• Blogs
  • Chi siamo
  • Contatti
  • DIOGHENES APS
venerdì, Ottobre 30, 2026
Retail
Advertisement
No Result
View All Result
  • DIOGHENES APS
    • Chi siamo
    • Il Direttore Paolo De Chiara
    • Gli Autori
    • Redazione
    • Contatti
    • TESSERAMENTO SOCI
    • 5Xmille
    • Sostieni la STAMPA LIBERA
  • Le inchieste di WordNews
    • Legalità
    • Stragi di Ieri e di Oggi
    • Speciale Trattative
    • Il “santo Laico”
  • Approfondimenti
    • Interviste
    • Ambiente
    • Animali
    • Brevi
    • Diritto di replica
    • Il racconto a puntate
    • L’Opinione
    • La Parola ai lettori
    • Lettere dall’Italia e dal mondo
    • Pillole
    • Punti di vista
    • Satira
    • Scopri il Molise
    • Wn KIDS
  • Attualità
    • BelPaese
    • Cronaca
    • Economia&finanza
    • Eventi
    • FotoNotizia
    • Il Guastafeste
    • La voce dell’esperto
    • La voce di “Pasquino”
    • Lavoro
    • Wn TV
    • WordNews Consiglia
    • Petizioni
  • Il “Moscone”
    • Carta canta
  • Cultura
    • Libri&Dintorni
    • Arte
    • L’angolo della Poesia
    • Musica
    • Teatro, Cinema & Tv
  • Sport
    • Alimentazione & Fitness
  • WN – MediaCenter
  • Login
  • Register
  • DIOGHENES APS
    • Chi siamo
    • Il Direttore Paolo De Chiara
    • Gli Autori
    • Redazione
    • Contatti
    • TESSERAMENTO SOCI
    • 5Xmille
    • Sostieni la STAMPA LIBERA
  • Le inchieste di WordNews
    • Legalità
    • Stragi di Ieri e di Oggi
    • Speciale Trattative
    • Il “santo Laico”
  • Approfondimenti
    • Interviste
    • Ambiente
    • Animali
    • Brevi
    • Diritto di replica
    • Il racconto a puntate
    • L’Opinione
    • La Parola ai lettori
    • Lettere dall’Italia e dal mondo
    • Pillole
    • Punti di vista
    • Satira
    • Scopri il Molise
    • Wn KIDS
  • Attualità
    • BelPaese
    • Cronaca
    • Economia&finanza
    • Eventi
    • FotoNotizia
    • Il Guastafeste
    • La voce dell’esperto
    • La voce di “Pasquino”
    • Lavoro
    • Wn TV
    • WordNews Consiglia
    • Petizioni
  • Il “Moscone”
    • Carta canta
  • Cultura
    • Libri&Dintorni
    • Arte
    • L’angolo della Poesia
    • Musica
    • Teatro, Cinema & Tv
  • Sport
    • Alimentazione & Fitness
  • WN – MediaCenter
No Result
View All Result
WordNews
No Result
View All Result

Piano Mattei per l’Africa: tra ambizioni di cooperazione, trasparenza insufficiente e criticità nell’attuazione

Dall’eredità di Enrico Mattei al Piano del governo per l’Africa: 5,5 miliardi di investimenti, 76 progetti e numerosi interrogativi ancora senza risposta. L’Osservatorio Mattei Plan Watch denuncia carenze di trasparenza, incongruenze nella rendicontazione e scarso coinvolgimento delle comunità africane.

by Antonella Giordano
30 Ottobre 2026
in Approfondimenti
Reading Time: 16 mins read
A A
Share on Facebook
Share on Twitter
LinKedin
Whatsapp
Telegram
Email

Il 27 ottobre 1962, quando l’aereo di Enrico Mattei precipita nelle campagne di Bascapè poco prima di atterrare all’aeroporto di Linate, sono in tanti a pensare che non è stato un incidente. La sua morte ad appena 56 anni, desta sospetti e interrogativi che nel tempo non troveranno risposta.

Per gli inquirenti è fondata l’ipotesi di un sabotaggio con esplosivo. Mandanti ed esecutori resteranno sconosciuti anche quando nel 1995 la Procura di Pavia riapre le indagini.

