobilità dei magistrati e renderla operativa lungo due finestre temporali all’anno o una finestra all’anno così come avviene in quasi tutte le amministrazioni dello Stato”
foto Antonino Schilirò





