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Lea e Denise, il Paese che commemora i morti e abbandona i vivi

Lo Stato, la Chiesa e l’antimafia celebrativa riempiono "il giorno dopo" di parole, cerimonie e simboli. Ma Lea Garofalo non fu ascoltata quando chiedeva aiuto e Denise non è stata liberata dal peso di quella tragedia.

by Paolo De Chiara
17 Settembre 2026
in Il "Moscone", la rubrica del Direttore
Reading Time: 41 mins read
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L’Italia commemora Lea Garofalo e Denise dopo non aver saputo proteggerle. Il fallimento dello Stato e dell’antimafia che celebra i morti e dimentica i vivi.

Viviamo nel Paese del giorno dopo. Il Paese che arriva sempre quando è troppo tardi. Che depone corone, intitola giardini, organizza convegni, osserva minuti di silenzio, riempie le piazze con i nomi delle vittime. Ma che troppo spesso non ascolta, non protegge e non salva le persone quando sono ancora vive.

È accaduto con Lea Garofalo. È accaduto anche con sua figlia Denise.

Dal 10 settembre 2026, giorno della morte di Denise, sono state consumate – anche inutilmente – migliaia di parole. Cordogli, ricordi, messaggi, dichiarazioni, interviste, commemorazioni. Fiumi d’inchiostro utilizzati non soltanto per raccontare il dolore, ma anche per vantarsi, prendersi meriti, assegnare etichette e stabilire chi sia stato più vicino a Denise.


L’inchiostro degli ipocriti: tutti ricordano Denise, pochi l’hanno difesa quando era viva


C’è chi ha raccontato di averle parlato. Chi ha rivendicato telefonate, incontri e confidenze. Chi ha ricordato quanto conoscesse sua madre. Chi ha utilizzato la tragedia per esibire il proprio curriculum antimafia. È cominciata la gara per dimostrare chi sia più bello, più bravo, più sensibile e più antimafioso degli altri. Molte parole. Solo rumore.

Però, in questo interminabile valzer dell’ipocrisia mancano le risposte. Mancano le  responsabilità. E manca anche una parola semplice, mai utilizzata per Lea e, fino ad oggi, mai utilizzata per Denise: “Scusate“.

Le scuse, però, servono a poco quando tutto è finito. Dov’è stato lo Stato? Dov’è stata la Chiesa? Dove sono state le Istituzioni? Dov’erano le roboanti Associazioni che per anni hanno utilizzato il nome di Lea Garofalo come simbolo dell’antimafia?

Le necessarie scuse dovrebbero avere un valore morale e politico, per obbligare chi aveva (e ha) il dovere di riconoscere il proprio fallimento. Senza poter restituire ciò che è stato negato mentre erano vive. Lea Garofalo non aveva bisogno di essere celebrata. Aveva bisogno di essere creduta e protetta quando denunciava la ’ndrangheta.

Denise Garofalo non deve diventare un altro simbolo. Doveva essere accompagnata, sostenuta e liberata dal peso che portava sulle spalle.

Dove erano tutti quando Lea e Denise potevano ancora essere ascoltate, protette e salvate?

Le responsabilità sono politiche, istituzionali, morali e umane.

Denise è cresciuta in una guerra di ’ndrangheta. Assiste alle paure di sua madre, al tentativo di sequestro avvenuto a Campobasso (5 maggio 2009), alla scomparsa di Lea, alle falsità, alle calunnie (“Lea è fuggita, cercatela in Australia”), all’ex fidanzatino (Carmine Venturino) imposto da suo padre, al processo, alle minacce dei parenti, al ritrovamento dei resti carbonizzati di sua madre (2.810 frammenti ossei buttati in un tombino a San Fruttuoso), alle condanne delle bestie mafiose (padre, zii, ex fidanzatino, più due altri assassini).

Le parole del collaboratore di giustizia Carmine Venturino non lasciano spazio alle interpretazioni:

«Dovevamo ammazzare anche Denise Cosco».

Denise è sopravvissuta alla condanna della ’ndrangheta. Ma non si è mai sentita libera.