Con Enrico Mattei si è spento un grande uomo, un partigiano e un imprenditore illuminato, che ha fatto grande l’Italia. Il Piano Mattei di Enrico Mattei era una strategia di politica energetica ed economica elaborata da Enrico Mattei, fondatore dell’ENI, negli anni Cinquanta e Sessanta, per rafforzare i rapporti tra l’Italia e i Paesi produttori di petrolio, soprattutto in Africa e in Medio Oriente.

Oggi il Piano che porta il suo nome e ben altra cosa al punto che la famiglia di Enrico Mattei nell’aprile scorso ha diffidato il governo per aver usato il suo nome nel piano per l’Africa. Il Piano di Enrico Mattei garantiva all’Italia maggiore autonomia energetica e, allo stesso tempo, creava rapporti economici più equi con i Paesi produttori di petrolio, mettendo in discussione il predominio delle grandi potenze occidentali. Il Piano Mattei di governo non consente di quantificare la reale efficacia degli interventi  e lascia insolute molte incognite.

Con 5,5 miliardi di euro di investimenti e 76 progetti distribuiti nei 18 Paesi africani coinvolti, al Piano Mattei per l’Africa va riconosciuto il merito di aver riportato l’Africa al centro dell’attenzione della politica estera italiana, cercando di definire un approccio coordinato verso un continente geograficamente vicino all’Italia, ma a lungo trascurato. Tuttavia, accanto a queste ambizioni, restano aperti numerosi interrogativi relativi alla trasparenza, alla partecipazione delle comunità locali, alla sostenibilità degli interventi e alla coerenza tra gli obiettivi dichiarati e le soluzioni concretamente proposte.

In questo contesto, le audizioni parlamentari attualmente in corso, successive alla trasmissione alle Camere, il 3 luglio scorso, della Terza Relazione governativa sullo stato di attuazione del Piano, rappresentano un passaggio istituzionale importante. Il loro compito è approfondire, attraverso un confronto collettivo e qualificato, le modalità di realizzazione del Piano Mattei e contribuire a migliorare un dibattito pubblico che, secondo le organizzazioni coinvolte, rimane ancora insufficiente rispetto alle finalità e alle modalità operative dell’iniziativa.

È in questa prospettiva che si inserisce l’attività dell’Osservatorio sul Piano Mattei, denominato anche Mattei Plan Watch, una piattaforma nata nel 2026 che riunisce organizzazioni della società civile, mondo della ricerca e testate giornalistiche. Il suo obiettivo è monitorare il partenariato tra Italia e Africa con rigore scientifico, tenendo conto delle realtà dei Paesi coinvolti e dando spazio alle competenze e alle voci africane, finora considerate insufficientemente nel processo decisionale.

A seguito di un’analisi collettiva della Terza Relazione governativa e in concomitanza con le audizioni parlamentari, l’Osservatorio ha presentato una serie di criticità, illustrate anche da alcune delle organizzazioni promotrici. I rilievi riguardano cinque ambiti principali: trasparenza, perimetro degli interventi, partecipazione africana, coerenza delle soluzioni proposte e gestione del debito.

Trasparenza: un obiettivo ancora lontano

Nonostante un maggiore impegno informativo rispetto al passato, la trasparenza del Piano Mattei viene giudicata dall’Osservatorio ancora insufficiente per comprendere e monitorare adeguatamente le iniziative realizzate.

Uno dei problemi principali riguarda la rendicontazione delle risorse economiche. Non è chiaro quale quota dei finanziamenti destinati alla cooperazione possa essere contabilizzata come Aiuto pubblico allo sviluppo (APS), né quale sia la componente di blended finance, ossia il ricorso combinato a risorse pubbliche e private per sostenere gli investimenti.

Queste informazioni sono fondamentali per comprendere le modalità delle transazioni previste dal partenariato tra Italia e Paesi africani e per valutare i vantaggi riconosciuti al settore privato. La questione centrale consiste nel garantire che il coinvolgimento delle imprese nella cooperazione produca un effettivo valore sociale per le comunità locali, evitando che si traduca principalmente nell’apertura di nuovi mercati per le grandi aziende italiane.

