Lo scorso 10 settembre si è spenta la giovane vita di Denise Cosco. La morte viene licenziata dalle rilevazioni effettuate in prima battuta come dovuta a suicidio e la notizia, viene diffusa come tale attraverso i canali mediatici. Al pari di tutti i suicidi desta sconcerto nella pubblica percezione, notoriamente vulnerabile nell’impatto con accadimenti di tale natura.
Desta sconcerto per quanto oggi, nello scrutinio dei fattori scatenanti il fatto una lunga evoluzione della transizione culturale abbia prodotto il definitivo collasso degli stigmi morali a beneficio di altre molteplici concause imputabili alla condizione psicologica del suicida (intendendo per tale non solo un disturbo della personalità quanto anche uno stato di personale disperazione). I comportamenti suicidari, va detto, non sempre sottendono un’ideazione prodotta da uno stato di infermità mentale bensì anche un malessere sociale dovuto sovente alla mera assenza ovvero al rifiuto da parte della collettività, la medesima collettività che, nell’interrogarsi sulle cause scatenanti l’ideazione stessa, laconicamente delibera, a fatto avvenuto, che l’isolamento sociale ne avrebbe potuto scongiurare la messa in atto.
Chi leggendo, si fermasse a questa mia premessa, potrebbe prima facie chiedersi perché Denise Cosco abbia voluto uccidersi. Non entro nella dinamica dell’accaduto, già descritta abbondantemente nelle cronache e nemmeno intendo surclassare il lavoro degli inquirenti attraverso molti elementi che rilevo come inequivocabili affinchè la vicenda abbia la dovuta definizione istruttoria e giudiziaria.
Denise, Lea Garofalo e i testimoni di giustizia abbandonati da un Paese senza memoria
Denise Cosco, non era una persona come le tante che per le ragioni più diverse decidono di togliersi la vita. Denise Cosco, era la figlia di Lea Garofalo, vittima della mafia, quella mafia che lei, come la sua mamma, hanno sfidato e combattuto denunciando il sistema criminale. La mafia rispose allo sgarro e presentò il conto punitivo alla sua mamma strappandola alla vita adottando una procedura mostruosa.
A nulla valse il programma di protezione per Lea Garofalo, testimone di giustizia.
La morte di Denise Cosco, testimone di giustizia, è stata ufficializzata come indotta dal suicidio.
Se nella fenomenica suicidaria la collettività ha il dovere di interrogarsi circa il ruolo che può aver giocato quando nell’esistenza di una persona c’è o c’è stata una presenza mafiosa la collettività ha il dovere, facendo la propria parte, di non limitarsi all’acclaramento dei fatti ma di favorire l’accertamento della verità dei fatti.
Il metodo mafioso, che è la linfa vitale delle cosche, si nutre anche della connivenza sociale, di quell’inquietante patto scellerato che consolida il rapporto tra assassini e collettività attraverso l’omertà e il pressapochismo delle istituzioni prodotto dalla tolleranza delle infiltrazioni malavitose all’interno degli apparati.
E’ così che il metodo mafioso prolifera: intramando le narrative suicidarie anche fomentando la sensibilità sociale che, portata a condannare solo le istituzioni ree di non saper proteggere o supportare psicologicamente chi decide di rompere il muro dell’omertà, giunge al paradosso di umanizzare i mostri denunciati dalle vittime e commiserare quest’ultime come in balia di fragilità psicologica, depressione e paranoia. Non a caso la mafia privilegia l’induzione al suicidio per sbarazzarsi di soggetti scomodi – quali collaboratori di giustizia e testimoni di giustizia – nella certezza di un più facile consenso sociale che garantisca impunità all’omicida e commiserazione per la vittima depressa a causa dell’ isolamento ambientale (condizione comune a collaboratori e testimoni di giustizia)
Le statistiche in materia sono eloquenti e confermano quanto gioca la società nel senso ampio del termine (intendo dire l’intero contesto sociale formato non solo dalle istituzioni ma anche dai riferimenti affettivi quali famiglia, amici, conoscenti, colleghi) nei contesti mafiosi, segnatamente nell’orchestrazione delle procedure di omicidio mediante eliminazione strategica ovvero camuffamento.
Oggi, tuttavia, tale pratica mafiosa storicamente collaudata va a confliggere con le sofisticate tecniche di smascheramento del reato.
