Sfruttamento sessuale di minorenni online, divulgazione e detenzione di ingente quantità di materiale pedopornografico, decine di migliaia di file nei dispositivi informatici, individuati diversi gruppi online di scambio pedopornografico anche di video di bambini abusati in età infantile.
In sintesi questo è quanto emerso nell’inchiesta partita da Catania che ha portato alla maxi operazione scattata oggi, alle prime luci dell’alba, in 17 città. Cinque soggetti sono stati arrestati in provincia di Catania, due tra Frosinone e Potenza. Bari, Bolzano, Brescia, Catania, Caserta, Catanzaro, Enna, Frosinone, Lodi, Milano, Nuoro, Pescara, Potenza, Rimini, Torino, Venezia e Verona le città degli indagati e in cui sono avvenute perquisizioni personali e informatiche che hanno coinvolto oltre 100 agenti della polizia postale.
«Stordisce il pensiero — e i fatti — degli abusi di minori su minori. Le segnalazioni di materiale pedopornografico sono la testimonianza reale di ciò che accade. Dobbiamo fare molto di più. Oltre gli slogan, qualora ce ne fossero. L’abuso è devastante. E i sopravvissuti ne sono i testimoni».
È la riflessione, amara e dolorosa, di don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente dell’associazione Meter, dopo la notizia dell’arresto di un diciassettenne e di un diciottenne di Montesilvano per pedopornografia e violenza sessuale aggravata su un bambino di 10 anni un anno fa.
L’Abruzzo, ancora una volta, si conferma regione in cui altissimo è il numero di pedocrimini. Sono decine le maxi operazioni contro la pedopornografia online che hanno coinvolto, negli ultimi anni, tutte e quattro le province. Furono cinque solo nel 2020, l’anno della pandemia e del lockdown. Gli ultimi precedenti sono del maggio scorso. Oltre 3.000 file pedornografici trafficati sul web. È quanto documentato dalla Polizia Postale in una vasta inchiesta contro la pedopornografia online, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia dell’Aquila, sui dispositivi informatici di un 59enne del pescarese. Indagato cinque anni e poi condannato per detenzione e diffusione di materiale pedopornografico è stato colto in flagranza di reato dalla Polizia Postale. I file, immagini e video, raffiguravano anche bambini molto piccoli. Recidivo autore del reato un 48enne teramano residente a Giulianova.
L’anno scorso Meter tornò a denunciare l’esistenza di gruppi telegram in cui c’era chi sosteneva di fingersi baby-sitter per produrre video, chi chiedeva informazioni su comuni in tre province (su quattro!) e chi si vanta che nonostante le denunce di Meter continua ad abusare della figlia di dieci anni. Gruppi su cui abbiamo pubblicato inchiesta sviluppata in diversi articoli, documentando e denunciando anche risvolti inediti come il millantato ricatto allo Stato e la millantata detenzione del video di uno stupro.
Nel novembre 2024 erano già oltre venti le inchieste in pochi anni in tutto l’Abruzzo, molte concentrate nella provincia di Chieti. Una contabilità dell’orrore in cui, probabilmente, altre notizie sono sfuggite. Poco più di sei mesi dopo il numero era raddoppiato o quasi. Nella primavera 2025 anche maxi operazioni nazionali ed internazionali contro la pedopornografia, una partita dopo una segnalazione dall’Ucraina.
Tre anni fa don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente dell’associazione Meter, è stato insignito all’Aquila del Premio Nazionale Paolo Borsellino, consegnato al sacerdote dal sindaco della città Pierluigi Biondi.
«La pedopornografia non è solo un turpe reato – ha denunciato Società Civile, l’associazione che organizza il Premio Nazionale Paolo Borsellino nel comunicato di presentazione dell’evento con don Fortunato – è anche un grande affare gestito dalle mafie che nei paesi più poveri del mondo sequestrano, torturano, uccidono bambine e bambini tra gli 8 e 14 anni per produrre immagini o video che li riprendono in comportamenti sessualmente espliciti. La pedopornografia in Italia coinvolge in un losco e lucroso traffico più di 100mila persone e solo nel corso del 2022 sono stati 6.956 i casi di pedopornografia trattati dalla Polizia Postale (5316 nel 2021 e 3243 nel 2020). Dieci miliardi di dollari: tanto fattura, secondo le stime dell’ONU, questa industria dello sfruttamento sessuale dei minori».
«La Pedofilia è un crimine contro l’umanità» il monito del presidente di Meter, «la mia vita è cambiata nel momento in cui ho visto a cosa erano sottoposti alcuni bambini – la testimonianza di don Fortunato Di Noto – sentire i racconti e vedere effettivamente di cosa si parla sono cose diverse, e solo conoscendo effettivamente cosa accade si riesce davvero a capire». «Oltre che un reato la pedopornografia e la pedofilia sono dei gli atti criminali, i più abietti nei confronti minori, bambini e, addirittura, neonati. – ha dichiarato Don Di Noto – Da un lato occorre sempre tenere altissimo il livello di attenzione e applicare le leggi che, qui in Italia sono all’avanguardia, dall’altro bisogna diffondere il più possibile attuare politiche di prevenzione, formazione soprattutto tra i più giovani. Parliamo di un fenomeno enorme, in grande crescita, trasversale e le nuove tecnologie, attraverso i social o il metaverso, aumenta il rischio di adescamento per i più piccoli e la produzione di materiale, come foto o video, pedopornografico».
«La pedocriminalità, una mostruosa vergogna. Le cifre relative alla pedocriminalità in Internet sono allarmanti e non cessano di crescere. A livello internazionale Meter negli ultimi decenni ha inviato 66.856 protocolli ufficiali con 219.571 link oggetto della segnalazione (Dal Report Meter 2022). Dal 2012 a oggi sono stati individuati 47.801 link nel deep web enel dark web, la faccia oscura della Rete, spazio libero in cui le associazioni a delinquere di tutto il mondo espandono i loro traffici, proprio per la capacità di offrire anonimato e privacy. Meter dal 2014 monitora continuamente foto, video e mega archivi: sono 25.233.802 le foto denunciate, 7.452.304 i video, 15.437 i mega archivi. Un numero inquantificabile. In ogni numero una vittima di abusi e violenze inenarrabili, anche di migliaia di neonati. Noi di Meter continuiamo a fare la nostra parte». Questo è il grido di denuncia di don Fortunato Di Noto lanciato in quei giorni.