Il Fondo italiano per il Clima e le lacune della rendicontazione

Ulteriori perplessità riguardano l’impiego del Fondo italiano per il Clima, uno dei principali strumenti pubblici attraverso cui l’Italia sostiene il contrasto ai cambiamenti climatici nei Paesi del Sud globale individuati dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) come beneficiari della finanza climatica. Il Fondo rappresenta uno strumento attraverso cui l’Italia adempie agli impegni internazionali assunti in materia ambientale e di cooperazione allo sviluppo, in seguito alla ratifica della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, del Protocollo di Kyoto e dell’Accordo di Parigi. In quanto Paese sviluppato e firmatario di questi accordi, l’Italia è tenuta a fornire sostegno finanziario ai Paesi in via di sviluppo per favorire e accelerare l’attuazione delle politiche climatiche.

La Terza Relazione governativa presenta, tuttavia, numerose lacune sull’utilizzo di questo strumento, già evidenziate dalla Corte dei conti nella relazione sulla gestione del Fondo Clima dell’11 maggio 2026.

In particolare, non vengono chiarite le modalità operative del Fondo né la strategia prevista per accompagnare la transizione dalle fonti fossili alle energie rinnovabili. Mancano inoltre indicazioni dettagliate sulle priorità tra investimenti destinati alla mitigazione dei cambiamenti climatici, all’adattamento e alla copertura delle perdite e dei danni provocati dagli eventi climatici.

A ciò si aggiungono i rischi elevati associati ad alcuni Paesi destinatari e l’assenza di informazioni sugli ostacoli procedurali derivanti dalle normative nazionali e dai vincoli regolatori, che possono risultare difficili da applicare nei contesti locali.

Il progetto sui biocarburanti in Kenya

Le criticità relative alla trasparenza emergono anche nel progetto denominato Sviluppo di filiere agricole per biocarburanti avanzati in Kenya, uno dei primi interventi finanziati nell’ambito del Piano Mattei. Per questa iniziativa sono stati destinati a Eni 75 milioni di euro provenienti dal Fondo italiano per il Clima.

Già prima della nascita dell’Osservatorio, alcune organizzazioni avevano avviato attività congiunte per evidenziare le proprie perplessità sul progetto. Inchieste giornalistiche, rapporti pubblicati e interlocuzioni con gli agricoltori locali hanno infatti segnalato risultati che, secondo queste ricostruzioni, non corrisponderebbero agli obiettivi dichiarati.

Tra le criticità riportate figurano il peggioramento del reddito degli agricoltori, i raccolti non ritirati, le differenze nelle condizioni contrattuali tra le varie contee, la riduzione della resa produttiva e la competizione tra le colture destinate ai biocarburanti e quelle necessarie alla filiera alimentare.

Queste segnalazioni sollevano interrogativi sulla capacità del progetto di garantire benefici concreti alle comunità agricole coinvolte.

Più in generale, in assenza di informazioni complete, indicatori verificabili, strumenti di misurazione degli interventi e dati sui beneficiari, diventa difficile stabilire un sistema efficace di responsabilità e rendicontazione, la cosiddetta accountability. Senza questi strumenti, sostiene l’Osservatorio, non è possibile valutare in modo attendibile i risultati ottenuti né verificare la coerenza tra gli interventi e i modelli di sviluppo che il Piano intende promuovere.

Il mistero dei progetti scomparsi e l’incognita degli aggiornamenti incoerenti

Un secondo ambito di criticità riguarda l’individuazione dei progetti effettivamente riconducibili al Piano Mattei e la coerenza delle informazioni contenute nelle tre relazioni governative pubblicate nel tempo.

Dal confronto tra i documenti emergerebbero incongruenze nelle modalità di rendicontazione, omissioni e casi di progetti strategici inizialmente presentati e successivamente non più menzionati.

Un primo esempio è rappresentato dal Corridoio meridionale per l’idrogeno, noto come SouthH2Corridor, presentato dal Governo nel 2024 “nello spirito” del Piano Mattei.

Nel gennaio 2025, a Roma, il Governo italiano ha sottoscritto una dichiarazione d’intenti con Tunisia, Algeria, Germania e Austria. Il progetto, lungo circa 3.300 chilometri, è stato presentato alla Commissione europea come «Progetto di interesse comune e di mutuo interesse».

Secondo l’Osservatorio, dopo la firma dell’intesa non risultano aggiornamenti sufficienti nelle relazioni esaminate. Restano quindi da chiarire sia le risorse che il Governo italiano sta destinando all’infrastruttura, sia i canali di finanziamento attraverso i quali si intende sostenerne la realizzazione.

