Abbiamo a lungo trattato la vicenda creata intorno alla nomina di procuratore aggiunto alla Direzione Nazionale Antimafia, di fatto il vice capo di Giovanni Melillo, dove fu nominata la dottoressa Franca Imbergamo al posto del procuratore aggiunto di Catania Sebastiano Ardita.
A tutto ciò si aggiunge adesso la dura nota del sindacato dei magistrati dove, approvato a maggioranza, il CDC del 12 settembre ha approvato un documento dove viene denunciato un forte pericolo dell’autonomia e indipendenza della magistratura. Infatti, si legge nel documento, come la
“procedura per il conferimento dell’incarico di Procuratore Aggiunto presso la Direzione Nazionale Antimafia ha dato luogo a un ampio dibattito all’interno della magistratura e nel confronto pubblico; nel corso di tale dibattito sono state formulate, da autorevoli magistrati e consiglieri del Consiglio Superiore della Magistratura, considerazioni e interrogativi relativi alla possibile esistenza di pressioni, condizionamenti o interferenze nei processi decisionali concernenti le nomine consiliari; tali affermazioni, pur rappresentando valutazioni e posizioni individuali sulle quali non compete all’ANM esprimere giudizi o accertamenti, hanno oggettivamente contribuito ad alimentare interrogativi e preoccupazioni circa la piena percezione di autonomia, indipendenza e trasparenza dell’azione dell’organo di autogoverno”.
Non a caso viene ripreso l’importante ruolo che dovrebbe avere l’organo di autogoverno dei magistrati, il CSM:
“il Consiglio Superiore della Magistratura costituisce presidio fondamentale dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, valori che l’ANM ha sempre difeso con convinzione e senso di responsabilità istituzionale; la credibilità dell’autogoverno si fonda non soltanto sulla correttezza delle decisioni assunte, ma anche sulla loro piena trasparenza e verificabilità, secondo criteri oggettivi e predeterminati; la tutela dell’autorevolezza del CSM rappresenta un interesse comune dell’intera magistratura e non può essere ricondotta a logiche di appartenenza associativa o culturale; ogni dubbio che possa incidere sulla fiducia dei magistrati e dei cittadini nei meccanismi di conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi deve essere affrontato con spirito costruttivo e con la massima chiarezza istituzionale.”
Il ‘parlamentino‘ dell’ANM rispetta le
“determinazioni assunte dal Consiglio Superiore della Magistratura nell’esercizio delle proprie prerogative costituzionali; la ferma convinzione che le procedure di nomina debbano essere governate esclusivamente dai criteri previsti dall’ordinamento, dalla valutazione del merito, delle attitudini e dell’esperienza professionale dei candidati; che la trasparenza costituisce un valore comune e irrinunciabile, estraneo a ogni contrapposizione associativa e funzionale esclusivamente alla tutela della credibilità dell’autogoverno; che ogni denuncia di distorsione debba essere fatta con chiarezza, responsabilità e rispetto dell’Istituzione, dovendosi respingere accuse vaghe e generiche.”
Inoltre il sindacato si augura che
“Consiglio Superiore della Magistratura continui a garantire, in ogni fase dei procedimenti di nomina, il massimo livello di trasparenza, intelligibilità e tracciabilità delle decisioni assunte, così da fugare ogni dubbio o sospetto circa l’esistenza di fattori estranei ai criteri normativamente previsti; impegna l’Associazione Nazionale Magistrati a promuovere, in tutte le sedi istituzionali, ogni iniziativa utile a rafforzare la fiducia dei magistrati e dei cittadini nell’autogoverno, nella piena consapevolezza che l’autonomia e l’indipendenza della magistratura si tutelano anche attraverso la credibilità, la trasparenza e la riconoscibilità dei processi decisionali che ne costituiscono il fondamento.”
In una nota Magistratura Indipendente (Mi), di fatto l’unica che ha appoggiato Ardita al CSM, si dice soddisfatta per l’approvazione al CDC dell’ANM della loro mozione sulla “procedura conferimento dell’incarico di procuratore aggiunto presso la direzione nazionale antimafia“
Nella nota, inoltre, si legge che l’iniziativa di Mi nasce
“dall’esigenza di fornire una risposta seria, equilibrata e istituzionalmente responsabile alle questioni emerse nel confronto interno alla magistratura e nel dibattito pubblico, riaffermando principi che devono appartenere a tutti i magistrati, indipendentemente da ogni appartenenza associativa.”
Continua ad alimentare, così, il dibattito pubblico che ruota attorno alle varie nomine del CSM.
Noi abbiamo trattato a lungo la questione Ardita e di seguito vi lasciamo tutto gli articoli che ricostruiscono la vicenda.
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