Non è soltanto una canzone. È un modo per dire che alcune storie non possono essere consegnate al silenzio. Una canzone per Lea Garofalo, donna libera contro la ’ndrangheta. Lea Garofalo non è stata solo una vittima. Lea è stata una donna che ha scelto di spezzare un destino scritto da altri. Nata in un contesto segnato dalla cultura criminale della ’ndrangheta, decise di ribellarsi, di parlare, di denunciare, di proteggere sua figlia Denise.
Lea venne uccisa nel 2009. Ma chi pensava di cancellarla ha ottenuto l’effetto opposto: la sua storia è diventata simbolo, ferita aperta, coscienza collettiva.
“Donna del Sud”: il dolore che diventa canto
Il titolo del brano, “Donna del Sud”, contiene già una forza evocativa potente. Parla di un Sud profondo, contraddittorio, bellissimo e ferito. Un Sud dove troppe donne hanno dovuto combattere due volte: contro la violenza degli uomini e contro il peso di una cultura che spesso ha chiesto loro di tacere.
La figura di Lea Garofalo rompe questo schema. Lei non abbassa lo sguardo. Non accetta il destino imposto.
Una canzone dedicata a Lea deve essere anche denuncia. Deve ricordare che il femminicidio non è mai un fatto privato, non è mai una tragedia isolata, non è mai un raptus da archiviare.
Da Lea Garofalo a tutte le donne che resistono
La memoria di Lea è scomoda. E allora ben venga una canzone che prova a raccontarla. Ben venga un brano che unisce musica, memoria, antimafia e lotta contro il femminicidio.
Perché Lea Garofalo è stata uccisa, ma non è stata cancellata.