Un secondo caso riguarda la costruzione e la modernizzazione del porto di Misurata, in Libia, per un valore indicato di 2,7 miliardi di dollari.

L’operazione, riportata dalla stampa, non avrebbe soltanto una dimensione economica, ma anche una rilevanza geopolitica, in quanto potrebbe contribuire a ridefinire la presenza italiana in una regione caratterizzata da una crescente instabilità.

Il progetto si inserisce, secondo l’interpretazione proposta dall’Osservatorio, nella logica del Piano Mattei, che attribuisce alle infrastrutture un ruolo centrale nel collegamento tra interessi economici, presenza politica e stabilizzazione regionale.

Nonostante questa rilevanza, l’iniziativa non compare nella Terza Relazione governativa. La sua assenza solleva interrogativi sulla completezza della rendicontazione e sulla possibilità di monitorare le scelte strategiche e finanziarie dell’Italia.

Un ulteriore esempio è rappresentato dalla partnership di cooperazione sanitaria presentata a Rabat e Casablanca nel maggio 2024, nell’ambito del Piano Mattei.

L’iniziativa è stata promossa dalla fondazione marocchina Mamma Sofia e patrocinata dalla Presidenza italiana del Consiglio dei ministri. Il progetto era stato inserito nella Prima Relazione governativa, ma successivamente è scomparso dalla Seconda e dalla Terza Relazione, oltre che dal sito ufficiale del Piano Mattei.

Anche in questo caso, l’assenza di aggiornamenti non consente di comprendere quale sia lo stato effettivo dell’intervento, se sia ancora operativo e quali risultati abbia eventualmente prodotto.

La scomparsa dei tavoli tecnici tematici

Le incongruenze riguardano anche gli strumenti di coordinamento istituzionale.

La Prima Relazione governativa faceva riferimento a tavoli tecnici tematici incaricati di affiancare la Cabina di regia del Piano Mattei, con l’obiettivo di condividere le azioni programmatiche dei diversi ministeri coinvolti.

Tra questi figurava il Tavolo tecnico di coordinamento per la sicurezza energetica, convocato cinque volte tra gennaio e luglio 2024.

Nelle relazioni successive, tuttavia, questi organismi non risultano più menzionati. Non sono quindi disponibili informazioni sufficienti sulla loro effettiva attività, sulla partecipazione dei soggetti coinvolti e sulle decisioni eventualmente assunte.

Per il Mattei Plan Watch, questi casi evidenziano la necessità di un sistema di rendicontazione coerente e continuativo, capace di documentare non soltanto l’avvio dei progetti, ma anche la loro evoluzione, le risorse impiegate e i risultati conseguiti.

La terza criticità riguarda il ruolo della società civile africana e delle comunità di pratica nell’elaborazione e nell’attuazione del Piano Mattei.

Secondo l’Osservatorio, queste componenti sono state sostanzialmente escluse o marginalizzate nei processi decisionali, nonostante la loro conoscenza diretta dei contesti sociali, economici e produttivi interessati dagli interventi.

Già alla vigilia del Summit Italia-Africa del 2024, un ampio gruppo di organizzazioni della società civile africana aveva espresso forti preoccupazioni sulla formulazione del Piano. Le contestazioni riguardavano, in particolare, l’opacità della governance e il rischio che le finalità dell’iniziativa fossero determinate soprattutto da interessi esterni, orientati all’estrazione di valore commerciale e finanziario.

In quella presa di posizione venivano inoltre sollevati interrogativi sulla presenza di elementi riconducibili a logiche neocoloniali, intese come forme di influenza economica e politica che possono limitare l’autonomia dei Paesi e delle comunità coinvolte.

Le richieste avanzate dalle organizzazioni africane riguardavano soprattutto una maggiore trasparenza, una partecipazione effettiva e l’inclusione della società civile del continente nella definizione delle priorità e delle modalità operative del Piano.

Secondo il Mattei Plan Watch, queste richieste non hanno finora trovato risposte adeguate. Gli attori sociali radicati nei 18 Paesi coinvolti continuerebbero a essere marginalizzati, mentre le loro competenze e conoscenze locali non sarebbero valorizzate in misura sufficiente.

