Che bello vedere le proteste di piazza accompagnate da orchestre e tanta allegria. La propaganda di regime si concentra sulle violenze, relativamente poche in rapporto alla massa di persone scese in strada, ma non sulla positività allegra che si materializza. La violenza non serve e va condannata perché favorisce la repressione, mentre l’allegria e la musica sono disarmanti per il potere.
Non è un caso che vengano scoperti infiltrati che mirano ad alimentare il disordine.
Non è un caso che si comincino a diffondere notizie e avvenimenti, definiti «guerre ibride», per creare uno stato di tensione e insicurezza nella popolazione.
È la famosa strategia della tensione che abbiamo vissuto in passato, quando il potere si è sentito messo in pericolo.
Non è da escludere che possa avvenire qualcosa di più clamoroso per ammutolire tutti e compattare nel silenzio una popolazione, per renderla docile alle scelte di chi comanda.
Bisogna stare molto attenti a evitare che ciò succeda ed è importante arrivare a definire una cornice culturale, valoriale e politica in cui tutto questo mondo della protesta possa riconoscersi e agire in un’ottica ferma, ma di tipo gandhiano, priva di violenza.



