Un boato immenso, vetri che tremano e paura che si diffonde rapidamente. E lo sguardo volge immediatamente verso la collina di contrada Termine. Un’esplosione alla “polveriera”, è morto un lavoratore. Un drammatico deja vù che si è ripetuto per la terza volta in sei anni giovedì 9 luglio a Casalbordino. Una frase che ha sapore d’antico: un’espressione quasi ottocentesca che racconta un pezzo di novecento nel cuore del terzo millennio.
Erano poco meno di 70, prima dell’esplosione del 2023, i lavoratori dello stabilimento allora di proprietà della Esplodenti Sabino, acquisito dalla Arca Defense Italy il 29 settembre scorso. Sette morti in sei anni sono il 10% ha sottolinea il Forum H2O che ha definito la catena di tragedie una «decimazione».
Casalbordino e il circondario hanno pagato un tributo altissimo in questi anni: prima di Piscopo sono morti Carlo Spinelli e Paolo Pepe nel 2020 e Giulio Romano nel 2023. Dopo ogni esplosione, dopo ogni tragedia, il cordoglio, il dolore sono stati espressi ad ogni livello. Poi il tempo è passato e ogni riflessione, ogni attenzione, si è spenta. Per riaccendersi all’esplosione successiva. Tra una data di morte e l’altra le lacrime dei familiari, il dolore straziante e infinito di chi non può abbracciare una persona cara, sentirne la voce, condividere la quotidianità, vivere i giorni feriali e le festività, sedie vuote e un vuoto ancora più grande nel cuore, nell’animo, nella vita.
Appare placida e tranquilla ora la collina in contrada Termine, passando in auto sulla Statale 16 adriatica e volgendo lo sguardo nulla fa pensare a quanto è accaduto, a quanto ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà (?) la “polveriera”, come viene chiamata da decenni in paese. E i riflettori, le attenzioni, la retorica del cordoglio, già appaiono pagine chiuse del libro della vita. E così la sentenza di primo grado nel processo presso il Tribunale di Vasto è passata senza colpo ferire. Per l’esplosione del 2023 siamo nella fase dell’udienza preliminare, conclusa la quale si terrà probabilmente un nuovo dibattimento processuale. Cosa accadrà? Dopo quanto espresso dai giudici per l’esplosione del 21 dicembre 2020 quale sentenza verrà emessa? E ci sarà mai una qualche reazione che non sia dai familiari, che nessuno o quasi pare voler ricordare più?
«Quanto vale una vita?» è l’interrogativo posto dai cittadini che si sono fatti promotore di un comitato cittadino e che sta unendo le forze con associazioni, comitati, movimenti che in altre parti d’Abruzzo sono impegnati su temi e vertenze varie.
L’altissima partecipazione all’assemblea indetta venerdì sera a Casalbordino testimonia quanto il tema è sentito nel territorio. «Disarmiamoci! Basta fabbriche di morte» la sintesi dello spirito della mobilitazione.
Un centinaio di persone hanno affollato ieri sera l’area esterna all’oratorio parrocchiale in via del Forte, l’altissima partecipazione ha portato ad un’assemblea tenuta all’esterno del locale messo a disposizione don Silvio Santovito. Il parroco è intervenuto all’inizio dell’assemblea per ribadire la voce del territorio, il dolore per i sette morti in sei anni e il ripudio di ogni produzione di morte, ancor di più di fronte i venti di guerra che attraversano l’Europa. L’assemblea è stata aperta dagli interventi di Giuseppe Vaccaro e Paola De Camillis.
Sono intervenuti esponenti dei sindacati di base Usb e FLM Cub, associazioni, partiti, comitati provenienti da Pescara, Sambuceto, Chieti, Lanciano, Vasto e altri comuni. Presente anche l’amministrazione comunale con il sindaco Filippo Marinucci, il vicesindaco Carla Zinni e gli assessori Amerigo Tiberio e Paola Basile e il consigliere comunale Antinoro Piscicelli.
L’assemblea ha sancito la nascita del comitato che verrà ufficialmente presentato in una nuova assemblea che si terrà il 25 settembre.
Questo l’appello di convocazione dell’assemblea dalla Casa del Popolo La Conviviale di Vasto.
Non dimenticheremo i nomi e i volti dei lavoratori che, superati i cancelli della ex Esplodenti Sabino, ne sono usciti trasportati dentro una bara. Persone uscite di casa per riportarvi il pane sono state uccise in un’azienda non sicura.
Siamo stanchi di piangere vite spezzate; stanchi di pagare il conto più alto possibile alla produzione di strumenti di morte; stanchi di rischiare la vita per gonfiare i conti in banca di chi dovrebbe investire in sicurezza e invece considera accettabile il rischio di morte dei lavoratori.
Non staremo a guardare passivamente una riconversione in produzione di armi che fa della morte una fonte di profitto e che non garantisce livelli di sicurezza adeguati né dentro né fuori le mura dell’azienda.
Non accetteremo di subire una vera e propria colonizzazione del nostro territorio da parte di una multinazionale delle armi, che dietro la copertura del segreto militare potrebbe rendere opache o inaccessibili importanti informazioni sui rischi ambientali legati all’inquinamento da metalli pesanti o sostanze chimiche.
La nostra vita non è una merce da barattare con il lavoro. La nostra salute non è in vendita.
Pretendiamo soluzioni diverse dalla riconversione della ex Esplodenti Sabino in fabbrica di produzione di armi, la chiusura immediata dello stabilimento, la tutela dei lavoratori e dell’ambiente che abitiamo, un’economia alternativa civile e non bellica del nostro territorio.
Si può fare e ci mobiliteremo per farlo.
Per tutto questo e per la costituzione di un comitato, convochiamo un’assemblea pubblica per venerdì 11 settembre, ore 21, presso l’oratorio Via del Forte n.42 a Casalbordino.
Basta fabbriche di morte! Riprendiamo in mano il nostro futuro.