Il problema non riguarda soltanto la rappresentanza formale, ma anche l’efficacia degli interventi. Senza il coinvolgimento delle comunità interessate, infatti, diventa più difficile individuare i bisogni effettivi, comprendere le dinamiche dei territori e verificare se i progetti siano compatibili con le priorità delle popolazioni locali.

La partecipazione africana rappresenta, quindi, uno degli elementi centrali del confronto sul Piano Mattei, soprattutto alla luce dell’obiettivo dichiarato di costruire partenariati fondati sulla reciprocità, sulla co-progettazione e sul rispetto dell’autonomia delle controparti.

Un quarto elemento di criticità riguarda la possibile distanza tra l’analisi delle problematiche dei Paesi africani e le soluzioni individuate dal Piano Mattei.

Secondo l’Osservatorio, questa distanza emerge in diversi passaggi della Terza Relazione governativa, soprattutto nei progetti relativi all’agricoltura, alla gestione delle risorse naturali e alla resilienza dei sistemi produttivi.

Le incognite

Un primo esempio riguarda il riferimento alle degraded lands, ossia alle terre degradate, citate più volte nella Terza Relazione.

Secondo le osservazioni del Mattei Plan Watch, la relazione non approfondisce adeguatamente le cause strutturali della vulnerabilità delle filiere agricole dei Paesi africani interessati.

La stessa definizione di terre degradate viene considerata ambigua. L’ampia letteratura sulle partnership pubblico-private evidenzia infatti come questa terminologia possa essere utilizzata per giustificare l’intervento di attori privati esterni nei territori, anche quando tali soggetti non conoscono in modo approfondito i contesti locali, le difficoltà delle comunità e le esigenze dei settori produttivi.

In alcuni casi, secondo le preoccupazioni richiamate dall’Osservatorio, simili interventi possono favorire processi di finanziarizzazione, nei quali la terra e le risorse agricole vengono considerate soprattutto in funzione delle opportunità di investimento e dei rendimenti economici.

Il rischio evidenziato consiste quindi nel promuovere progetti senza affrontare adeguatamente i fattori che determinano la fragilità delle economie agricole locali.

Un secondo caso riguarda l’utilizzo delle risorse idriche, tema collegato alla resilienza e identificato come prioritario nell’ultimo vertice Italia-Africa.

Nella provincia di Timimoun, in Algeria, è previsto un progetto agricolo che contempla la coltivazione di grano duro e mais su una superficie che potrebbe raggiungere i 36.000 ettari.

La realizzazione dell’iniziativa presuppone il ricorso a un numero elevato di pozzi per l’irrigazione, in un’area caratterizzata dalla presenza di falde acquifere profonde. Si tratta di risorse che, in larga parte, non sono rinnovabili oppure presentano tempi di ricarica molto lunghi.

Il contratto relativo al progetto non è accessibile, secondo quanto riportato dall’Osservatorio. Di conseguenza, non è possibile verificare da dove verrà estratta l’acqua necessaria per irrigare superfici così estese di grano e mais nel Sahara, né valutare pienamente le implicazioni dell’intervento sulla disponibilità idrica del territorio.

Questa mancanza di informazioni solleva interrogativi sulla compatibilità tra il progetto agricolo e l’obiettivo della resilienza, intesa come capacità di un sistema di resistere alle pressioni ambientali e di adattarsi alle condizioni climatiche.

La questione centrale è se un intervento agricolo di tali dimensioni possa essere considerato sostenibile in un contesto caratterizzato da risorse idriche limitate, senza informazioni sufficienti sull’origine dell’acqua, sui prelievi previsti e sugli effetti a lungo termine.

Il caso di Timimoun evidenzia quindi la necessità di valutare i progetti non soltanto sulla base degli investimenti e della produzione attesa, ma anche in relazione ai limiti ambientali, alla disponibilità delle risorse e alle esigenze delle comunità locali.

Il quinto ambito di criticità riguarda il debito dei Paesi africani coinvolti nel Piano Mattei e le modalità attraverso cui il Governo italiano intende affrontare questa questione.

Il Piano dichiara l’ambizione di ridefinire il rapporto tra l’Italia e il continente africano su basi differenti rispetto al passato, superando una logica fondata esclusivamente sul dono e sull’assistenza per costruire partenariati basati sull’interesse reciproco, sulla co-progettazione e sul rispetto dell’autonomia delle controparti.

