È arrivata l’estate, la stagione turistica per eccellenza, e si torna a dibattere sulle guardie mediche e sull’assistenza sanitaria sulla costa. Mentre nelle scorse settimane la politica vastese si è accesa non per le alte temperature ma sull’attuale ospedale e sulla costruzione del nuovo.
Oggi la provincia di Isernia avrà un nuovo presidente.
C’è un filo rosso che lega Vasto e circondario alla provincia di Isernia: l’alto vastese. Territorio di cui ci si ricorda in occasioni particolari, come il recente progetto di Edison, o per le campagne elettorali e poco più.
L’ospedale di Vasto, che sia l’attuale in via San Camillo de Lellis o il futuro al confine con San Salvo, non è solo l’ospedale della costa. Il suo bacino di cittadini si inerpica sulle strade di montagna, sulle ripide salite dell’alto vastese, deve curare e assistere i cittadini della costa dei trabocchi e chi è nell’interno. Senza viabilità adeguata, senza strade che permettono di raggiungerlo nel tempo più breve possibile tutto questo non accade.
Il viadotto Sente è a cavallo tra le due province, quella teatina presieduta dal sindaco di Vasto Francesco Menna e quella di Isernia che oggi ha il suo nuovo presidente. È chiuso dal 2018 e in questi anni si sono intervallati annunci che rischiava di non essere riaperto («Viabilità:Anas, viadotto Sente non riaprirà, manca sicurezza», Ansa Molise 19 maggio 2022, 16:44*) a innumerevoli annunci di riapertura a breve. L’ultimo è del presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio: l’Eco dell’Alto Molise riporta che all’evento di Edison del 28 giugno ha dichiarato «se tutto va bene, forse in quattro mesi circa i lavori per mettere in sicurezza alcuni pilastri, con degli scarrellamenti che devono essere risolti, possano consentire la riapertura al traffico leggero, quindi non ai veicoli pesanti, a senso unico alternato per far transitare le autovetture al centro della carreggiata. Io spero che le previsioni si possano inverare e che il lavoro sul campo possa portare a questo risultato. Se tutto va bene diciamo che prima di Natale, anche qualche settimana abbondante prima di Natale, potremmo aver risolto anche questo problema o almeno fatto un passo importante in avanti per risolverlo».
Se l’annuncio di Marsilio, che lui stesso ha premesso va preso «con beneficio di inventario, perché poi bisogna sempre andare sul campo e vedere cosa accade sul cantiere», dopo quelli del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e prima ancora di altri, diventerà concretezza lo scopriremo nei prossimi mesi. Babbo Natale riporterà il viadotto Sente alla circolazione dei cittadini, 8 anni dopo la chiusura? Se così sarà comunque resteranno i danni della chiusura per quasi due lustri per i cittadini e tante domande sul perché questa lunga attesa per il ponte più alto d’Italia. Se non sarà così ad inizio 2027 qualcuno darà spiegazioni ai cittadini? Qualcuno prima o poi riuscirà a dare certezze a migliaia di cittadini, che rischiano l’isolamento e subiscono disagi gravissimi? Il nuovo presidente della provincia di Isernia, tra l’altro proprietaria dell’infrastruttura, che progettualità ha per il viadotto Sente? E dal lato abruzzese?
Il 27 aprile scorso, a testimoniare quanto subiscono i cittadini, Nicola Donatelli, 60 anni, da Castiglione Messer Marino si è recato ad Agnone, in provincia di Isernia, per donare il sangue. Un tragitto che ha effettuato a piedi, aggirando così varie frane e la chiusura del viadotto Sente.
