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Caregiver familiari, l’appello a Mattarella: «La Repubblica riconosca chi cura gli altri senza fermarsi mai»

In vista del 2 giugno, CFU – Caregiver Familiari Uniti scrive al Presidente della Repubblica: «Non chiediamo privilegi, chiediamo di non essere più invisibili». Al centro dell’appello il riconoscimento del lavoro di cura, le tutele negate e la legge nazionale in discussione alla Camera.

by Redazione Web
1 Giugno 2026
in Punti di vista
Reading Time: 6 mins read
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Alla vigilia della Festa della Repubblica, CFU – Caregiver Familiari Uniti ha rivolto una lettera-appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiedendo ascolto, dignità e riconoscimento per una categoria che continua a vivere ai margini delle tutele reali.

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I caregiver familiari non vogliono privilegi, ma chiedono di non essere più invisibili. Chiedono che il lavoro di cura svolto ogni giorno dentro le case, spesso per ventiquattro ore al giorno, venga finalmente riconosciuto come lavoro vero, essenziale, insostituibile. Un lavoro che tiene in piedi famiglie, sanità pubblica e welfare, ma che ancora oggi resta troppo spesso senza stipendio, senza protezioni, senza diritti previdenziali adeguati.

La lettera richiama un dato: almeno un milione di caregiver familiari in Italia vive una condizione di solitudine e abbandono istituzionale. Il 90% sono donne. Persone che spesso hanno rinunciato al proprio lavoro, alla salute, alla vita sociale, alla libertà personale e, in molti casi, ai propri sogni per assistere chi amano.

I caregiver familiari esistono nella legge, vengono citati anche nei percorsi giuridici e istituzionali, ma nella vita concreta restano fantasmi. Riconosciuti sulla carta ma dimenticati quando si parla di diritti, contributi, pensioni, sostegni psicologici, sostituzioni temporanee, servizi territoriali e protezione sociale.

Nel testo inviato al Capo dello Stato, il riferimento agli 80 anni della Repubblica diventa una ferita aperta. L’Italia celebra ottant’anni di democrazia, diritti e lavoro, ma una parte enorme di quel lavoro continua a non essere vista. Un lavoro svolto accanto a un letto, dentro una cucina, in una stanza d’ospedale, tra farmaci, notti insonni, burocrazia, solitudine e responsabilità quotidiana.

«Una Repubblica dovrebbe riconoscere tutti coloro che sostengono il Paese con il proprio lavoro, anche quando quel lavoro si svolge dentro una casa», è il senso politico e morale dell’appello. Parole che raccontano una verità scomoda: senza i caregiver familiari, una parte consistente del sistema di assistenza italiano crollerebbe.

Il documento guarda alla legge nazionale sul caregiver familiare attualmente in discussione alla Camera dei Deputati. L’ennesima occasione mancata? Per CFU, la legge deve rappresentare davvero tutti i caregiver italiani, riconoscendoli come lavoratori e includendo tutte le forme di cura esistenti.

Esistono caregiver di figli con disabilità gravissima, caregiver di anziani, di persone con malattie rare, patologie neurodegenerative, psichiatriche, oncologiche. Esistono caregiver giovani, anziani, lavoratori, conviventi, non conviventi, caregiver H24. Storie diverse, vite diverse, dolori diversi.

Si legge bene nell’appello: nessun caregiver familiare deve essere escluso dal riconoscimento. 

Il 2 giugno è la festa di tutti, ma per molti caregiver è difficile sentirsi davvero parte della Repubblica. Come si può festeggiare pienamente una Repubblica che ancora non riconosce chi, ogni giorno, svolge un compito essenziale per la tenuta del Paese?

«Un caregiver non smette mai. Nemmeno di notte. Nemmeno nei giorni di festa. Nemmeno il 2 giugno». 