Alludo alle tecniche di indagine medico-legale/scientifico, tecnologico-patrimoniale e psicologico-ambientale che possono rappresentare, se efficacemente attivate, la vera sfida contro la quale le cosche pare non abbiano affinato opportuni deterrenti. Le associazioni mafiose, strutturate su vincoli familistici e parentali, governate dalla ferrea legge dell’omertà, fondate su rigide strutture gerarchiche, per loro natura impermeabili alle indagini istruttorie continuano ad essere una sfida per la magistratura inquirente o giudicante stante i contributi nelle indagini da persone che, o sono coinvolte negli illeciti traffici, o temono, ben a ragione, di subire gravissime conseguenze per la propria incolumità fisica, ovvero sono comunque condizionate dallo spirito omertoso che caratterizza gli ambienti mafiosi.
Seppure la collaborazione del contesto sociale resta un fattore ineludibile sono, tuttavia, determinanti il ricorso all’autopsia psicologica della vittima tesa a stabilire la capacità della vittima di concepire, progettare e attuare il suicidio e la complessa e variegata tecnica di digital forensics nonché di death scene investigation (analisi della scena del crimine che comprende, tra gli altri fattori, l’accertamento della costrizione fisica attraverso l’analisi delle micro-tracce ematiche o molecolari (DNA di terzi).
In sintesi, e concludo, l’eventuale acclaramento di un’induzione al suicidio è oggi un’operazione possibile, complessa e involgente più livelli metodologici tecnici e professionali. Resta la mostruosità dell’illecito forte della storica omertosa complicità da parte di chi offre elementi utili antidepistaggio ma ciò che può imporre oggi una battuta d’arresto sono, ripeto, le misure di indagine mediante i protocolli investigativi, se efficacemente attivati. Allo stato la Procura di Velletri ha aperto l’indagine per istigazione al suicidio e gli inquirenti sono al lavoro. Non resta che attendere.

Dalla ribellione di Lea Garofalo alla testimonianza di Denise Cosco, fino ai processi, ai permessi concessi agli assassini, alla morte di Rosario Curcio e alle responsabilità del sistema di protezione: il dossier completo di WordNews.it.
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- 24 novembre 2025 – Una fimmina calabrese: così Lea Garofalo sfidò la ’ndrangheta
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- 19 novembre 2025 – Lea Garofalo, il coraggio che non muore
- 5 settembre 2025 – Lea Garofalo e il coraggio dimenticato e ritrovato
- 31 luglio 2025 – Lea Garofalo due volte uccisa: insegna abbandonata e silenzio del Governo
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- 18 maggio 2025 – “30 minuti con…” Marisa Garofalo: la voce di Lea
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- 19 marzo 2025 – Lea Garofalo e la sfida alla ’ndrangheta
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- 25 novembre 2023 – In morte di Lea, 14 anni dopo
- 15 novembre 2023 – Il Governo che dice di lottare contro le mafie e non risponde nemmeno a un’interrogazione
- 2 settembre 2023 – Funerali del mafioso Curcio: «Lo Stato deve intervenire»
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- 27 luglio 2023 – Funerali Curcio: è caduta la prima testa
- 26 luglio 2023 – Vicenda Curcio, parla Brugnano
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- 14 luglio 2023 – Dopo la tempesta arrivano le scuse del sindaco
- 13 luglio 2023 – Omicidio Lea Garofalo: i festosi funerali per l’ergastolano Curcio
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- 30 giugno 2023 – Si è impiccato nel carcere di Opera l’ergastolano Rosario Curcio
- 30 giugno 2023 – Il filo rosso che collega gli infarti e i suicidi
- 5 maggio 2023 – Lea Garofalo: 14 anni fa il tentato sequestro
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- 10 marzo 2023 – Quando verrà riposizionata la panchina dedicata a Lea?
