L’esplosione nello stabilimento in contrada Termine a Casalbordino, ex Esplodenti Sabino e oggi di proprietà della Arca Defense Italy, che il 9 luglio scorso ha strappato alla vita Carlo Piscopo ha riaperto nella comunità di Casalbordino vecchie ferite.
Sette morti in tre esplosioni in sei anni, dal 21 dicembre 2020 Casalbordino ha sempre pianto suoi figli: nel 2020 Carlo Spinelli, nel 2023 Giulio Romano. E la memoria, tornando indietro negli anni, si ferma agli anni novanta quando ci fu la prima vittima – Bruno Molisani – e, quattro anni dopo, due lavoratori – Franco Ulacco e Giuseppe Cicchitti – in una cava a Rapino.
«Quanto vale una vita?» è l’interrogativo posto nell’assemblea cittadina di venerdì 17 luglio. Un incontro ospitato nei locali della Casa canonica grazie alla disponibilità del parroco don Silvio Santovito. «Quanto vale una vita?» un interrogativo che scuote le coscienze, che don Silvio ha rilanciato con una lettera aperta nei giorni scorsi.
Sono oltre vent’anni che don Silvio è parroco a Casalbordino, si è chinato sul dolore di parrocchiani sempre in questi anni. C’era nel 2020 quando a pochi giorni dal Natale del Principe della Vita e della Pace ci fu il primo lutto. Ha abbracciato e si è stretto nel 2023 a familiari distrutti dal dolore. Ha incontrato e vissuto nuovamente il lutto e il dolore in queste settimane.
Don Silvio percepisce la voce della sua comunità, il dolore e gli interrogativi, quanto si muove e quanto accade. E anche quel che non accade, quel che non si s-muove. Ha voluto far sentire la sua voce, ha voluto dare voce a larga parte della comunità. Con una testimonianza e una riflessione allo stesso tempo profondi e anche duri, parole che interrogano coscienze e cuori. Per chi conosce i volti e le lacrime, i cuori e le anime, il dolore e i fatti non può esserci indifferenza. C’è ascolto, condivisione della sofferenza, tumulti delle coscienze, domande che non trovano risposta, voci che chiedono di essere ascoltate.
WordNews.it è nato nel gennaio 2020, undici mesi dopo abbiamo seguito e informato su quanto accaduto e nelle settimane e mesi successivi abbiamo pubblicato la storia, i comunicati, le notizie su quanto avvenuto. Il 13 settembre 2023 eravamo in contrada Termine, a svolgere il nostro dovere di informare e documentare così come l’abbiamo fatto il 9 luglio di quest’anno. Doverosamente. Nell’ottobre di tre anni fa, come riportato in articoli disponibili nel nostro archivio, ci siamo rivolti alla Prefettura con un accesso civico sul Piano di Emergenza Esterno dello stabilimento. Approvato nel 2008 secondo quanto riporta la documentazione che ci è stata rilasciata. Analogo accesso civico abbiamo inoltrato il mese scorso. I 30 giorni previsti dalla normativa scadranno a breve, come nel 2023 informeremo i nostri lettori di quanto ci sarà risposto e riceveremo.
Appoggio alla testimonianza pastorale e umana, religiosa e civile, di don Silvio è giunto in un comunicato da Amedeo Nanni. Ex assessore comunale a Casalbordino durante un mandato amministrativo dell’allora sindaco Remo Bello, segretario regionale Fim Cisl e sindacalista di lungo corso, Nanni è intervenuto da cittadino, da persona che vive questo territorio, che ha conosciuto i suoi lutti e i suoi drammi, che si interroga sul presente e sul futuro.
«Non si può continuare a produrre morte» ammonisce Amedeo Nanni. «Ci sono tragedie davanti alle quali il silenzio diventa complicità e non è più accettabile» è il grido di un cittadino, di un uomo, di una persona che è comune a tantissimi in un comune di meno di 6000 abitanti che in sei anni ha pianto tre persone, tre vite spezzate. Nanni ricorda che «nel 2012 avevamo cercato di aprire una riflessione seria sulla sicurezza e sul futuro della polveriera. Erano proposte concrete per evitare che il lavoro continuasse a trasformarsi in tragedia. Ma la forza degli interessi economici, il peso delle strategie legali e una politica troppo spesso impegnata a difendere equilibri invece che persone hanno soffocato ogni possibilità di cambiamento».
Questo il testo integrale del comunicato.
Amedeo Nanni: “Non si può continuare a produrre morte”
Oggi non parlo come sindacalista della categoria dei metalmeccanici, ma come cittadino di Casalbordino e, soprattutto, come uomo. Il contratto e il settore della polveriera non rientrano nelle competenze che rappresento. Ci sono tragedie davanti alle quali il silenzio diventa complicità e non è più accettabile.
Le parole pronunciate da don Silvio Santovito, raccolte attorno alla domanda “Quanto vale una vita?”, hanno dato voce al dolore di un’intera comunità. Non sono parole contro qualcuno: sono parole a favore della vita. E quando un parroco, dopo aver celebrato funerali, consolato vedove, abbracciato figli rimasti senza padre e genitori distrutti dal dolore, sente il dovere morale di rompere il silenzio, significa che non è più possibile voltarsi dall’altra parte. Nel 2012 avevamo cercato di aprire una riflessione seria sulla sicurezza e sul futuro della polveriera. Erano proposte concrete per evitare che il lavoro continuasse a trasformarsi in tragedia. Ma la forza degli interessi economici, il peso delle strategie legali e una politica troppo spesso impegnata a difendere equilibri invece che persone hanno soffocato ogni possibilità di cambiamento. Quattordici anni dopo siamo ancora qui. Ancora a piangere lavoratori. Ancora a celebrare funerali. Ancora a pronunciare parole di cordoglio che diventano vuote se non sono accompagnate da scelte coraggiose. Non possiamo più limitarci a parlare di fatalità. Quando in pochi anni una fabbrica conta tre gravissimi incidenti e sette lavoratori perdono la vita, non siamo più davanti a una tragica coincidenza. Siamo davanti a una questione che riguarda tutti: istituzioni, politica, impresa e società civile. Casalbordino non può essere conosciuta come il luogo dove periodicamente si contano i morti sul lavoro. Questo territorio merita sviluppo, occupazione e investimenti, ma non può continuare a convivere con un modello produttivo che produce lutti, paura e sofferenza. Lo dico con rispetto verso i lavoratori, che non sono il problema ma le prime vittime di questa situazione. Nessuno vuole lasciare senza lavoro centinaia di famiglie. Al contrario, proprio perché il lavoro è un diritto costituzionale, esso deve essere sicuro, dignitoso e orientato alla vita, mai alla morte. Non è una battaglia ideologica: è una battaglia di civiltà. Un territorio che vive di turismo, agricoltura, ambiente e qualità della vita non può continuare a portare sulle proprie spalle il peso di una produzione che, oltre a essere intrinsecamente legata alla guerra, ha già pagato un tributo di sangue insopportabile. Oggi serve coraggio. Il coraggio della politica di decidere. Il coraggio delle istituzioni di assumersi responsabilità. Il coraggio dell’impresa di guardare oltre il profitto. Il coraggio della società civile di non dimenticare quando si spengono i riflettori. Se questa tragedia non riuscirà nemmeno stavolta a cambiare le cose, allora avremo tutti una responsabilità morale che nessuna sentenza potrà mai cancellare.
La vita umana non è una variabile economica. Non è un costo da mettere a bilancio. Non è un rischio da calcolare.
Vale infinitamente di più.





