PEC senza risposta, audizioni saltate, prassi interne che schiacciano i diritti. Mentre il governo ripete slogan sulla legalità, i testimoni di giustizia vengono trattati come pratiche numerate. La legge esiste: va applicata, non interpretata.
Un Paese che parla di legalità ma lascia muti i suoi testimoni. Nel 2021 un servizio su Polizia Moderna descriveva il Servizio Centrale di Protezione (SCP) come una macchina regolata e vigile. Oggi lo scenario, raccontato da chi il programma lo vive, appare capovolto: legge 6/2018 disapplicata, audizioni non calendarizzate, referenti fantasma, risposte che – quando arrivano – gelano: «Non dovete più chiamare».
Intanto, al Ministero dell’Interno, il ministro Matteo Piantedosi non spende una parola pubblica sul trattamento riservato ai testimoni; alla Commissione centrale ex art. 10 l’on. Nicola Molteni – questa è l’accusa ricorrente – non procede alle audizioni previste dall’art. 17; alla Commissione parlamentare Antimafia, presieduta da Chiara Colosimo, il tema resta senza una gestione trasparente e misurabile. Un filo unico: silenzio e rinvii.
Risultato? Un messaggio devastante: denunciare non conviene. E quando lo Stato scoraggia chi rischia la vita per la giustizia, non difende la legalità: la indebolisce.
La strategia del governo
Dalle dichiarazioni roboanti contro la criminalità alle prassi che desertificano i diritti c’è un abisso. Sul piano operativo, il “sistema protezione” sembra implodere: il direttore SCP è stato trasferito, c’è un reggente, centinaia di istanze giacciono senza riscontro, i calendari non circolano, i verbali non arrivano. La sicurezza diventa utopia e i diritti restano nel cassetto.
Il programma speciale di protezione è un contratto: diritti e doveri. Ma, secondo numerose testimonianze, lo SCP applica prassi interne in contrasto con la legge, restringendo persino diritti costituzionali (salute, studio, lavoro).
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Referente (art. 16): spesso solo sulla carta.
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Assistenza sanitaria: dati incongruenti, percorsi confusi.
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Supporto psicologico: insufficiente (pochi professionisti, spesso in video).
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Reinserimento socio-lavorativo: promesso, rimandato.
E quando il cittadino chiede conto, scatta la spirale dei ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato: migliaia di euro tra parcelle e contributi unificati, contro un’Amministrazione difesa dall’Avvocatura dello Stato. È un duello impari che consuma risparmi, salute e fiducia.
Molti testimoni, anni dopo l’ingresso nel programma, si ritrovano con posizioni previdenziali incomplete e beni nei luoghi d’origine lasciati all’abbandono: la legge prevede l’acquisizione al demanio, ma la pratica si blocca tra Interno e Agenzia del Demanio. Nel frattempo IMU e spese restano in capo al testimone. La vita reale non è una delibera: è bollette, affitti, scuola dei figli, e quel vuoto burocratico diventa danno esistenziale.
Nessuno invoca “umanità” come favore. Qui si pretende il minimo sindacale dello Stato di diritto: applicare la legge 6/2018. In particolare:
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Art. 17: audizione entro 30 giorni presso Commissione centrale o SCP.
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Canali protetti e tracciati (mai telefonate dirette a protetti su linee non sicure).
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Verbali consegnati e prossimi passi scanditi.
Finché questi cardini restano inadempiuti, ogni prolusione sulla legalità è scena madre, non politica pubblica.
Cosa fare subito (misure concrete e verificabili)
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Presa in carico entro 48 ore: numero di protocollo, referente nominativo, recapiti istituzionali.
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Audizioni entro 30 giorni (anche da remoto protetto) con verbale in 72 ore.
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Rete sanitaria/psicologica dedicata con tracciamento degli interventi.
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Ricostruzione contributiva e tutela pensionistica per gli anni in protezione.
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Corsia rapida Interno–Demanio per l’acquisizione dei beni e sospensione degli oneri finché la pratica non è definita.
Se davvero la linea del governo è “tolleranza zero” verso le illegalità, cominci da qui: dalla legalità verso i testimoni di giustizia.
BOX – Le nostre 20 domande alla Commissione Antimafia e alle istituzioni competenti
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Chi ha scritto materialmente la mail inviata a Gennaro Ciliberto per chiederne i contatti?
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Con quale qualifica e mandato è stata firmata? Indicare nome, ruolo e atto di conferimento.
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Che ruolo formale ha la segreteria particolare nei dossier sui testimoni di giustizia?
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Quali legami politico-istituzionali ha l’autore/autrice della mail con membri della Commissione o con l’Esecutivo?
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La Presidente Chiara Colosimo era a conoscenza della mail prima dell’invio? L’ha letta e avallata?
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Perché sono partite telefonate dirette a soggetti in protezione (Ciliberto, Coppola) su linee non protette?
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Chi ha autorizzato quelle telefonate e con quale protocollo scritto? Fornire copia.
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Quando saranno calendarizzate le audizioni richieste (Ciliberto, Coppola, altri) nel rispetto dell’art. 17, L. 6/2018 (Commissione centrale/SCP)?
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Quale protocollo scritto disciplina oggi i contatti Commissione–protetti? È pubblico? È stato rispettato?
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Chi ha nominato l’avv. Angela Verbaro consulente? Atto, data, oggetto.
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Compiti, poteri, limiti e obiettivi assegnati per iscritto all’avv. Verbaro?
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L’avv. Verbaro conosce lo stato reale dei testimoni e le criticità del programma? Quali atti lo provano?
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L’avv. Verbaro conosce la storia di Gennaro Ciliberto (oggi nello speciale programma di protezione)?
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L’avv. Verbaro era a conoscenza delle mail inviate a Ciliberto?
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All’epoca dei fatti della famiglia Verbaro, quale ruolo aveva Alfredo Mantovano nella Commissione centrale ex art. 10 e quali decisioni assunse?
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Esistono rapporti attuali (istituzionali/professionali) tra Verbaro e Mantovano?
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Chi ha proposto/avallato la consulenza di Tano Grasso in Commissione?
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Qual è il ruolo operativo di Tano Grasso e quali risultati misurabili ha prodotto?
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I consulenti percepiscono compensi? Importi, capitoli di spesa, durata, indicatori di risultato.
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La Presidenza del Consiglio e il Ministero dell’Interno sono formalmente informati di mail, telefonate e ritardi? Quale indirizzo politico immediato intendono assumere?
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