«Non abbiamo più una viabilità decente e attualmente non abbiamo prospettive» è il grido di dolore di Donatelli. «Il mio è stato un gesto per chiedere attenzione ad un territorio sempre più in difficoltà, sollecitare e spronare chi ha responsabilità a risolvere questioni che si trascinano da troppi anni» ha sottolineato il 60enne residente a Castiglione Messer Marino. «Ci sentiamo abbandonati, il viadotto Sente è chiuso da 8 anni per il rischio crollo di piloni, chiusura decisa dopo il crollo del ponte Morandi a Genova» ricorda Donatelli. Una chiusura, aggiunge il donatore, avvenuta «dalla sera alla mattina» senza valutare altre soluzioni che evitassero la chiusura totale.
«L’ospedale di Agnone è il più vicino per noi ma la chiusura del viadotto Sente e di altre strade dopo alcune frane rende difficile raggiungerlo, per lo stato delle strade raggiungere l’ospedale di Vasto è ancor più complicato» sottolinea Donatelli che evidenzia come i collegamenti per i soccorsi sanitari sono molto complicati: «in caso di malore grave deve arrivare l’elisoccorso da Pescara o Chieti perché per le ambulanze il tragitto è troppo lungo e impervio» evidenzia Donatelli.
Un gesto non eclatante quello di Donatelli ma testimoniale, denuncia della realtà di quel che si vive. E il fronte della sanità è tra i nervi più scoperti, come lo stesso Donatelli ci ha dichiarato ad aprile, eppure c’è stato qualche rappresentante istituzionale che ha polemizzato con lui. «Non era mia intenzione polemizzare – ha dichiarato Donatelli a L’Eco dell’Alto Molise – ho solo voluto lanciare un segnale alla politica, con la mia iniziativa, dopo quasi nove anni di chiusura del ponte sul Sente e con l’isolamento aumentato ancora di più dopo le frane e gli smottamenti delle scorse settimane» e «la viabilità alternativa di oggi è più pericolosa, mentre il passaggio sul ponte è possibile». Un passaggio che i cittadini attendono ormai da anni, troppi anni, di poter tornare a compiere.
A metà luglio sarà riaperto il ponte Rio Torto a Carunchio, sottoposto a interventi nel 2023 ma che ad aprile è stato chiuso perché danneggiato dalle piogge torrenziali. Sarà riaperto ma non ai mezzi pesanti, gli autobus dei pendolari dovranno ancora attendere.
L’attesa non è finita, anzi si annuncia ancora molto lunga, per la strada provinciale 187 a Lentella. La provincia di Chieti ha rescisso, come ha reso noto nei giorni scorsi il vicedirettore di ChiaroQuotidiano.it Antonino Dolce, il contratto con la ditta che doveva effettuare i lavori. L’anno scorso, in risposta ad un’interrogazione di alcuni consiglieri di opposizione in provincia si rispose che si prevedeva di riaprire l’8 settembre 2025. Così, a quanto pare, non è stato.
Nel luglio scorso, infatti, fu presentata un’interrogazione al presidente Menna dai consiglieri di opposizione Catia Di Fabio, Carla Di Biase e Claudio Carretta. «La Strada Provinciale 192 – Trignina, fondamentale collegamento per l’entroterra vastese, è da tempo in condizioni gravemente dissestate nel tratto che unisce il Comune di Lentella alla Contrada Guardiola di Fresagrandinaria, oltre che in Contrada Canaloni, sempre nel territorio di Lentella, una situazione che rende la viabilità pressoché impossibile e che da anni penalizza duramente i residenti – sottolinearono i tre consiglieri provinciali di opposizione – Nonostante i lavori di ripristino risultino formalmente appaltati da tempo, nessun intervento concreto è mai stato avviato o concluso. Intanto, chi abita queste contrade affronta ogni giorno gravi disagi, con ripercussioni su mobilità, sicurezza e accesso ai servizi essenziali».
«È inaccettabile – dichiararono Di Fabio, Di Biase e Carretta – che da anni i cittadini siano lasciati in balia del degrado. Abbiamo presentato un’interrogazione dettagliata chiedendo conto dello stato dell’appalto, delle cause dei ritardi e delle tempistiche concrete per l’avvio dei lavori. Abbiamo inoltre richiesto espressamente una risposta scritta, come previsto dal regolamento».