«Dovevamo ammazzare anche Denise Cosco»: tornano di drammatica attualità le parole di Carmine Venturino


Denise non era soltanto “la figlia di Lea”

In questi giorni Denise è stata, nuovamente, imprigionata in un’etichetta: “la figlia di Lea Garofalo”. Denise era, soprattutto, una donna, una madre, una persona con una propria identità, con paure, speranze, esigenze e fragilità.

Denise, come sua madre Lea, non aveva scelto di nascere in una famiglia di ’ndrangheta. Non aveva scelto di diventare una testimone in un processo di mafia. Non aveva scelto di cambiare nome, città, relazioni e abitudini.

Ha rappresentato la vittoria dello Stato (quale Stato?) sulla mafia. E in questi anni cosa è stato difeso? Il simbolo costruito – anche per il proprio tornaconto – o una ragazza che aveva conosciuto troppo presto la paura, il tradimento, la morte?


Denise, lo Stato sapeva: nel 2014 l’Antimafia parlava di «traumi irreversibili» per i testimoni di giustizia


Lo Stato conosceva i “traumi irreversibili”

Lo abbiamo scritto ieri. Il 15 ottobre del 2014, durante una seduta della Commissione parlamentare antimafia, vennero affrontati diversi argomenti legati ai testimoni di giustizia: lo sradicamento, la perdita dell’autonomia, i danni subiti. Nel resoconto si parlava espressamente di possibili «traumi irreversibili».

Quel documento cita anche Lea Garofalo. Si sostiene che le donne come lei devono essere «riconosciute, tutelate e accompagnate». Lo Stato sapeva. Sapeva che cambiare identità, perdere le proprie relazioni, vivere lontano dalle proprie radici e trascorrere anni dentro un sistema di protezione può lasciare ferite profonde.

Denise è stata davvero sostenuta?

È stata accompagnata nell’uscita dal programma di protezione? Nella costruzione di una vita autonoma? Nella maternità? Nei momenti di sofferenza? Chi può documentare le eventuali risposte?

Il grido d’aiuto di Lea Garofalo

Era già tutto accaduto con Lea Garofalo. Nell’aprile del 2009 scrisse al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Si definì una giovane madre «disperata, allo stremo delle sue forze psichiche e mentali». Denunciò di essere rimasta per circa sette anni dentro un programma di protezione provvisorio e parlò di tempi che avevano superato «ogni limite». Cercava un avvocato serio. Un grido d’aiuto. Quel grido non venne raccolto da nessuno. 

Il 24 novembre 2009 Lea venne uccisa a Milano. Era sola. Dopo la sua morte molti hanno scoperto il suo coraggio. 

Nessuno ha mai pronunciato il suo mea culpa:

«Lea, ti abbiamo lasciata sola. Ti chiediamo scusa».

Solitudine, morte, celebrazione. Questo è il copione del Paese del giorno dopo. Dove l’antimafia del giorno dopo arriva sempre quando non può più salvare nessuno.


Denise, il coraggio di una figlia contro la ’ndrangheta


Salvatore Dolce: «Lo Stato ha sbagliato con Lea Garofalo»

Per certificare il fallimento dello Stato riprendiamo, ancora una volta, le parole pronunciate da Salvatore Dolce, il primo pubblico ministero che raccolse le dichiarazioni di Lea Garofalo. La fimmina calabrese raccontò tutto: gli affari della sua famiglia, la morte del padre, gli affari dei Cosco, la morte del fratello, il comprensorio milanese di viale Montello in mano alla ‘ndrangheta, il traffico di droga, gli omicidi, le minacce, le ritorsioni, tutto ciò che conosceva. Non chiese privilegi. Voleva solo essere creduta, protetta e messa nelle condizioni di salvare se stessa e sua figlia. Dopo l’assassinio di Lea, Salvatore Dolce pronunciò parole che avrebbero dovuto provocare un terremoto istituzionale:

«Lo Stato ha sbagliato con Lea Garofalo».

