Nell’intervista rilasciata a WordNews.it, un ex collaboratore di giustizia racconta il suo difficile percorso dopo l’uscita dal programma di protezione.
L’uomo spiega di aver lasciato il programma tra il 2023 e il 2024, insieme alla moglie, perché dentro quel sistema non era possibile lavorare. Al momento dell’uscita avrebbe dovuto ricevere il cosiddetto progetto vita, uno strumento fondamentale per acquistare una casa o avviare un’attività. Ma, a pochi giorni dal rogito, tutto sarebbe stato bloccato per la presenza di debiti e cartelle esattoriali.
Da quel momento, secondo il suo racconto, è iniziato un calvario fatto di telefonate senza risposta, promesse non mantenute, difficoltà economiche e assenza di un vero reinserimento sociale. Il collaboratore denuncia di essersi trovato senza lavoro, con un casellario giudiziario pesante e senza strumenti concreti per ricostruire una vita legale.
Nell’intervista emerge anche il tema della capitalizzazione, la somma destinata al reinserimento, che rischia di essere assorbita dai debiti verso lo Stato. La denuncia è pesante: senza lavoro, senza accompagnamento, senza una rete concreta. Non basta proteggere una persona mentre serve ai processi. Bisogna garantirle una possibilità reale dopo.





