La domanda non è retorica: dov’è la protezione? Perché ai protetti arrivano solo avvisi-divieti (“non puoi fare questo”, “non puoi andare lì”) ma non i diritti promessi dalla legge?
Il servizio centrale di protezione fa acqua da tutte le parti: questo è un fatto noto a molti di coloro che sono stati gestiti in termini di sicurezza da un apparato che costa oltre 80 milioni di euro. È altrettanto certo che la Commissione Centrale ex art. 10, presieduta dall’On. Molteni, non ascolta i testimoni di giustizia.
Tuttavia, siccome al peggio non c’è mai fine, oggi raccogliamo l’ennesima denuncia di un testimone di giustizia inserito nello speciale programma di protezione. Questo programma è nato per assicurare la massima protezione, ma la realtà è ben diversa.
Un testimone di giustizia in località protetta vive lontano dalla propria terra d’origine per motivi di sicurezza, lontano dagli affetti, dalle amicizie e dalla sua vita intera. Eppure, accetta questa misura perché in gioco c’è la sua vita. Ma tutto ciò serve davvero?
Purtroppo, non serve. I testimoni di giustizia nelle cosiddette “località protette” sono facilmente rintracciabili, non per loro responsabilità, ma a causa delle falle del sistema.
Dati sensibili, come quelli relativi al sistema sanitario, a quello fiscale, e alle posizioni lavorative e contributive, non vengono oscurati dal servizio centrale di protezione. Sappiamo benissimo che le mafie hanno i loro riferimenti nelle articolazioni dello Stato.
Ancora più assurdo è che un testimone di giustizia o un suo familiare, inseriti nel programma, vadano a lavorare in un luogo dove la loro presenza è facilmente rintracciabile tramite una semplice ricerca su Google. Non si può chiamare questo un programma di protezione; sarebbe beffardo e offenderebbe l’intelligenza dei tutelati.
Chi vigila sull’operato del servizio centrale di protezione?
Chi verifica che le procedure del sistema di protezione siano messe in atto in modo idoneo, tale da assicurare la mimetizzazione e la sicurezza dei testimoni di giustizia inseriti nel programma?
A chi spetta leggere le numerose PEC inviate alla Commissione Centrale ex art. 10, nelle quali vengono comunicate, con prove concrete, le gravi anomalie del sistema, che non riguardano questioni economiche, ma di sicurezza?
È assurdo come la stessa Commissione Parlamentare Antimafia, all’interno della quale opera il Comitato Testimoni di Giustizia presieduto dalla stessa On. Colosimo, non ascolti, non legga e non chieda alla Commissione Centrale ex art. 10 cosa stia accadendo ai testimoni di giustizia.
Sappiamo con certezza che queste situazioni si ripetono da anni e che ci sono anche denunce presso varie procure della Repubblica.
A cosa serve sradicare un intero nucleo familiare, portarlo lontano dalla propria terra, per poi esporlo al rischio di essere trovato da chiunque voglia vendicarsi per aver denunciato le mafie e aver mandato in galera camorristi, mafiosi e collusi?
Se il Governo aspetta che un testimone di giustizia o un suo parente vengano uccisi, allora sta offrendo un grosso aiuto alle mafie. Inutili sono le passerelle e gli slogan, se poi, nella realtà, si danno in pasto i testimoni di giustizia alle mafie.
BOX. Le nostre 20 domande
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Chi ha scritto materialmente la mail inviata al testimone di giustizia Gennaro Ciliberto?
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Con quale qualifica e con quale mandato è stata firmata?
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Che ruolo formale ricopre la segreteria particolare all’interno della Commissione Antimafia rispetto ai dossier sui testimoni di giustizia?
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Quali legami politico–istituzionali ha l’autrice della mail con membri della Commissione o con l’esecutivo?
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La presidente Chiara Colosimo era a conoscenza di quella mail prima dell’invio? L’ha letta e avallata?
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Perché la presidente avrebbe telefonato direttamente a soggetti in protezione su linee non protette? Chi ha autorizzato? Con quale protocollo?
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Quando la Commissione Antimafia calendarizzerà le audizioni richieste (Ciliberto, Coppola, altri) come previsto dall’art. 17 legge 6/2018?
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Quale protocollo scritto disciplina oggi i contatti tra Commissione e testimoni in protezione? È pubblico? È stato rispettato?
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In Commissione è stata nominata l’avv. Angela Verbaro, figlia e nipote di testimoni di giustizia: conosce fino in fondo il dramma e la situazione reale dei testimoni italiani?
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L’avv. Verbaro conosce nel merito la storia di Gennaro Ciliberto?
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Chi ha nominato l’avv. Verbaro e con quale procedura e criterio?
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Quale compito svolge l’avv. Verbaro in Commissione Antimafia? Quali atti ha prodotto?
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L’avv. Verbaro era a conoscenza delle mail inviate a Ciliberto?
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All’epoca dei fatti della famiglia Verbaro, la Commissione ex art. 10 era presieduta da Alfredo Mantovano: quale ruolo ebbe?
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L’avv. Verbaro mantiene oggi rapporti con Mantovano sul tema testimoni?
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L’altro consulente della Commissione è Tano Grasso: quali rapporti ha con Mantovano e quale perimetro ha il suo incarico?
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L’interesse del sottosegretario Mantovano sui lavori dell’Antimafia in materia di testimoni è diretto? In cosa consiste?
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Chi ha proposto e con quali criteri le nomine dei consulenti Verbaro e Grasso?
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I due consulenti percepiscono compensi o rimborsi? Quanto, su quali capitoli?
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Presidenza del Consiglio e Governo sono informati degli episodi segnalati (mail, telefonate, disvelamenti, audizioni mancate)? Quale indirizzo politico intendono assumere subito?
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