“Volete capire perché in questo momento nell’antimafia c’è un conflitto politico grandissimo sulle stragi del ’92 e il ’93? Volete capire qual è la vera posta in gioco? Ora ve lo spiego. Sono passati 34 anni dalle stragi politico-mafiose del ’92 e il ’93. Eppure quelle stragi sono ancora tra noi e sono al centro del dibattito del conflitto politico in questi giorni. Sapete perché? Perché quelle stragi non sono state fatte soltanto da personaggi come Riina e Provenzano.
Quelle stragi sono state fatte da pezzi di Stato deviato, da pezzi della politica, del mondo del potere. Subito dopo le stragi si è creata una spaccatura all’interno del mondo politico della stessa magistratura, tra chi voleva costruire una narrazione pubblica, secondo cui queste stragi erano soltanto opera della mafia militare, dei personaggi come Riina, Provenzano per interessi interni alla mafia, ed altri magistrati che invece ritengono che questa narrazione sia falsa e che sia falsa è dimostrata da fatti oggettivi e incontrovertibili.”
E’ questo l’incipit del lungo vide che il Senatore, già procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato ha pubblicato sul canale YouTube del Movimento 5 Stelle.
Ripercorre tutti i punti mancanti sulle verità che vogliono far credere sulle stragi 1992-1993 e di come, in questa legislatura, lui sia stato perseguitato dalla maggioranza parlamentare e dalla maggioranza in commissione antimafia a guida Chiara Colosimo, e di come le sue richieste siano state rimaste tutte inascoltate:
“Ho depositato in commissione Antimafia 57 pagine di memorie con tutti i buchi che riguardano le stragi in Italia, allo scopo di ricostruire la verità storica di un pezzo fondamentale del nostro Paese. La risposta è stata no, che non si può fare. E da lì è iniziata una vera e propria guerra nei miei confronti”
“Il problema è che quelle stragi sono legate ai partiti che oggi compongono il governo. E quindi hanno paura che la verità venga a galla”
ha continuato il senatore, citando la nascita di Forza Italia, i rapporti tra Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, gli esponenti della “borghesia mafiosa” entrati in Parlamento e i legami tra i politici di destra e i terroristi neri.
“Tutte le indagini sulle stragi del ’92 e del ’93 sono state caratterizzate da gravissimi depistaggi che si sono protratti negli anni. Ci vogliono far credere che la strage di via d’Amelio è stata soltanto opera di Riina, dimenticando che pochi minuti dopo l’esplosione dell’autobomba, personaggi dello Stato si sono proiettati sulla scena interessati soltanto a prelevare dalla borsa di Paolo Borsellino e l’agenda rossa. Ci vogliono far credere che quella strage sia stata fatta soltanto dai mafiosi, nonostante che tutti sappiamo che 2 anni dopo la strage esponenti della polizia di stato hanno creato un falso collaboratore di giustizia che si chiamava Vincenzo Scarantino, facendogli raccontare una storia falsa che consentiva di far credere che appunto fosse soltanto una strage di mafia. E quando questo falso collaboratore tentava di tornare indietro, lo hanno costretto a continuare a mentire.
Ma non basta perché quando è venuto fuori un vero collaboratore di giustizia, Gaspare Spatuzza, che ha partecipato personalmente a quella strage e che ha rivelato che Scarantino era un falso collaboratore ed è crollata quella costruzione, ecco che nel 2020 entra in campo un altro falso collaboratore, Maurizio Avola, che dà una versione falsa tutta costruita per dimostrare che i servizi segreti, soggetti esterni non hanno partecipato a quella strage. E i depistaggi non riguardano soltanto la strage via d’Amelio, riguardano anche la strage di Capaci, perché dopo la strage la Procura della Repubblica di Caltanissetta aveva sigillato la stanza di Falcone al Ministero della Giustizia per le indagini.
Ebbene, degli ignoti si sono introdotti in quella stanza, hanno acceso il computer di Falcone e come risulta delle consulenze da migliaia di file che c’era dentro quel computer ne hanno guardato soltanto alcuni, quelli che riguardavano Gladio e quelli che riguardavano i delitti politico mafiosi siciliani.”,
continua l’ex magistrato.
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