Silenzio assordante. Nessuna riflessione. Nessuna frase di circostanza.

Lea non era una mafiosa. Non aveva commesso reati. Era una testimone di giustizia. Oggi, ancora, viene definita una “collaboratrice di giustizia”, una “pentita”. In vita è stata tradita, maltrattata e calunniata. La sua credibilità è stata riconosciuta solo dopo la sua morte. Il suo viso, oggi, sventola sulle bandiere.

Ecco il Paese vergognoso del giorno dopo.  


Marisa, la sorella di Lea Garofalo, non sapeva che sua nipote Denise stava morendo. Chi doveva chiamarla?



Dalla morte di Denise alle denunce sull’abbandono subito da Lea Garofalo, dal ritorno di Carlo Cosco alla vicenda dei funerali di Rosario Curcio: l’archivio completo degli articoli pubblicati da WordNews.it.

In chiusura, una sezione speciale dedicata alle cinque edizioni del Premio Nazionale Lea Garofalo, la cui prossima tappa si svolgerà a Padula (24-26 novembre 2026).

Gli articoli sono ordinati dal più recente al meno recente. I contenuti dedicati specificamente al Premio Nazionale Lea Garofalo sono raccolti nella sezione finale.


Denise Cosco, Lea Garofalo e le responsabilità dello Stato

  • 16 settembre 2026 – Denise, l’ombra del silenzio e il prezzo del coraggio
  • 16 settembre 2026 – Denise, lo Stato sapeva: nel 2014 l’Antimafia parlava di «traumi irreversibili» per i testimoni di giustizia
  • 15 settembre 2026 – Denise Cosco, l’accusa al sistema politico-istituzionale: «Solo responsabilità morale?»
  • 15 settembre 2026 – Denise, Lea Garofalo e i testimoni di giustizia abbandonati da un Paese senza memoria
  • 14 settembre 2026 – Marisa Garofalo, la zia esclusa dall’agonia e dalla morte di Denise
  • 13 settembre 2026 – Testimoni di giustizia, la lettera aperta di Gennaro Ciliberto ai vertici dello Stato
  • 12 settembre 2026 – L’inchiostro degli ipocriti
  • 12 settembre 2026 – Dioghenes APS ricorda Denise e rinnova l’impegno nel nome di Lea Garofalo
  • 11 settembre 2026 – Associazione Joe Petrosino: il ricordo di Denise Cosco
  • 11 settembre 2026 – «Dovevamo ammazzare anche Denise Cosco»: tornano di attualità le parole di Carmine Venturino
  • 10 settembre 2026 – Denise, il coraggio di una figlia rimasta sola
  • 10 settembre 2026 – Denise è morta a 35 anni: possiamo chiamarlo soltanto suicidio?
  • 5 maggio 2026 – Lea Garofalo, la donna che lo Stato non seppe salvare: a Campobasso la ’ndrangheta provò a rapirla
  • 5 maggio 2026 – Lea Garofalo e Giancarlo Siani: la verità che brucia ancora. Armando D’Alterio a WordNews.it
