«Il futuro che vogliamo dobbiamo immaginarcelo». È questo il messaggio che attraversa l’intervento di Francesca Albanese, giurista e Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati. Una riflessione che prende le mosse dal suo libro Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite della Palestina, pubblicato da Rizzoli nel 2025, e diventa un’analisi della crisi della democrazia, del ruolo dei poteri economici e delle possibilità di trasformazione sociale.
Albanese parte dalla difficoltà di scrivere il capitolo dedicato al sogno. Richiama il pensiero di Edward Said, intellettuale palestinese, e il celebre discorso di Martin Luther King, per sostenere che nessun cambiamento può realizzarsi senza la capacità di immaginare prima un futuro differente.
Ma il suo intervento non si ferma alla dimensione ideale.
La giurista denuncia quello che definisce un processo di «vandalizzazione della democrazia», nel quale il diritto viene progressivamente indebolito, le libertà fondamentali rischiano di perdere efficacia e le decisioni politiche finiscono, nella sua lettura, per rispondere agli interessi dei grandi poteri economici più che alle necessità dei cittadini.
Nel suo ragionamento trovano spazio l’industria bellica, il sistema finanziario, le lobby, il capitalismo contemporaneo e il peso crescente delle tecnologie nella costruzione delle narrazioni pubbliche. Particolarmente significativo il passaggio dedicato alle realtà italiane che Albanese considera veri e propri laboratori di resistenza civile: Scampia, Taranto e la Sicilia dell’antimafia.
La Sicilia, sottolinea, non può essere raccontata soltanto come terra di mafia. È anche il luogo nel quale magistrati, cittadini e associazioni hanno costruito esperienze collettive capaci di modificare la storia.
Il riferimento al pool antimafia, alla legislazione contro la criminalità organizzata e alla confisca dei patrimoni mafiosi diventa così parte di una riflessione più ampia: la società può cambiare quando le persone smettono di considerarsi spettatrici impotenti.
L’intervento si conclude con un invito alla politica a non limitarsi alla contestazione dei governi e dei movimenti avversari, ma a elaborare proposte alternative, affrontando le contraddizioni del modello economico che Albanese identifica nel turbocapitalismo.
Un messaggio che unisce Palestina, diritti umani, antifascismo democratico, giustizia sociale e antimafia, collocando la partecipazione collettiva al centro della possibilità di costruire un futuro diverso.



