«Se ne vanno in silenzio, senza nomi e senza volti/senza rumore/…coi loro pensieri/le parole raccolte e hanno mani grandi, quelle mani/che nessuno ha stretto perché l’addio fosse più dolce/…in silenzio/quasi in punta di piedi»
Se ne stanno andando, in silenzio, recita più o meno una poesia che gira sui social network. La versione più diffusa, firmata Bruno Bartoletti e pubblicata nel 2020 dal Corriere Cesenate, era relativa al periodo più drammatico della pandemia. Questi all’inizio sono alcuni stralci.
C’è una pandemia silenziosa che prosegue, che inghiotte in buchi neri ogni anno migliaia di persone. Che conduce chi resta in una terra di mezzo fatta di silenzi e assenze, di vuoti, di giornate con una sedia vuota, con un volto che rimane impresso nell’animo ma è sottratto allo sguardo, al cuore, alla vita.
Sono migliaia, centinaia in ogni provincia. E dietro quei numeri, volti, vite, umanità. Quasi sempre in silenzio, senza che neanche il nome venga diffuso. Umanità che si perde nelle nebbie. Lo si dimentica spesso, troppo spesso, nelle pieghe della cronaca e dell’infodemia frenetica, ossessiva, compulsiva. 217 nel 2024, 285 l’anno scorso, 90 nei primi tre mesi di quest’anno in tutta la regione Abruzzo. 110 nel 2024, 194 nel 2025, 63 nei primi tre mesi di quest’anno. Sono le persone scomparse e non ritrovate secondo i dati dell’ultimo report del Commissario straordinario di governo per le persone scomparse ed elaborati da Penelope Abruzzo.
Tra loro, due anni fa, c’è stato Philippe Pomone tra Atessa e Casalbordino. Accanto alla famiglia è impegnata l’associazione presieduta in Abruzzo da Alessia Natali. Il 29 settembre 2024 fu organizzata anche una battuta di ricerca partendo dall’abitazione in contrada Pili ad Atessa. Dopo l’archiviazione del primo fascicolo d’indagine l’avv. Katia Ferri, a nome dei figli e di Penelope Abruzzo, ha presentato un corposo esposto alla Procura di Lanciano. Inchiesta riaperta con ipotesi di reato.
La sera del 31 maggio 2024 Philippe Pomone ha preso un taxi a Pescara, per pagare la corsa si ferma a prelevare presso un bancomat in Contrada Monte Marcone ad Atessa, da allora non si hanno più sue notizie ha riportato la trasmissione “Chi l’ha visto?”. Alla centrale radiotaxi, hanno raccontato alla trasmissione Alessia Natali e Ilena Cutracci (responsabile di Penelope in provincia di Chieti), risulta che la corsa del taxi si è conclusa di fronte la filiale della BPER al cui bancomat Pomone ha prelevato i contanti per pagare il tassista.
Nell’introduzione al servizio, con l’intervista alle referenti di Penelope, Federica Sciarelli ha raccontato che è stato trovato intimo femminile nella casa. Pomone è rientrato a casa quella notte? Aveva appuntamento con qualcuna? Queste le domande che Sciarelli condivide con i telespettatori. Il 31 maggio Pomone non ha dormito nell’albergo nei pressi della banca ma, ha riportato Cutracci a Fabrizio Franceschelli di “Chi l’ha visto?”, il proprietario ricorda di averlo visto entrare per chiedere informazioni ed indossava una giacca verde militare. Una vicina di casa ha riferito che la sera della presunta scomparsa, il 30 maggio, in casa hanno visto luci accese. Dopo il ritorno in taxi da Pescara era rientrato a casa, a che ora e a piedi o chiedendo un passaggio a qualcuno (chi nel caso?)? – gli interrogativi posti da Franceschelli – O non era lui in casa e, se così fosse, chi aveva acceso le luci nell’abitazione in Contrada Pili?
Negli anni scorsi Philippe Pomone e l’allora compagna un periodo sono vissuti ad Arsita, luogo di origine della famiglia di Pomone, e poi sono tornati in Francia. A ottobre del 2023 per un mese Pomone, da solo, ha soggiornato in un albergo a Mozzagrogna. Un periodo in cui era dedito a frequenti spostamenti alla ricerca di occasioni immobiliari. In quel periodo si perse uno dei due cani che vivevano con Philippe Pomone. Dopo quel periodo Pomone torna per breve tempo in Francia e appare, ha raccontato l’ex compagna Nathalie a “Chi l’ha visto?” radicalmente cambiato, appariva quasi un’altra persona fino a «farle paura».
Dopo la rottura con Nathalie dall’estratto conto di Pomone si nota una assidua frequentazione di alberghi e ristoranti e la consultazione di “siti di incontri”, un link lo invia anche ad un amico ad Arsita. Tutto questo può avere un collegamento con la sua scomparsa? Cosa può essere accaduto? Ulteriori interrogativi posti da Franceschelli in chiusura del servizio. Una sorpresa è apparsa nei giorni precedenti la messa in onda della puntata di “Chi l’ha visto?”: dieci giorni dopo la presunta scomparsa c’è una recensione online – firmata Philippe – all’Hotel Explanade di Pescara. È lui o è un omonimo? I documenti di Philippe Pomone sono rimasti nella sua casa ad Atessa, quindi in caso di incidente può essere difficile l’identificazione. Da qui parte l’appello del figlio a chiunque può fornire informazioni utili e può averlo visto.
«Eppur son convinta che qualcuno sa, ma non parla» l’amara constatazione di Alessia Natali condividendo nel dicembre 2024 su facebook il post di “Chi l’ha visto?” sul servizio andato in onda. «Troppe incongruenze, troppi silenzi» nella vicenda secondo l’associazione Penelope.
«Secondo la ricostruzione dei familiari, Philippe Pomone ha lasciato la casa aperta, con un tablet in carica, senza documenti né effetti personali: nessuna carta d’identità, nessun passaporto o patente – riporta l’associazione – dal 1° giugno 2024 nessuna spesa o prelievo è stato più registrato, mentre in precedenza l’uomo era solito utilizzare quotidianamente carte e bancomat. All’interno dell’abitazione erano presenti scritte sui muri, segni di disordine e possibili tracce di effrazione: elementi che, secondo l’associazione, non sarebbero stati adeguatamente analizzati». «Testimonianze ignorate» rende noto l’associazione impegnata da decenni sul fronte delle persone scomparse: «Tra i punti critici dell’inchiesta, l’associazione evidenzia la mancata audizione di testimoni chiave, come il tassista che la sera del 31 maggio avrebbe riportato Philippe da un ristorante cinese di Pescara (lo “Shanghai”) ad Atessa, e una tassista che avrebbe trattenuto effetti personali dell’uomo per due mesi senza comunicarlo alle autorità».