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- 3 febbraio 2023 – “Una fimmina calabrese”: così Lea Garofalo sfidò la ’ndrangheta
- 5 dicembre 2022 – A Lea
- 4 dicembre 2022 – Gli occhi dell’innocenza
- 3 dicembre 2022 – Il silenzio urla il tuo nome, Lea
- 3 dicembre 2022 – “Una fimmina calabrese”: l’intervista con Paolo De Chiara
- 27 novembre 2022 – Lettera a Lea
- 26 novembre 2022 – Ingiustizia
- 26 novembre 2022 – Il sindaco di Petilia Policastro: «Non abbiamo dimenticato Lea»
- 24 novembre 2022 – Una canzone sulla storia di Lea
- 23 novembre 2022 – Lettera a Denise 2
- 22 novembre 2022 – Lettera a Denise
- 18 novembre 2022 – “Una fimmina calabrese”, da oggi nelle librerie
- 12 novembre 2022 – Lea Garofalo, 13 anni dopo: il libro a Petilia
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- 8 agosto 2022 – Una pietra d’inciampo per Lea Garofalo 2
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- 16 luglio 2022 – Il ritorno della “bestia” Carlo Cosco
- 10 luglio 2022 – Una montagna di sterco
- 8 marzo 2022 – Il coraggio di dire no: la poesia
- 6 marzo 2022 – Il coraggio di dire no a Taurianova
- 24 novembre 2021 – Per non dimenticare la “fimmina calabrese”
- 23 novembre 2021 – L’impegno del Comune di Campobasso
- 22 novembre 2021 – In ricordo di Lea Garofalo e Giusy Potenza
- 19 novembre 2021 – Lea Garofalo, il coraggio di dire no
- 3 novembre 2021 – Superate le 15mila firme per Lea Garofalo
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- 22 novembre 2022 – Lettera a Denise
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- 12 novembre 2022 – Lea Garofalo, 13 anni dopo: il libro a Petilia
- 11 novembre 2022 – Lea Garofalo è viva
- 2 ottobre 2022 – Scempio a Pagliarelle: colpita la pietra che ricorda Lea
- 6 settembre 2022 – Carlo Cosco, l’ergastolano parlante
- 8 agosto 2022 – Una pietra d’inciampo per Lea Garofalo 2
- 2 agosto 2022 – Una pietra d’inciampo per Lea Garofalo
- 24 luglio 2022 – Prendere esempio dal coraggio di Lea Garofalo
- 24 luglio 2022 – La rabbiosa reazione dei Cosco
- 22 luglio 2022 – Carlo Cosco si sta riorganizzando sul territorio
- 20 luglio 2022 – Una strada per Lea Garofalo a Pagliarelle
- 16 luglio 2022 – Il ritorno della “bestia” Carlo Cosco
- 10 luglio 2022 – Una montagna di sterco
- 8 marzo 2022 – Il coraggio di dire no: la poesia
- 6 marzo 2022 – Il coraggio di dire no a Taurianova
- 24 novembre 2021 – Per non dimenticare la “fimmina calabrese”
- 23 novembre 2021 – L’impegno del Comune di Campobasso
- 22 novembre 2021 – In ricordo di Lea Garofalo e Giusy Potenza
- 19 novembre 2021 – Lea Garofalo, il coraggio di dire no
- 3 novembre 2021 – Superate le 15mila firme per Lea Garofalo
- 28 ottobre 2021 – Una strada per Lea Garofalo a Campobasso
- 29 settembre 2021 – Lea Garofalo fa ancora paura
- 30 luglio 2021 – Percorsi di lettura e di antimafia sociale
- 5 maggio 2021 – Lea Garofalo: il tentato sequestro di Campobasso
- 24 novembre 2020 – Lea Garofalo, testimone di giustizia abbandonata dallo Stato
- 23 novembre 2020 – Lea Garofalo è una testimone di giustizia
- 22 novembre 2020 – Il grido d’aiuto inascoltato di Lea Garofalo
- 21 ottobre 2020 – Dedicato a Lea Garofalo il giardino di viale Montello
- 5 maggio 2020 – Con Lea Garofalo siamo stati tutti poco sensibili
- 5 maggio 2020 – Lea Garofalo, il tentato sequestro di Campobasso
- 5 maggio 2020 – Undici anni dopo
- 8 marzo 2020 – Una panchina rossa per Lea
- 8 marzo 2020 – Lea, in vita, non è stata mai creduta
- 26 gennaio 2020 – Canusia, tra cultura popolare e impegno civile
- 13 gennaio 2020 – Lea Garofalo, il prete che nega l’evidenza: «Mai conosciuta»