In questa prospettiva, il debito rappresenta una questione centrale, perché può condizionare la capacità dei Paesi beneficiari di finanziare politiche pubbliche, sostenere lo sviluppo economico e investire nei servizi essenziali.

Secondo i dati richiamati dal Mattei Plan Watch, 11 dei 18 Paesi selezionati dal Piano risultano fortemente indebitati, mentre 15 su 18 attraversano una crisi del debito. Nove Paesi rientrano inoltre nella lista delle Nazioni Unite dei Paesi meno sviluppati, i cosiddetti Least Developed Countries (LDCs).

L’Osservatorio segnala anche che non sono stati chiariti i criteri utilizzati per selezionare i 18 Paesi coinvolti, un aspetto che limita la possibilità di comprendere le priorità geografiche e strategiche dell’iniziativa.

La Terza Relazione governativa dedica poche righe alla misura di conversione del debito, prevista su un arco temporale di dieci anni. Non vengono indicati i Paesi destinatari della misura né sono spiegate in maniera dettagliata le modalità operative attraverso cui dovrebbe essere realizzata.

Restano quindi aperti diversi interrogativi: non è chiaro se si intenda istituire un fondo di contropartita oppure affidare la gestione delle risorse a un ente terzo. Non sono inoltre disponibili informazioni sufficienti per comprendere quali condizioni regolerebbero la conversione, come verrebbero individuati i beneficiari e quali effetti concreti ci si attenda sui bilanci pubblici dei Paesi coinvolti.

Secondo quanto riportato dall’Osservatorio, in meno di due anni il comitato tecnico ha deliberato risorse per 1,2 miliardi di euro. Anche in questo caso, la disponibilità di dati più dettagliati sarebbe necessaria per comprendere la destinazione delle risorse e valutare la coerenza tra le misure finanziarie e gli obiettivi di sviluppo dichiarati.

La conversione del debito costituisce quindi uno dei punti sui quali il Piano Mattei è chiamato a fornire chiarimenti, soprattutto considerando il numero di Paesi coinvolti in situazioni di forte indebitamento o di crisi finanziaria.

Trasparenza, partecipazione e responsabilità: le richieste della società civile

Nel corso di quasi tre anni di attuazione del Piano Mattei, la società civile italiana e africana ha avanzato più volte richieste specifiche per migliorare la governance e la qualità degli interventi.

Tra le principali richieste figurano la definizione di adeguate misure di salvaguardia e di meccanismi di reclamo accessibili, il coinvolgimento effettivo delle comunità interessate e una maggiore trasparenza sulle iniziative realizzate.

Le misure di salvaguardia dovrebbero contribuire a prevenire o limitare eventuali conseguenze negative dei progetti sulle popolazioni, sull’ambiente e sulle attività produttive locali. I meccanismi di reclamo, invece, dovrebbero consentire alle persone coinvolte di segnalare problemi, contestare eventuali danni e ottenere risposte attraverso procedure chiare.

Il coinvolgimento delle comunità dovrebbe inoltre andare oltre la semplice informazione sui progetti, prevedendo occasioni concrete di partecipazione alla definizione delle priorità, alla progettazione degli interventi e alla valutazione dei risultati.

La trasparenza, infine, dovrebbe garantire l’accessibilità dei contratti, dei dati finanziari, delle informazioni sui beneficiari e degli indicatori utilizzati per misurare gli effetti delle iniziative.

Secondo il Mattei Plan Watch, queste richieste non hanno finora ricevuto riscontri adeguati. L’Osservatorio ritiene pertanto necessario rafforzare gli strumenti di monitoraggio, rendere più comprensibili le informazioni pubblicate dal Governo e assicurare un ruolo effettivo alle organizzazioni africane e alle comunità direttamente interessate.

Il Piano Mattei per l’Africa rappresenta un tentativo di ridefinire la presenza italiana nel continente attraverso investimenti, progetti infrastrutturali, cooperazione economica, iniziative energetiche e interventi in ambito agricolo e sanitario.

I 5,5 miliardi di euro di investimenti indicati e i 76 progetti distribuiti nei 18 Paesi coinvolti testimoniano la portata dell’iniziativa e la volontà di attribuire all’Africa un ruolo più centrale nella politica estera italiana.