  • 4 maggio 2026 – Lea Garofalo e Giancarlo Siani: questa sera su WordNews.it la verità torna al centro
  • 3 maggio 2026 – Lea Garofalo e Giancarlo Siani, la verità che brucia ancora: WordNews.it ospita Armando D’Alterio
  • 24 aprile 2026 – Lea Garofalo non è una bandiera da sventolare
  • 27 febbraio 2026 – Lea Garofalo, il coraggio che la mafia non è riuscita a distruggere
  • 26 febbraio 2026 – Due funerali, due Stati: a Torino lo stop al rito di potere, a Petilia lo Stato lasciò sfilare la vergogna
  • 10 febbraio 2026 – Tre anni dopo, una risposta che lava tutto: il caso dei manifesti per Rosario Curcio
  • 10 gennaio 2026 – Ergastolo e permessi, gli assassini saranno liberi tra poco? Lea Garofalo è morta due volte
  • 24 novembre 2025 – Marisa Garofalo: «Non c’è stata giustizia per mia sorella»
  • 24 novembre 2025 – In memoria di Lea Garofalo: il giardino della vergogna
  • 24 novembre 2025 – “Una fimmina calabrese”: così Lea Garofalo sfidò la ’ndrangheta
  • 21 novembre 2025 – Minacce alla stampa: il Tribunale di Isernia ammette Dioghenes APS come parte civile nel processo a Elisa Curcio
  • 19 novembre 2025 – Lea Garofalo, il coraggio che non muore
  • 5 settembre 2025 – Lea Garofalo e il coraggio dimenticato e ritrovato: a Petilia torna l’insegna della memoria
  • 31 luglio 2025 – Lea Garofalo due volte uccisa: insegna abbandonata a Petilia e silenzio del governo sui manifesti per Curcio
  • 17 luglio 2025 – “Una fimmina calabrese”: la storia di Lea Garofalo nell’intervista a Paolo De Chiara
  • 21 maggio 2025 – Lea Garofalo tradita due volte, dallo Stato e dall’indifferenza: la denuncia della sorella Marisa
  • 18 maggio 2025 – 30 minuti con Marisa Garofalo: la voce di Lea, la memoria che resiste
  • 15 maggio 2025 – Marisa Garofalo a “30 minuti con WordNews.it”
  • 15 maggio 2025 – Curcio, funerali tra applausi e minacce: a processo chi ha minacciato
  • 22 marzo 2025 – “Una fimmina calabrese” a Palmi
  • 20 marzo 2025 – Paolo De Chiara a Stalettì: due incontri su Lea Garofalo e la lotta alla ’ndrangheta
  • 19 marzo 2025 – Lea Garofalo e la sfida alla ’ndrangheta: l’esempio di coraggio in “Una fimmina calabrese”
  • 21 novembre 2024 – Uno schiaffo in faccia alla schifosa ’ndrangheta
  • 20 novembre 2024 – Lea si è ribellata a un sistema mafioso e ha pagato con la vita
  • 8 settembre 2024 – Una strada per Lea Garofalo a Cittanova
  • 2 agosto 2024 – “Una fimmina calabrese” ritorna in Calabria
  • 23 febbraio 2024 – Lea Garofalo è viva

