A Somma Vesuviana, c’è chi continua ad affermare che la camorra non esiste, ma la realtà è ben diversa. La camorra a Somma Vesuviana esiste eccome: per anni, troppi commercianti hanno pagato il pizzo, dalle concessionarie auto ai ristoranti, dai supermercati fino a grandi società per azioni.
Il modus operandi dei clan di camorra si è evoluto: oggi non sparano più, ma comandano in silenzio, in un equilibrio criminale che permette loro di dominare indisturbati. Eppure, nessuno denuncia, nonostante siano noti i nomi di chi ha pagato e di chi ha estorto denaro.
I clan non cambiano: sono sempre gli stessi cognomi, un vero brand mafioso locale. E nel frattempo, gli amministratori locali come l’assessore alla legalità, Dott. Crescenzo De Falco, e il sindaco Di Sarno, non rispondono alle PEC, ignorano richieste da testimoni di giustizia e associazioni antimafia.
A Somma Vesuviana, la legalità è fuori dall’agenda politica. Nessun consigliere comunale parla di camorra, di bene confiscato, di spaccio di droga. Quei beni restano inutilizzati, gravando sui cittadini onesti.
Le sentenze della Cassazione, le relazioni DIA, e le indagini dei Carabinieri e della Polizia confermano che i clan si rigenerano. Eppure molti ignorano volontariamente, preferendo il silenzio, che è l’arma più potente della mafia.
Nel borgo antico di Somma Vesuviana, lo spaccio di droga genera milioni di euro, e le case popolari sono zone franche controllate dai clan. E intanto, la politica locale frequenta pregiudicati, candidando parenti di condannati per mafia. Nessuno parla, nessuno agisce.
La camorra paesana è ancora idolatrata, tra “Don”, “comparielli”, e figli dei guappi. Il vero terrore è l’ipocrisia sociale che protegge i mafiosi mentre isola chi combatte davvero per la legalità.





