Carenze, ritardi nelle forniture, tetti ai budget di spesa, iter complicati e odissee per riuscire ad ottenere la fornitura anche di farmaci salvavita. Sono stati, e lo sono ancora in parte, al centro di critiche, proteste, polemiche sul fronte della distribuzione di medicinali forniti (o che dovrebbero essere forniti, ci sono stati pazienti che hanno reso noto di non esserci riusciti) dalla sanità pubblica.
In questi anni tanti sono stati gli articoli in cui abbiamo raccontato cosa accade, o non accade, nel territorio della Asl Chieti – Lanciano – Vasto.
Le polemiche, anche politiche, sono state accesissime durante la gestione del direttore generale Thomas Schael che ha ripetutamente negato, addirittura, che tagli ci siano stati. I Nas non solo hanno, invece, confermato che tagli ci furono. Ma contestano anche le procedure imposte – che hanno costretto a notevoli disagi pazienti e familiari costretti a recarsi un maggior numero di volte nelle farmacie ospedaliere – l’esistenza di alcune carenze e la violazione della Costituzione italiana non rispettando i Livelli essenziali di assistenza.
Il manager tedesco all’inizio dell’anno scorso ha lasciato l’Abruzzo per la Cittadella della Salute a Torino. Da cui, dopo pochi mesi e anche lì polemiche accese, vide il mandato chiuso anzitempo dopo pochi mesi.
Dalla fredda terra sabauda Schael è approdato in Sardegna al vertice della direzione regionale sanitaria. E dall’isola è giunta una notizia che coinvolge completamente gli anni teatini del manager. Pubblicata oltre quattro giorni fa da Lo Spiffero, da cui sono scaturiti altri articoli sulla stampa sarda e comunicati stampa politici ma nessuna smentita finora. La notizia in Sardegna è ampiamente verificata e confermata, in Abruzzo finora non ha avuto nessuna evidenza. Nonostante il fatto è interamente abruzzese, anzi teatino.
«Tagli sui farmaci all’Asl di Chieti. Avviso di garanzia per Schael» hanno titolato i colleghi di Lo Spiffero. «L’ipotesi della Procura abruzzese è quella di interruzione di pubblico servizio. Indagato anche l’attuale direttore amministrativo della Città della Salute Grippa e l’ex direttrice sanitaria Pirola» rende noto la redazione sarda nel sottotitolo.
«Il reato ipotizzato negli avvisi di garanzia è quello di interruzione di pubblico servizio» e «l’inchiesta, scaturita da alcuni esposti e segnalazioni, riguarda una serie di provvedimenti adottati dall’allora direttore generale Schael, insieme ai suoi due più stretti collaboratori, per contenere una spesa farmaceutica che aveva raggiunto livelli allarmanti» si legge nell’articolo. «La Procura sta cercando di accertare se quelle misure abbiano compromesso la distribuzione diretta dei medicinali, provocando disservizi e conseguenze per i pazienti» riporta Stefano Rizzi, il giornalista autore dell’articolo.
Questa notizia solo in queste ore sta iniziando ad avere risalto in Abruzzo e non ci sono ancora riscontri politici, istituzionali o di altro tipo. Sicuramente, al di là della questione prettamente legale e giudiziaria (e ricordando che vige il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino ad eventuale sentenza di terzo grado), l’interrogativo che sarebbe stato posto dai magistrati ha un peso politico e sociale, riaccende i riflettori sulle forniture dei farmaci e suscita una rilettura di quanto accaduto negli anni.
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Le forniture, carenze, ritardi e odissee di pazienti e familiari sul fronte della fornitura dei farmaci è al centro di alcune delle nostre 18 domande all’assessore regionale alla sanità Nicoletta Verì e all’attuale direttore generale della Asl Mauro Palmieri, scaturite dopo l’intervista interrotta per “domanda non gradita” subito dopo la fine del consiglio comunale straordinario di Vasto sulla sanità. Riproponiamo in conclusione di quest’articolo le domande inerenti il tema.
L’assessore Verì nel suo intervento ha fatto riferimento ai pazienti diabetici, sono almeno due anni che nel vastese ci sono pazienti che protestano per ritardi nell’arrivo delle forniture dei sensori per il rilevamento del livello di glucosio, come mai questi ritardi ripetuti? Cosa è stato messo in campo, se qualcosa è stato messo in campo, per impedire si ripetano?
Durante il consiglio si è fatto riferimento a verifiche sull’appropriatezza di urgenze fissate per esami e visite e negli accessi ai pronto soccorso? Appropriatezza parola che abbiamo già sentito, con riferimento ai farmaci, anni fa dall’allora direttore Schael. Quindi si pensa che ci sono cittadini, e che addirittura il numero sia così alto da creare “danni” alla sanità pubblica che per sport, divertimento o chissà cos’altro fanno visite, esami o assumono farmaci?
Se la spesa farmaceutica pubblica sarebbe aumentata per voi è solo una questione di budget da far rientrare? È l’unica soluzione che prospettate? Non sarebbe da domandarsi come mai la domanda aumenta e se ci sono peggioramenti del livello generale della salute e aumento delle patologie?
Ci sono farmaci carenti da anni, il Creon addirittura la prima volta dieci anni fa. Come si può definire emergenziale una situazione che dura da anni? Pare che la carenza sia stata più o meno risolta con farmaci equivalenti, perché rimane allora l’iter burocratico e l’obbligo di rivolgersi alle farmacie ospedaliere (in alcuni casi lontane anche decine e decine di chilometri) di “emergenza”? Sui farmaci carenti, oltre che restrizioni e iter reso più complesso, si è mai pensato di mettere in campo altro? Se non si è mai posta la questione perché?