Il ritorno di Cosco e il caso Curcio

  • 1 dicembre 2023 – La “bestia” Carlo Cosco, mafioso, assassino ed ergastolano, è nuovamente rientrata al paesello
  • 27 novembre 2023 – Lea Garofalo: a Petilia non sanno da che parte stare
  • 25 novembre 2023 – In morte di Lea, 14 anni dopo
  • 15 novembre 2023 – Il governo che dice di lottare contro le mafie e non risponde nemmeno a un’interrogazione
  • 2 settembre 2023 – Funerali del mafioso Curcio, la nota del Comitato: «Lo Stato deve intervenire»
  • 21 agosto 2023 – Per la Prefettura i manifesti per Curcio sono stati «inopportuni»
  • 19 agosto 2023 – Traina: «Il prefetto di Crotone deve intervenire per dare un segnale forte»
  • 18 agosto 2023 – Luana Ilardo: «Un gesto penoso»
  • 17 agosto 2023 – Don Algemiro: «Una persona che uccide va contro Dio»
  • 15 agosto 2023 – Ravidà: «Il Comune di Petilia Policastro deve essere commissariato»
  • 11 agosto 2023 – Fico: «Chi ha partecipato deve dimettersi»
  • 10 agosto 2023 – L’ODG Molise: «Una volgare aggressione contro WordNews.it e Paolo De Chiara»
  • 8 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio: «Vi dovevate dimettere già da tempo»
  • 7 agosto 2023 – Il capogruppo della minoranza: «Hanno combinato un pasticcio»
  • 6 agosto 2023 – Salvatore Borsellino: «C’è soltanto da vomitare»
  • 5 agosto 2023 – Pino Cassata: «Un cattivo esempio per i giovani»
  • 4 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio: le inutili minacce
  • 3 agosto 2023 – Il caso arriva in Parlamento
  • 31 luglio 2023 – Funerale di Curcio: attendiamo le risposte del vicesindaco di Petilia
  • 30 luglio 2023 – Al funerale di Curcio era presente anche il vicesindaco?
  • 29 luglio 2023 – Gennaro Ciliberto: «Un segnale di potenza»
  • 28 luglio 2023 – Le reazioni dopo le dimissioni dell’assessora Berardi
  • 27 luglio 2023 – Il sindaco in Consiglio comunale: «Un’enorme bufera mediatica»
  • 27 luglio 2023 – È caduta la prima testa
  • 26 luglio 2023 – Brugnano: «Se il sindaco non vuole dimettersi, rimuova l’assessora»
  • 23 luglio 2023 – La presenza dell’assessora al funerale di Curcio approda in Consiglio comunale
  • 22 luglio 2023 – Piera Aiello: «Vergognatevi e andatevene a casa»
  • 21 luglio 2023 – E se Curcio, ergastolano e ’ndranghetista, non si fosse suicidato?
  • 20 luglio 2023 – Ascari: «Una vergogna, presenterò un’interrogazione parlamentare»
  • 19 luglio 2023 – Parla il sacerdote che ha celebrato il funerale di Curcio
  • 17 luglio 2023 – Angela Napoli: «Sono indignata»
  • 16 luglio 2023 – Il video del funerale di Rosario Curcio
  • 14 luglio 2023 – Dopo la tempesta arrivano le scuse del sindaco
  • 13 luglio 2023 – Omicidio Lea Garofalo: i festosi funerali per l’ergastolano Curcio
  • 3 luglio 2023 – Dopo il suicidio di Curcio parla il suo ex legale
  • 30 giugno 2023 – Si è impiccato nel carcere di Opera l’ergastolano Rosario Curcio
  • 30 giugno 2023 – Il filo rosso che collega gli infarti e i suicidi
  • 5 maggio 2023 – Lea Garofalo: 14 anni fa il tentato sequestro di Campobasso
  • 7 aprile 2023 – Marisa Garofalo: «Non sono una mafiosa, denuncio la serie The Good Mothers»