L’appello è firmato da CFU – Caregiver Familiari Uniti e da centinaia di caregiver familiari italiani provenienti da tutta Italia: Torino, Verona, Roma, Venafro, Termoli, Palermo, Pescara, Ravenna, Crotone, Bologna, Potenza, Campobasso, Reggio Calabria, Venezia, Milano e moltissime altre città.


IL TESTO COMPLETO

Gent.mo Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella,

Le scriviamo perché, per noi caregiver familiari, Lei rappresenta la Repubblica Italiana; chi più di Lei può ascoltare, difendere e dare voce ai cittadini più invisibili del nostro Paese?

Noi siamo i caregiver familiari. Siamo quelli che ogni giorno assistono figli, genitori, coniugi e familiari non autosufficienti. Siamo quelli che permettono allo Stato italiano di risparmiare miliardi di euro ogni anno attraverso un lavoro di cura continuo, spesso H24, svolto senza stipendio, senza tutele, senza ferie, senza malattia e senza una pensione adeguata.

Eppure, non veniamo considerati lavoratori. Non abbiamo un sindacato che ci rappresenti davvero; spesso non compariamo nemmeno nei questionari quando viene chiesto: “Che lavoro fai?”.

Ma esistiamo. Abbiamo una definizione giuridica riconosciuta dalla legge italiana e veniamo citati perfino nelle sentenze europee. Nonostante ciò, nella vita reale continuiamo a restare invisibili. In Italia almeno un milione di caregiver familiari – il 90% dei quali donne – vive ogni giorno questa condizione di solitudine e abbandono istituzionale: persone che hanno rinunciato al lavoro, alla salute, alla vita sociale e, spesso, persino ai propri sogni per prendersi cura di chi amano.

Quest’anno l’Italia celebra gli 80 anni della Repubblica. Ottant’anni di diritti, di democrazia, di lavoro riconosciuto come fondamento della Repubblica stessa. Ma in questi ottant’anni i caregiver familiari sono rimasti invisibili: cittadini che lavorano senza sosta, senza orari, senza pause e senza riconoscimento.

Per questo, anche il 2 giugno, Festa della Repubblica, per molti di noi è difficile sentirci davvero parte di essa. Una Repubblica, infatti, dovrebbe riconoscere tutti coloro che sostengono il Paese con il proprio lavoro, anche quando quel lavoro si svolge dentro una casa, accanto a un letto, nel silenzio quotidiano della cura.

La nostra non è assistenza occasionale: è lavoro di cura continuo, responsabilità, competenza, presenza costante. È un lavoro che sostiene famiglie, sanità e welfare, ma che ancora oggi non viene riconosciuto come tale.

Guardiamo con speranza alla legge nazionale sul caregiver familiare attualmente in discussione alla Camera dei Deputati. Ma quella legge deve davvero rappresentare tutti i caregiver familiari italiani: deve riconoscerli come lavoratori e deve tutelare tutte le tipologie di caregiver esistenti, che sono molte di più delle quattro attualmente citate nel testo.

Esistono caregiver familiari di figli con disabilità gravissima, caregiver di anziani, di persone con malattie rare, malattie neurodegenerative, psichiatriche o oncologiche; caregiver giovani, anziani, lavoratori, H24. Esistono realtà completamente diverse tra loro, ma accomunate dallo stesso carico di cura e dalla stessa invisibilità.

Nessun caregiver familiare deve essere escluso da un riconoscimento che riguarda dignità, diritti e cittadinanza.

Presidente, noi non chiediamo privilegi. Chiediamo solo di non essere più invisibili. Chiediamo che la Repubblica si ricordi anche di chi, ogni giorno, tiene in piedi la vita degli altri senza mai potersi fermare.

Perché un caregiver non smette mai.

Nemmeno di notte.

Nemmeno nei giorni di festa.

Nemmeno il 2 giugno.

Eppure continuiamo ad amare questo Paese e a prendercene cura, proprio come ci prendiamo cura dei nostri familiari. Speriamo che anche la Repubblica, attraverso Lei e la Sua sensibilità, possa finalmente prendersi cura di noi.

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