Tuttavia, secondo l’analisi del Mattei Plan Watch, la realizzazione di queste ambizioni richiede un sistema più solido di trasparenza e rendicontazione, una maggiore coerenza negli aggiornamenti sui progetti, il coinvolgimento delle competenze africane e una valutazione approfondita degli effetti economici, sociali e ambientali degli interventi.

Le criticità evidenziate riguardano aspetti fondamentali: la destinazione delle risorse pubbliche e private, i risultati dei progetti finanziati dal Fondo italiano per il Clima, la scomparsa di iniziative dalle relazioni governative, l’accessibilità dei contratti, la gestione delle risorse idriche e le modalità di conversione del debito.

A queste questioni si aggiunge la richiesta di riconoscere alla società civile africana un ruolo concreto nei processi decisionali, affinché i progetti siano costruiti sulla base dei bisogni effettivi dei territori e non soltanto delle priorità individuate dagli attori esterni.

Il punto centrale del confronto non riguarda quindi esclusivamente la quantità degli investimenti o il numero delle iniziative avviate, ma la capacità di dimostrare che queste producano benefici verificabili, rispettino l’autonomia delle controparti e contribuiscano a uno sviluppo sostenibile e condiviso.

La sfida del Piano Mattei consiste nel tradurre il principio del partenariato paritario in procedure, strumenti e risultati misurabili. Per farlo, trasparenza, partecipazione, salvaguardie e responsabilità non possono essere considerate elementi accessori, ma condizioni necessarie per valutare l’efficacia dell’iniziativa e la sua capacità di costruire relazioni durature tra Italia e Africa.

Per approfondire:  Osservatorio sul Piano Mattei / Mattei Plan Watch, Focsiv

Correlati

Iscriviti alle notifiche per ricevere direttamente sui tuoi dispositivi i nostri articoli

Unsubscribe
Previous Post

Isernia, lite ripresa in un video: identificati i coinvolti. Il Prefetto intensifica i controlli in città

Antonella Giordano

Traduci

I piu letti di oggi

  • Presentato a Catania "Senza onore. 70 anni di mafia, intrighi, misteri" l'ultimo libro di Enzo Mignosi
    Presentato a Catania "Senza onore. 70 anni di mafia, intrighi, misteri" l'ultimo libro di Enzo Mignosi
  • Antonella Giordano e “Una storia in chiaroscuro”: letteratura civile tra denuncia sociale e riscatto umano
    Antonella Giordano e “Una storia in chiaroscuro”: letteratura civile tra denuncia sociale e riscatto umano
  • Parla Mancuso, l'ex rampollo di 'ndrangheta: «Per mia figlia sono disposto a fare un macello»
    Parla Mancuso, l'ex rampollo di 'ndrangheta: «Per mia figlia sono disposto a fare un macello»
  • IL RITORNO DEL DIO DRAGHI
    IL RITORNO DEL DIO DRAGHI
  • 100 anni di Confindustria a Catania tra eventi, imprese e poilitica
    100 anni di Confindustria a Catania tra eventi, imprese e poilitica

Recent News

Piano Mattei per l’Africa: tra ambizioni di cooperazione, trasparenza insufficiente e criticità nell’attuazione

Piano Mattei per l’Africa: tra ambizioni di cooperazione, trasparenza insufficiente e criticità nell’attuazione

30 Ottobre 2026
Isernia, lite ripresa in un video: identificati i coinvolti. Il Prefetto intensifica i controlli in città

Isernia, lite ripresa in un video: identificati i coinvolti. Il Prefetto intensifica i controlli in città

30 Ottobre 2026
Mignosi: “Mafia&Appalti non lo vedo come motivo determinante per la strage di via d’Amelio”

Mignosi: “Mafia&Appalti non lo vedo come motivo determinante per la strage di via d’Amelio”

30 Ottobre 2026

Iscriviti al blog tramite email

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

ADVERTISEMENT
WordNews

Testata giornalistica indipendente e irriverente di informazione ed inchieste. Tribunale di Roma (Aut. n. 11/2023 del 19/01/23) - ROC: 39938 - Organo Antifascista, Antirazzista e Laico (Tutti i diritti sono Riservati) - EDITORE: Dioghenes APS® - Ass. Antimafie e Antiusura - Cod. Fisc./P. Iva: 16847951007 - dioghenesaps@gmail.com - dioghenesaps@pec.it - ​​DIRETTORE: Paolo De Chiara (giornalista professionista, OdG Molise - direttore@wordnews.it - ​​375.6684391). AVVERTENZA: Le collaborazioni esterne si intendono esclusivamente a titolo Volontario e Gratuito. © Copyleft, Se copiato, citare la fonte "WordNews.it"