  • 10 marzo 2023 – Quando verrà riposizionata la panchina dedicata a Lea?
  • 1º marzo 2023 – Una storia di Calabria, una storia di Milano
  • 3 febbraio 2023 – “Una fimmina calabrese”: così Lea Garofalo sfidò la ’ndrangheta
  • 5 dicembre 2022 – A Lea
  • 4 dicembre 2022 – Gli occhi dell’innocenza
  • 3 dicembre 2022 – Il silenzio urla il tuo nome, Lea
  • 3 dicembre 2022 – “Una fimmina calabrese”: l’intervista con Paolo De Chiara
  • 27 novembre 2022 – Lettera a Lea
  • 26 novembre 2022 – Ingiustizia
  • 26 novembre 2022 – Il sindaco di Petilia Policastro: «Non abbiamo dimenticato Lea»
  • 24 novembre 2022 – Una canzone sulla storia di Lea
  • 23 novembre 2022 – Lettera a Denise – seconda parte
  • 22 novembre 2022 – Lettera a Denise
  • 18 novembre 2022 – “Una fimmina calabrese” da oggi nelle librerie
  • 12 novembre 2022 – Lea Garofalo, 13 anni dopo: la presentazione del libro a Petilia Policastro
  • 11 novembre 2022 – Lea Garofalo è viva: nessun silenzio davanti alla sua storia
  • 2 ottobre 2022 – Scempio a Pagliarelle: colpita la pietra che ricorda Lea Garofalo
  • 6 settembre 2022 – Carlo Cosco, l’ergastolano parlante: «Non fate demagogia pietosa»
  • 8 agosto 2022 – Una pietra d’inciampo per Lea Garofalo – seconda parte
  • 2 agosto 2022 – Una pietra d’inciampo per Lea Garofalo
  • 24 luglio 2022 – Tutti dovremmo prendere esempio dal coraggio di Lea Garofalo
  • 24 luglio 2022 – La rabbiosa reazione dei Cosco
  • 22 luglio 2022 – Carlo Cosco, la “bestia”, si sta riorganizzando sul territorio
  • 20 luglio 2022 – Una strada per Lea Garofalo a Pagliarelle
  • 16 luglio 2022 – Il ritorno della “bestia” Carlo Cosco
  • 10 luglio 2022 – Una montagna di sterco
  • 8 marzo 2022 – “Il coraggio di dire no”: la poesia
  • 6 marzo 2022 – “Il coraggio di dire no” a Taurianova
  • 24 novembre 2021 – Per non dimenticare la “fimmina calabrese” che sfidò la schifosa ’ndrangheta
  • 22 novembre 2021 – In ricordo di Lea Garofalo e Giusy Potenza
  • 19 novembre 2021 – Lea Garofalo, il coraggio di dire no
  • 3 novembre 2021 – Superate le 15mila firme per la “fimmina” che sfidò la ’ndrangheta
  • 28 ottobre 2021 – Una strada per Lea Garofalo a Campobasso
  • 29 settembre 2021 – Lea Garofalo fa ancora paura
  • 30 luglio 2021 – Percorsi di lettura e antimafia sociale: si parla di Lea Garofalo
  • 5 maggio 2021 – Lea Garofalo: 5 maggio 2009, il tentato sequestro di Campobasso
  • 24 novembre 2020 – Lea Garofalo, la testimone di giustizia abbandonata dallo Stato e bruciata dalla ’ndrangheta
  • 23 novembre 2020 – Lea Garofalo è una testimone di giustizia
  • 22 novembre 2020 – Il grido d’aiuto inascoltato di Lea Garofalo
  • 21 ottobre 2020 – Dedicato a Lea Garofalo il giardino di viale Montello
  • 5 maggio 2020 – «Con Lea Garofalo siamo stati tutti poco sensibili»
  • 5 maggio 2020 – Lea Garofalo, il tentato sequestro di Campobasso
  • 5 maggio 2020 – Undici anni dopo
  • 8 marzo 2020 – Una panchina rossa per Lea
  • 8 marzo 2020 – Lea in vita non è stata mai creduta
  • 26 gennaio 2020 – Canusìa, tra cultura popolare e impegno civile
  • 13 gennaio 2020 – Lea Garofalo, il prete che nega l’evidenza: «Mai conosciuta»

