La decisione di superare il sistema degli 867 stalli blu a Isernia viene considerata giusta, seppure tardiva, dal Partito Comunista dei Lavoratori del Molise. A essere duramente contestata è la revoca dell’affidamento con il riconoscimento di un indennizzo da 400mila euro al gestore privato.
In una nota il PCL Molise sostiene che i costi derivanti dalla conclusione del rapporto non debbano ricadere sui cittadini e chiede al Comune di percorrere soluzioni amministrative differenti.
«Togliere la folle e vessatoria inondazione di 867 stalli blu a Isernia imposta dalla destra isernina per ben 15 anni a favore di un capitale privato, è scelta sacrosanta anche se tardiva. Farlo scegliendo la revoca pagando un indennizzo di 400 mila euro al capitalista affidatario è profondamente sbagliato, perché significa scaricare sulle masse isernine uno dei tanti danni e disastri causati dalla destra locale».
La responsabilità politica della scelta del 2018
Il PCL ricorda che, nel 2018, soltanto due consigliere comunali si opposero al provvedimento: Rita Formichelli e Fabia Onorato. La nota chiama direttamente in causa le forze politiche e gli amministratori che sostennero la scelta o non si opposero: «Sotto il profilo sociale e politico sarebbe giusto che i fascio-berlusco-leghisti e compagnia che l’hanno votato o che non si opposero, abbiano il buon senso di farsene carico: circa 14 mila euro a testa anche “perequandosi” tra loro, essendovi tra essi soggetti della crassa borghesia isernina».
Secondo il Partito Comunista dei Lavoratori, il sistema dei parcheggi a pagamento sarebbe stato contestato sin dall’origine per la mancanza di un’effettiva utilità pubblica e per alcune presunte irregolarità amministrative.
«Che questi 867 stalli blu non avessero alcuna utilità pubblica e fossero solo volti al profitto del capitale privato grazie alla privatizzazione, lo contestammo sin dall’inizio evidenziando tra le illegalità l’assenza di relazioni tecniche giustificative nella delibera della destra nel 2018».
Il partito richiama il monitoraggio pubblicato dall’attuale amministrazione in occasione dell’elaborazione del nuovo Piano urbano del traffico, sostenendo che i risultati avrebbero confermato le contestazioni sollevate in passato.
I conti contestati dal PCL
Nella nota vengono riportate anche alcune cifre relative alla gestione. Secondo la ricostruzione il concessionario avrebbe beneficiato del mancato versamento dei canoni annuali maturati dal luglio 2019.
«Salvo cortese smentita, il capitalista affidatario ha beneficiato del mancato versamento dei canoni annuali che da luglio 2019 ad oggi sono pari ad un milione e 138 mila euro senza IVA, a cui si aggiungerebbero i 400 mila euro di “indennizzo” per un totale di un milione 538 mila euro».
A queste somme, sempre secondo quanto sostenuto nel comunicato, andrebbero aggiunti gli incassi provenienti dai ticket e gli importi applicati per gli atti collegati, per esempio, alle sanzioni.
«Al Comune invece “non rimane una mazza” come si dice dalle nostre parti, e la popolazione per anni ha dovuto anche sborsare ticket onerosi a solo beneficio di un capitalista a fronte del nulla, in tempi già difficili per arrivare a fine mese».
Una «beffa finale», rappresentata dalla possibilità che l’indennizzo di 400mila euro venga posto a carico della collettività.
La proposta: spegnere i parcometri e annullare l’affidamento
Il PCL Molise, insieme alla sezione locale dell’Associazione antimafia Antonino Caponnetto, rappresentata da Romano De Luca, e all’Associazione Tutela dalle Ingiustizie, rappresentata da Feliciantonio Di Schiavi, afferma di avere proposto una soluzione differente.
«Avevamo proposto non la revoca e tanto meno l’indennizzo al privato, ma in primis lo spegnimento dei totem attesa l’assenza di titolo per esigere la tariffa dal 2019 in poi, mancando la relativa delibera».
A sostegno di questa posizione viene richiamata una sentenza del Tribunale di Isernia, emessa dal giudice Marco Ponsiglione, che avrebbe accolto l’eccezione riguardante l’assenza del titolo necessario per esigere la tariffa.
«La destra, dopo la protesta sociale scoppiata nel 2019, non ebbe infatti il coraggio di rinnovare la tariffa oltre il 2018, per cui dal 2019 non v’è alcun titolo per esigerla».
Il PCL elenca ulteriori elementi che, a suo giudizio, potrebbero giustificare l’annullamento d’ufficio dell’affidamento: il mancato rispetto dei parametri previsti dalla legge Tognoli, l’assenza di un’istruttoria capace di motivare il numero degli stalli e la presunta violazione dei limiti e delle procedure stabiliti dal Piano urbano del traffico vigente all’epoca.
«Abbiamo ricordato al Comune persino la giurisprudenza che rende corresponsabile l’affidatario delle illegittimità conoscibili nel bando di gara e nell’esecuzione, sicché esso non può pretendere alcun danno».
Il partito solleva il tema di un possibile danno erariale, chiamando in causa le responsabilità politiche e amministrative di chi sostenne l’operazione.
Il comunicato si chiude con un interrogativo indirizzato al Comune di Isernia, al quale viene chiesto di spiegare perché sia stata privilegiata la revoca accompagnata dall’indennizzo invece dell’annullamento della procedura.
«Dunque, perché scegliere la revoca con indennizzo al privato a carico della popolazione, quando si deve e si può procedere all’annullamento d’ufficio per illegittimità della gara, e comunque allo spegnimento dei totem per assenza di tariffa e violazione del P.U.T.?».





