La camorra perde, lo Stato vince. A Somma Vesuviana si realizza un passo concreto nella lotta alla criminalità organizzata: due beni confiscati tornano a vivere, finalmente riassegnati per finalità sociali.
Una notizia attesa da anni, che arriva come un segnale forte e chiaro a chi ha sempre creduto nella giustizia. A commentarla con emozione è Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia impegnato in prima linea contro i clan:
“Non c’è gioia più grande di vedere i beni sottratti alla camorra tornare ai cittadini. È una battaglia che ho seguito con determinazione, tra lettere, PEC e silenzi istituzionali.”
Ma questa battaglia non è stata condotta da solo. Al fianco di Ciliberto, c’è stata anche la testata WordNews.it, che ha seguito passo dopo passo l’evolversi della vicenda, pubblicando inchieste, lanciando appelli, dando voce al silenzio istituzionale.
La vicenda riguarda due immobili confiscati nel territorio di Somma Vesuviana, in provincia di Napoli, la cui riassegnazione era ferma da tempo. “Abbiamo scritto più volte al sindaco di Sarno e, più recentemente, anche al nuovo assessore alla legalità. Nessuna risposta. Ma oggi, grazie a questa determina, possiamo finalmente parlare di una vittoria”, sottolinea Ciliberto.

La riassegnazione dei beni confiscati è uno dei pilastri nella strategia antimafia, perché rappresenta la trasformazione simbolica e concreta del potere mafioso in opportunità per la collettività.
Non basta sequestrare: è nell’uso sociale, educativo, comunitario di questi beni che si misura la forza dello Stato.
“Somma Vesuviana vince, la camorra perde. Perché quando un bene confiscato viene restituito alla cittadinanza, si afferma un principio chiaro: la legalità non è un concetto astratto, è azione quotidiana.”
Ciliberto, che da anni denuncia connivenze, sprechi e silenzi, rinnova il suo impegno:
“Seguirò ancora questa vicenda. Perché la lotta alla mafia passa anche attraverso la denuncia dell’omertà e dell’inerzia. Bisogna essere determinati.”
Due beni, un messaggio potente: lo Stato può vincere, se c’è volontà, se ci sono cittadini, testimoni e media liberi come WordNews.it che non smettono di fare luce dove altri tacciono.
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