Premio Nazionale Lea Garofalo

Quinta edizione – Padula, 2026

La quinta edizione del Premio approda a Padula, nel Salernitano, unendo la memoria di Lea Garofalo a quella del poliziotto italoamericano Joe Petrosino.

  • 24 luglio 2026 – “Testimoni del nostro tempo”: quattro edizioni di coraggio, la quinta tappa sarà a Padula
  • 6 luglio 2026 – “Donna del Sud”, la canzone per Lea Garofalo: quando la musica diventa memoria e denuncia
  • 6 luglio 2026 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2026: aperto il bando della quinta edizione
  • 5 luglio 2026 – Lea Garofalo e Joe Petrosino, due vite contro le mafie: a Padula la quinta edizione
  • 3 luglio 2026 – Premio Nazionale Lea Garofalo, la quinta edizione a Padula: tre giorni di memoria, scuola e impegno

Quarta edizione – Cremona, 2025

  • 17 maggio 2025 – Premio Nazionale Lea Garofalo 2025: al via la quarta edizione
  • 16 aprile 2025 – Il podcast su Spotify e la quarta edizione a Cremona
  • 24 novembre 2025 – Quando la memoria diventa voce: Silvia e Claudia Pinelli al Premio
  • 24 novembre 2025 – Il programma della seconda giornata
  • 25 novembre 2025 – La giornata dedicata alle opere degli studenti
  • 25 novembre 2025 – Il programma della terza giornata
  • 26 novembre 2025 – Premiati i “Testimoni del nostro tempo”
  • 27 novembre 2025 – Mafie, economia e lavoro: l’ultimo appuntamento della quarta edizione
  • 28 novembre 2025 – Un minuto di silenzio per Fabio Perri
  • 29 novembre 2025 – Quando la memoria viene ignorata: a Cremona le istituzioni voltano la faccia
  • 30 novembre 2025 – Quando le parole non bastano: il cortocircuito al Premio Lea Garofalo
  • 2 dicembre 2025 – Il silenzio degli altri: la lezione scomoda di Gennaro Ciliberto
  • 3 dicembre 2025 – «Non siamo qui per essere cauti, siamo qui per dire la verità»
  • 5 dicembre 2025 – L’Italia che non vuole vedere: perché il Premio Lea Garofalo è una necessità civile
  • 5 dicembre 2025 – Angela Napoli: «La lezione di Lea Garofalo è un faro per i giovani»
  • 10 dicembre 2025 – La verità dei numeri: il procuratore Bonfigli racconta la violenza a Cremona
  • 11 dicembre 2025 – «Basta santini, scegliete persone perbene»: Paolo De Chiara agli studenti
  • 12 dicembre 2025 – Silvia Pinelli e la strage di Piazza Fontana
  • 13 dicembre 2025 – Infantino: sensibilizzare le nuove generazioni è cruciale
  • 14 dicembre 2025 – Claudia Pinelli: Giuseppe Pinelli è diventato un simbolo dell’iniquità del sistema
  • 15 dicembre 2025 – Ciliberto: «Non è cambiato nulla, è tutto peggiorato»
  • 16 dicembre 2025 – Angela Napoli: «Il testimone di giustizia viene considerato un peso»
  • 18 dicembre 2025 – Ferraro: i tentacoli della ’ndrangheta nell’economia
  • 23 dicembre 2025 – Esposito: «La vita del testimone di giustizia è davvero dura»
  • 26 dicembre 2025 – La libertà che uccide: l’accusa di Di Filippo contro sfruttamento, morti sul lavoro e mafie
  • 1º gennaio 2026 – Leopoldo Di Filippo: «La scuola è il luogo dove si costruisce coscienza critica»
  • 10 gennaio 2026 – Quando il silenzio diventa servizio: la premiazione di Pellegrino Passariello
  • 11 gennaio 2026 – Quando la memoria diventa azione: la lezione di Giancarlo Costabile

Terza edizione – Cittanova, 2024

  • 8 settembre 2024 – Una strada per Lea Garofalo a Cittanova
  • 9 novembre 2024 – Far sentire la bellezza del fresco profumo di libertà
  • 10 novembre 2024 – «Noi siamo necessari»
  • 11 novembre 2024 – «La nostra missione è formare cittadini europei»
  • 12 novembre 2024 – «Non si può parlare di legalità se non si parte dalle scuole»
  • 13 novembre 2024 – Il Premio Lea Garofalo è un’opportunità per guardare il mondo che ci circonda
  • 14 novembre 2024 – L’obiettivo di far riflettere gli studenti e stimolarli ad agire
  • 15 novembre 2024 – «Il mondo dell’antimafia è infestato da autoreferenzialità e professionisti»
  • 16 novembre 2024 – «La ’ndrangheta non avrà mai spazio a Cittanova»
  • 17 novembre 2024 – «Questo Premio andrà avanti per tantissimi anni»
  • 18 novembre 2024 – La legalità come sfondo di ogni azione
  • 20 novembre 2024 – Lea si è ribellata a un sistema mafioso e ha pagato con la vita
  • 21 novembre 2024 – Uno schiaffo in faccia alla schifosa ’ndrangheta
  • 24 novembre 2024 – Giovanni Impastato
  • 29 novembre 2024 – Giuseppe Tarantino
  • 30 novembre 2024 – Maurizio Caprino
  • 1º dicembre 2024 – Nino Melito Petrosino
  • 5 dicembre 2024 – Giovanni Impastato: «Tanti punti in comune tra la storia di Peppino e quella di Lea»
  • 7 dicembre 2024 – Stefano Mormile

Seconda edizione – Casoli, 2023

  • 8 marzo 2023 – Tutto pronto per la seconda edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo

La seconda edizione si è sviluppata attraverso incontri con studenti, testimonianze e interventi dedicati alla memoria di Lea, alla tutela dei testimoni di giustizia e al contrasto culturale alle mafie. Il percorso ha preparato la successiva edizione di Cittanova, consolidando la formula dei “Testimoni del nostro tempo”.