Navigate Site

  • Alimentazione & Fitness
  • Ambiente
  • Animali
  • Approfondimenti
  • Arte
  • Attualità
  • BelPaese
  • Brevi
  • Carta canta
  • Cronaca
  • Cucina
  • Cultura
  • Dioghenes APS
  • Diritto di replica
  • Economia&finanza
  • Eventi
  • FotoNotizia
  • Il “Moscone”, la rubrica del Direttore
  • Il “santo Laico”
  • Il Guastafeste
  • Il racconto a puntate
  • Interviste
  • L’angolo della Poesia
  • L’Opinione
  • La Parola ai lettori
  • La voce dell’esperto
  • La voce di “Pasquino”
  • Lavoro
  • Legalità
  • Lettere dall’Italia e dal mondo
  • Libri&Dintorni
  • Mafie
  • Musica
  • Petizioni
  • Pillole
  • Punti di vista
  • Satira
  • Scopri il Molise
  • Speciale 25 Aprile
  • Speciale Trattative
  • Sport
  • Stragi di Ieri e di Oggi
  • Teatro, Cinema & Tv
  • Wn KIDS
  • Wn TV
  • WordNews Consiglia
  • Blogs
  • Agenti pubblicitari
  • BANNER Elezioni
  • Contatti
  • DIOGHENES APS – Ass. Antimafie e Antiusura
  • PREMIO NAZIONALE LEA GAROFALO 2024
  • Redazione
  • Sostieni la STAMPA LIBERA

Follow Us

Welcome Back!

Sign In with Google
OR

Login to your account below

Forgotten Password?
Sign Up

Create New Account!

Sign Up with Google
OR

Fill the forms below to register

*By registering into our website, you agree to the Terms & Conditions and Privacy Policy.
All fields are required.
Log In

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
No Result
View All Result
  • DIOGHENES APS
    • Chi siamo
    • Il Direttore Paolo De Chiara
    • Gli Autori
    • Redazione
    • Contatti
    • TESSERAMENTO SOCI
    • 5Xmille
    • Sostieni la STAMPA LIBERA
  • Le inchieste di WordNews
    • Legalità
    • Stragi di Ieri e di Oggi
    • Speciale Trattative
    • Il “santo Laico”
  • Approfondimenti
    • Interviste
    • Ambiente
    • Animali
    • Brevi
    • Diritto di replica
    • Il racconto a puntate
    • L’Opinione
    • La Parola ai lettori
    • Lettere dall’Italia e dal mondo
    • Pillole
    • Punti di vista
    • Satira
    • Scopri il Molise
    • Wn KIDS
  • Attualità
    • BelPaese
    • Cronaca
    • Economia&finanza
    • Eventi
    • FotoNotizia
    • Il Guastafeste
    • La voce dell’esperto
    • La voce di “Pasquino”
    • Lavoro
    • Wn TV
    • WordNews Consiglia
    • Petizioni
  • Il “Moscone”
    • Carta canta
  • Cultura
    • Libri&Dintorni
    • Arte
    • L’angolo della Poesia
    • Musica
    • Teatro, Cinema & Tv
  • Sport
    • Alimentazione & Fitness
  • WN – MediaCenter

Testata giornalistica indipendente e irriverente di informazione ed inchieste. Tribunale di Roma (Aut. n. 11/2023 del 19/01/23) - ROC: 39938 - Organo Antifascista, Antirazzista e Laico (Tutti i diritti sono Riservati) - EDITORE: Dioghenes APS® - Ass. Antimafie e Antiusura - Cod. Fisc./P. Iva: 16847951007 - dioghenesaps@gmail.com - dioghenesaps@pec.it - ​​DIRETTORE: Paolo De Chiara (giornalista professionista, OdG Molise - direttore@wordnews.it - ​​375.6684391). AVVERTENZA: Le collaborazioni esterne si intendono esclusivamente a titolo Volontario e Gratuito. © Copyleft, Se copiato, citare la fonte "WordNews.it"

This website uses cookies. By continuing to use this website you are giving consent to cookies being used. Visit our Privacy and Cookie Policy.