Le guerre e le crisi umanitarie possono rappresentare occasioni di caccia sfrenata per i trafficanti di esseri umani, per gli sfruttatori delle reti dello stupro a pagamento mafiose e pedomafiose.
L’Ucraina, la nuova guerra scoppiata ormai oltre quattro anni fa ne è stata un esempio emblematico. I riflettori su quello che sta accadendo sono ormai pressoché spenti, l’interesse internazionale volge lo sguardo altrove.
Quattro anni fa, in realtà, questi sguardi non si posero – nonostante l’apparente interesse alle sorti umanitarie del popolo ucraino – a quel che sta accadendo alle frontiere con Romania e Moldavia e non solo.
«Rifugiati che cercano di fuggire dall’Ucraina presi di mira dai trafficanti di esseri umani» denunciò l’Independent il 4 marzo. Sei giorni prima l’allarme fu lanciato dal sociologo Gelu Duminică, una denuncia pubblica in Italia resa noto da Sex Industry is violence (v. foto copertina). Da lì partì la nostra inchiesta, nel silenzio quasi assoluto in Italia, su quanto stava accadendo. Un silenzio squarciato da associazioni come Ebano e Resistenza Femminista e da una straordinaria e coraggiosa giornalista d’inchiesta, Amalia De Simone, che documentò per la trasmissione Rai «Mi manda Rai3» la presenza in Moldavia di trafficanti italiani.
Gli anni sono passati ma le mafie non si sono mai fermate. E lo dimostrano le cronache di questi mesi, l’intensa attività investigativa che solo nel 2026 ha portato a numeri agghiaccianti.
145 casi di tratta di esseri umani, reti organizzate di sfruttamento delle mafie dello stupro a pagamento e delle pedomafie anche con canali internazionali di reclutamento, è quanto ha scoperto la polizia ucraina da gennaio al mese scorso. A luglio una maxi operazione contro la tratta di esseri umani per le mafie dello stupro a pagamento ha sgominato una vasta rete nell’est Ucraina: i reclutatori con l’inganno adescavano donne costrette poi allo sfruttamento sessuale in altri Stati europei. Una delle basi dell’organizzazione era in Polonia. Stato in cui all’inizio del 2026 sono state arrestate e incriminate 18 persone, 15 ucraine e 3 polacche, con l’accusa di tratta di esseri umani e adescamento per la prostituzione. Uno degli imputati è stato accusato di aver costretto ad assumere cocaina alle donne sfruttate sessualmente.



