L’ondata di calore di queste ultime settimane sta dando una tregua anche nel vastese, le temperature nelle scorse ore sono scese. Sono stati giorni caldi nello scorso fine settimana. Per l’afa opprimente e, ancor di più, per l’emergenza incendi continua.
Venerdì e sabato scorso i giorni più drammatici con almeno quattro comuni colpiti: Dogliola, Cupello, Scerni e Castelguidone. Oltre 75 ettari andati in fumo in 24 ore. L’incendio più grave e minaccioso quello di Dogliola.
L’allarme a Dogliola, in contrada Colle Metanza, è scattato nel pomeriggio di venerdì. Un vasto fronte di fuoco che si era esteso rapidamente anche in località Piano Giardini. Le fiamme hanno lambito una masseria, acquistata e ristrutturata anni fa da un cittadino olandese che si è trasferito in paese. Sul luogo dell’incendio hanno operato per tutto il pomeriggio e la sera di venerdì, la notte e la mattinata di sabato squadre di Vigili del Fuoco di ben tre Distaccamenti: Vasto, Gissi e Ortona. Intorno alle ore 21 di venerdì in supporto sono giunti anche volontari dei Baschi Azzurri di Vasto con le squadre dell’associazione di protezione civile, presieduta da Eustachio Frangione, del nucleo AIB, specializzato nell’anti-incendio boschivo. Nella mattinata di sabato, per mettere definitivamente in sicurezza l’area e bonificarla, dall’aeroporto di Roma Ciampino è partito un aereo antincendio anfibio Canadair della flotta nazionale dei Vigili del Fuoco. Il velivolo ha caricato acqua per ore dal mare antistante San Salvo per effettuare lanci sull’area incendiata alla periferia di Dogliola.
Dogliola è tornata nell’incubo incendi diciannove anni dopo. Nel 2007 un piromane armato di sacche incendiarie piene di inneschi, indumenti e carta distrusse i boschi di Dogliola. L’incendio dei giorni scorsi è il più grave di una serie iniziata nel marzo scorso.
«Sono anni che qualcuno si diverte a causare incendi» e la notte tra venerdì e sabato «senza l’intervento tempestivo ed efficace dei vigili del fuoco col coordinamento della Prefettura, sarebbe andato a fuoco il paese» ha sottolineato il primo cittadino di Dogliola a ChiaroQuotidiano. Giammichele sospetta l’esistenza di almeno un piromane: «c’è un piromane che si diverte ad appiccare il fuoco» e «Rivolgo un appello alle forze dell’ordine affinché indaghino per fermare il piromane» ha dichiarato a ChiaroQuotidiano.
Perché? Chi e quali interessi stanno portando a minacciare il comune del vastese? Quasi quattro mesi di terrore cui prodest?
Dieci anni dopo il terrore piromane a Dogliola avvenne uno degli incendi più drammatici della storia d’Abruzzo, cinque anni dopo la costa abruzzese ha vissuto una delle giornate più campali della sua storia. Un terrorismo ambientale, un inferno che apparve pianificato in maniera militare. Sul Morrone si stagliò l’ombra (anzi anche molto più di ombre) delle “mafie dei pascoli”, sulla costa tanti sono gli appetiti di ogni tipo – anche mafioso – che si sono intervallati nei decenni. La ricerca universitaria, di cui abbiamo pubblicato ampi stralci sei anni, coordinata dalla prof.ssa Lina Calandra pone pesanti interrogativi – mai sciolti, mai affrontati dalla società abruzzese – sui territori abruzzesi e su cosa vi si muove.
Nella torrida estate 2021 il 1° agosto incendi colpirono contemporaneamente lungo quasi tutta la costa tra Pescara, Ortona, Rocca San Giovanni, Casalbordino e Vasto (soprattutto aree protette, alcune ogni anno nel mirino dei piromani) e la domenica successiva soprattutto un’area tra Vasto e San Salvo già attaccata negli anni scorsi. Un copione consolidato: per esempio nel 2013 furono incendiate quasi tutte le stesse aree protette. Il 1° agosto inneschi erano stati trovati a Pescara (secondo dichiarazioni del comandante provinciale dei Vigili del Fuoco) e, dopo l’incendio dell’8 agosto, nei pressi di Vasto.
Oltre 100 gli ettari devastati dalle fiamme nella settimana tra il 13 e il 19 settembre 2021 nel Parco della Maiella. La Provincia aquilana già l’anno precedente registrò un drammatico criminale inizio di Agosto – in quei giorni persino il Corriere della Sera scrisse di possibili «interessi speculativi» – e rimane incancellabile nella memoria l’estate 2017, quella degli incendi sul Morrone. Già in quelle settimane ci fu chi ebbe il coraggio di indicare i probabili moventi mafiosi, gli interessi delle «mafie dei pascoli» e gli affari sporchi e loschi di clan e mafiosi di varia provenienza, soprattutto pugliesi.
Riscontri su soggetti organici ai sistemi criminali pugliesi sono riportati in una ricerca coordinata dalla professoressa Lina Calandra dell’Università aquilana che ha evidenziato la presenza della mafia dei pascoli nell’Abruzzo interno anche in relazione ai devastanti incendi sul Morrone dell’estate 2017. Riportiamo ancora una volta alcuni stralci per ricordare e sottolineare ancora una volta, nel silenzio e nei negazionismi omertosi, la realtà reale dei fatti.
«Nella zona del chietino per il pascolo ci sono grossi problemi: lì ci sono allevatori di Foggia e San Severo e fanno veramente un casino, al confine con il Molise. Ci sono degli allevatori poco avvezzi al rispetto delle regole e vanno su con animali malati. Più di una volta ci sono stati problemi di brucellosi e tubercolosi» è una delle testimonianze riportate.
Queste invece altre tre testimonianze riportate nella ricerca:
«Il furto di bestiame «c’è sempre stato, è una piaga che è sempre esistita, ha un canale finale che è la macellazione clandestina ciò significa che ci sono dei mattatoi clandestini che operano tranquillamente, questo nel pugliese: nell’area garganica e sanseverina, quella è la zona più difficile questi furti sono sempre su commissione. Sono persone esperte perché non è una cosa facile rubare 30 mucche in una notte, sono animali indocili e pericolosi. Quindi chi lo fa sa bene come farlo, ha i mezzi e sa dove portarli per la macellazione, quindi c’è un canale attraverso il quale smistare gli animali».
«Qua vengono da Latina e da Foggia, portano gli animali alla montagna e a fine settembre lasciano gli animali incustoditi, abbandonati e vengono a fare i danni. Non c’è un controllo dei pascoli, il proprietario dovrebbe controllare, ma i proprietari si fanno vedere ogni tanto, e vengono e fanno danni, distruggono gli ortaggi. Siamo riusciti un giorno a rintracciare i proprietari e ci hanno aggredito dicendo che eravamo noi che dovevamo recintare l’orto. Soprattutto quando inizia il freddo, settembre-ottobre. Sono tutti di fuori gli allevamenti, noi non li conosciamo neanche. È una piaga grande».
«Prima venivano i foggiani e le aziende hanno tutte chiuso per la brucellosi e la tubercolosi. Io nel 2000 ho dovuto abbattere 138 capi, per un danno di 11mila euro».