Prima edizione – Petilia Policastro, 2022

La prima edizione nacque nei luoghi di Lea Garofalo, con il coinvolgimento delle scuole, dei testimoni di giustizia, dei familiari delle vittime e di quanti hanno scelto di non piegarsi al silenzio.

Tra i contributi pubblicati durante quella prima esperienza:

  • Lettera a Denise
  • Lettera a Denise – seconda parte
  • Una canzone sulla storia di Lea
  • Il sindaco di Petilia Policastro: «Non abbiamo dimenticato Lea»
  • Ingiustizia
  • Lettera a Lea
  • Il silenzio urla il tuo nome, Lea
  • Gli occhi dell’innocenza
  • A Lea

Dalla prima edizione di Petilia Policastro alla quinta di Padula, il Premio Nazionale Lea Garofalo ha costruito un archivio di testimonianze, denunce e memoria civile.

 

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Paolo De Chiara

FONDATORE e DIRETTORE WordNews.it - direttore@wordnews.it Giornalista Professionista, iscritto all’OdG Molise. Scrittore e sceneggiatore italiano. È nato a Isernia, nel 1979. In Molise ha lavorato con gran parte degli organi di informazione (carta stampata e televisione), dirigendo riviste periodiche di informazione, cultura e politica. Si dedica con passione, a livello nazionale, alla diffusione della Cultura della Legalità all’interno delle scuole. LIBRI: - Nel 2012 ha pubblicato «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta» (Falco Ed., Cosenza); - nel 2013 «Il Veleno del Molise. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici» (Falco Ed., Cosenza, vincitore del Premio Nazionale di Giornalismo ‘Ilaria Rambaldi’ 2014); - nel 2014 «Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie» (Perrone Ed., Roma); - nel 2018 «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la schifosa 'ndrangheta» (nuova versione aggiornata, Treditre Ed.); - nel 2019 «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano» (Romanzi Italiani, finalista del Premio Internazionale “Michelangelo Buonarrori”, 2019). Dal romanzo «Io ho denunciato», nel settembre del 2019, è stato tratto un corto e un medio-metraggio (CinemaSet, vincitore Premio Legalità, Fiumicino 2019). È autore del soggetto e della sceneggiatura del corto e del medio-metraggio «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano», 2019 (Premio Starlight international Cinema Award, 77^ Mostra del Cinema di Venezia, settembre 2020). - nel 2022 «UNA FIMMINA CALABRESE» (Bonfirraro Editore). - nel 2023 «UNA VITA CONTRO LA CAMORRA» (Bonfirraro Editore). - Ha collaborato con CANAL+ per la realizzazione del documentario Mafia: la trahison des femmes, Speciàl Investigation (MagnetoPresse). Il documentario è andato in onda in Francia nel gennaio del 2014. Premio "Giorgio Mazzanti", San Salvo, 31 luglio 2025. Premio giornalistico letterario "Piersanti Mattarella", Roma, 30 novembre 2024. Premio Adriatico, «Un mare che unisce», Giornalista molisano dell’anno, Guardiagrele (Chieti), dicembre 2019. Premio Valarioti-Impastato, Rosarno (RC), maggio 2022. Premio Carlo Alberto Dalla Chiesa, San Pietro Apostolo (Catanzaro), agosto 2022. FONDATORE e PRESIDENTE di Dioghenes APS - Associazione Antimafie e Antiusura (dioghenesaps.it) - Ideatore, nel 2022, del Premio nazionale Lea Garofalo (giunto alla IV edizione). - Ideatore, nel 2025, del Premio nazionale Letterario e Giornalistico Pier Paolo Pasolini - www.dioghenesaps.com -- paolodechiara.blog

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