A pochi giorni dal 19 luglio, nel cammino che porta al trentaquattresimo anniversario della strage di via D’Amelio, “30 minuti con…” ospita una delle voci più nette, più scomode e più forti della battaglia per la verità e per la giustizia: Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino.
Una conversazione intensa, senza filtri, attraversata da memoria, dolore, rabbia civile e richiesta di giustizia. Non una commemorazione di rito, come quelle che fanno in determinate circostanze.
Al centro della puntata c’è il nodo irrisolto di via D’Amelio: l’attentato del 19 luglio 1992, l’uccisione di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta, la sparizione dell’agenda rossa, le ombre istituzionali, il ruolo dei servizi, le piste alternative e il tentativo, denunciato da anni da Salvatore Borsellino, di ridurre quella strage a una narrazione parziale e conveniente.
Salvatore Borsellino pronuncia parole durissime: via D’Amelio, secondo la sua lettura, non fu soltanto una strage di mafia, ma “soprattutto una strage di Stato”.
L’agenda rossa resta il simbolo più potente di questa verità negata. Per Salvatore Borsellino rappresenta la “scatola nera” della strage, il luogo in cui potrebbero essere custoditi i motivi reali dell’accelerazione dell’attentato.
Nel corso della puntata si parla anche della Commissione parlamentare Antimafia, delle polemiche legate alla gestione della memoria pubblica, delle passerelle politiche del 19 luglio, del rischio di trasformare via D’Amelio in un palcoscenico istituzionale invece che in un luogo di verità, silenzio e rispetto.
Salvatore Borsellino lancia un appello alla società civile: essere presenti in via D’Amelio, senza bandiere, senza passerelle, senza ipocrisie. Essere presenti per difendere la memoria di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta, ma soprattutto per chiedere ancora, con ostinazione, verità e giustizia.
La puntata attraversa anche i grandi buchi neri della storia repubblicana: da Portella della Ginestra alle stragi del 1992 e del 1993, dal ruolo dei poteri occulti ai depistaggi, dal rapporto tra mafia, politica e colletti bianchi fino alle recenti scelte legislative che, secondo Borsellino, rischiano di indebolire gli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata.
Parlare di Paolo Borsellino significa interrogare il presente. In questa intervista, Salvatore Borsellino non concede sconti. Al governo, alla politica, alle istituzioni, alla magistratura, alla società civile. E nemmeno a un Paese che troppo spesso preferisce commemorare i morti piuttosto che ascoltare ciò che quei morti stavano per rivelare.
Il video integrale dell’intervista è disponibile sul canale YouTube di WordNews.it.
Dopo 34 anni non basta ricordare. Bisogna pretendere.
Guarda l’intervista completa a Salvatore Borsellino su “30 minuti con…”





