Quattro anni fa oggi il ricordo di mamma Francesca …la fine di una delle storie più dolorose che abbia mai affrontato. Fine coerente con l’inizio.
L’inizio: una donna perde il proprio bimbo, abusato ed ucciso da un pedofilo.
Quella donna resta sola: nessuna istituzione la aiuta.
Fine: muore in un ospedale e rischia di essere seppellita in una fossa comune.
Oggi per fortuna riposa in pace. Ha una tomba decorosa, sempre piena di fiori freschi e con un bellissimo alberello che le è cresciuto vicino. E soprattutto dove sta, insieme al figlio, è serena…
(Massimiliano Frassi, 9 luglio 2024)
Nel 1977 un pedofilo entra in casa di mamma Francesca a Milano ed uccide, dopo averlo abusato, il suo bambino, che aveva conosciuto in ospedale.
Il predatore viene fatto scagionare, affidato ai servizi sociali (per poterlo aiutare in quanto senza fissa dimora!!!) e mandato … a Cremona, in un oratorio. Dove nel 1981 torna a fare la stessa cosa. Adesca un bimbo, lo abusa, lo uccide. Viene ri arrestato e per fortuna stavolta condannato, in quanto reo confesso, anche se il suo avvocato chiede l’assoluzione in quanto non in grado di intendere e di volere.
Ma cosa accade a Mamma Francesca? Da allora viene lasciata sola, completamente sola. E’ come se fosse appestata …
Una decina d’anni fa per un certo periodo ero ospite fisso di Mattino 5 con Federica Panicucci e parlavamo spesso di casi d’abuso: dopo una mia partecipazione la redattrice Raffaella Regoli viene contattata da mamma Francesca, che chiede di conoscermi. Ricordo ancora la telefonata di Raffaella. Non era molto che ero uscito dallo studio televisivo e stavo tornando in sede a Gorle, quando mi suona il telefono “Max sono Raffa, devi assolutamente parlare con una signora, ti mando i suoi contatti”.
Arrivato in sede a Prometeo la sento al telefono e poi vado a Milano il giorno seguente e lì mi racconta la storia sua e di Robertino, chiedendomi di raccontarla a mia volta “per aiutare tanti genitori a non vivere quello che ha vissuto lei”.
Metto quindi la sua storia in un libro (Favole di bambini e dei loro orchi) e da allora ne parlo in ogni mia conferenza.
Io e lei restiamo in contatto per diverso tempo. Chiedo anche aiuto per lei affinché non venga sfrattata ma la mia richiesta cade nel dimenticatoio.
Poi un giorno il telefono suona a vuoto e qualche giorno dopo risulta disattivato. Vado a casa sua e non la trovo. Penso sia venuta a mancare …. se non che lo scorso anno vengo contattato da una persona meravigliosa, una donna che lavora in un negozi di abiti in centro a Milano, presso una nota catena. Lì ogni giorno va una donna, vestita come una barbona, spesso in stato confusionale. Ogni tanto racconta del suo bambino. A volte lo cerca. La commessa ha letto il mio libro e mi ha sentito durante una conferenza a Monza quindi non ha dubbi “è la mamma di Robertino”. Visto che ogni giorno alle 10 in punto va nel negozio corro da lei. Ci incontriamo. Mi terrà la mano per tutto il nostro incontro. Inizia un secondo calvario, fatto di burocrazia assurda ed incompetenza. Chiediamo aiuto ma chi la deve aiutare non muove nulla. Fino a quando grazie ad alcune volontarie e ad una assistente sociale che prendono il caso a cuore si riesce a farla ricoverare in ospedale.
Da lì scappa e la trova la Polizia alcuni giorni dopo, ancora con gli aghi delle flebo nel braccio. Nuovo ricovero, nuove cure e poi passaggio alla Rsa. Piano a piano rinasce. Finalmente mangia (non lo faceva regolarmente da anni…Robertino fu trovato nudo sul fornello del gas della sua cucina….la stessa rimasta in quella casa….).
Ed arriviamo all’altro ieri, quando purtroppo viene a mancare. Il comune coprirebbe le spese del funerale come da prassi, ma non essendo noi parenti stretti, fa sapere che non siamo tenuti a sapere né quando né dove l’avrebbero seppellita.
Chiediamo allora di intervenire noi, e lancio un appello qua. Voi rispondete in massa, siete pronti a dare ognuno di voi il vostro contributo ma blocco la raccolta fondi dopo un messaggio privato, che solo a scrivervi la cosa, credetemi, ho le lacrime agli occhi.
Le persone che mi hanno contattato spero non si offendano se le cito, la loro richiesta è di restare in disparte, ma io credo che sia doveroso che voi tutti insieme a me li ringraziate pubblicamente. Perché il bene si dice che si debba fare in silenzio, ma io credo anche che in questi tempi il bene vada gridato, forte, solo così può coprire il male.
Che poi quel bene arrivi da una città, Bergamo, che in questi mesi il male l’ha visto trionfare in termini di dolore, aggiunge un’emozione fortissima a quella già presente.
Ringrazio quindi dal profondo del cuore Matteo Oriani che ha portato il mio appello ad Antonio Ricciardi ed all’associazione di categoria delle onoranze funebri di Bergamo della LIA. Non scorderò mai le parole di Ricciardi dopo nemmeno un minuto di telefonata:
“Ci pensiamo noi a mamma Francesca, stia tranquillo, ci mancherebbe altro”.
A loro un GRAZIE immenso.
Altro non riesco ad aggiungere …
(Massimiliano Frassi, 9 luglio 2020)