«Lo stato attuale del progetto e del relativo appalto per i lavori di ripristino della Strada Provinciale 192 – Trignina nei tratti menzionati; per quali motivi i lavori non sono ancora iniziati (o non sono stati completati), pur risultando appaltati da anni; quali sono le tempistiche previste per l’avvio effettivo degli interventi di sistemazione; se si intende adottare con urgenza soluzioni temporanee, anche provvisorie, per garantire almeno una parziale percorribilità della strada; quali azioni l’Amministrazione provinciale intende mettere in campo per tutelare i residenti delle contrade coinvolte, garantendo loro sicurezza e accessibilità» sono gli interrogativi rivolti al Presidente della Provincia Francesco Menna e al Consigliere Provinciale delegato alla viabilità Carlo Moro.
«La Strada Provinciale 192 – Trignina, in particolare nel tratto che collega il Comune di Lentella alla Contrada Guardiola di Fresagrandinaria, versa in condizioni di grave dissesto, risultando di fatto non più percorribile in sicurezza; ulteriori criticità si registrano in Contrada Canaloni, sempre nel territorio del Comune di Lentella, dove il manto stradale è fortemente compromesso; tali condizioni stanno generando notevoli disagi ai residenti, sia in termini di mobilità che di sicurezza stradale, nonché rischi per l’incolumità delle persone e difficoltà per i mezzi di soccorso e trasporto pubblico, risulta che i lavori di ripristino siano stati appaltati da diversi anni, ma ad oggi non risultano concretamente avviati o completati, lasciando il territorio in una situazione di stallo e incuria inaccettabile – sottolinearono nell’interrogazione Di Fabio, Di Biase e Carretta – la Provincia ha la competenza diretta sulla manutenzione delle strade provinciali e sulla pianificazione degli interventi relativi alla viabilità; l’abbandono di arterie fondamentali per il collegamento delle contrade e dei piccoli comuni dell’entroterra compromette il diritto alla mobilità e alla vivibilità dei cittadini».
All’interrogazione c’è stata, nelle settimane successive, una risposta scritta di Menna a cui fu allegata una relazione del dirigente della provincia Paola Campitelli. Campitelli indicò l’8 settembre 2025 come data della riapertura della strada dopo la conclusione dei lavori. Difficoltà tecniche e di reperimento dei materiali e l’individuazione di un attraversamento stradale non conosciuto sono tra le cause indicate dalla dirigente provinciale di alcuni ritardi accumulati.
«Ritardi inaccettabili e gestione insufficiente, i cittadini non possono più aspettare» il commento di Di Fabio, Di Biase e Carretta. «Un’opera fondamentale per la tutela del territorio e la sicurezza dei cittadini, aggiudicata a dicembre 2023, ha visto nel tempo sospensioni, rallentamenti, varianti tecniche e blocchi esecutivi, con continui rinvii della ripresa effettiva dei lavori – sottolineano i tre consiglieri provinciali – nel frattempo, i cittadini continuano a vivere i disagi legati alla chiusura della strada, senza alcuna garanzia concreta sui tempi reali di conclusione». «La gestione dell’intervento da parte dell’Amministrazione provinciale si è rivelata inefficace e poco trasparente, lasciando il territorio in attesa e senza risposte adeguate» dichiarano Di Fabio, Di Biase e Carretta che hanno formulato tre richieste al presidente Menna: «Venga reso pubblico il cronoprogramma dettagliato delle lavorazioni residue; la Provincia si assuma le responsabilità politiche per quanto accaduto; si attivi un monitoraggio costante e pubblico sull’andamento dell’opera, per evitare ulteriori sprechi e rallentamenti».
Fonte foto: sito web Ministero dell’Interno, 27 settembre 2018 «Criticità stradali per la chiusura del viadotto Sente»





