“Volevo solo ballare” è l’ultima pubblicazione della scrittrice Giuditta di Cristinzi, edito da Robin Edizioni (2025), che sorprende per il ritmo incalzante con cui l’autrice accoglie i lettori, ma anche per la consapevolezza dirompente con cui introduce il personaggio della storia: Vanna, dotata di un caschetto di capelli castani, schiariti da pochi fili di luce e gli occhi nocciola con il forte desiderio di diventare mamma. La sua esistenza scorre tra eventi subiti e indecisioni, stretta in un matrimonio e un lavoro che non la soddisfano, ma Vanna ha una dote, sa leggere tra gli aneddoti, ha compreso i segreti degli idiomi antichi, anche se non ha capito quelli della vita. I nodi della sua esistenza rimangono inestricabili, almeno per lei, ne stringono le viscere e le fanno male. Poi, ci sono Marco, il marito e Gaetanina, la mamma.
Con questo scritto l’autrice racconta in maniera superba il rapporto madre-figlia: una relazione complessa, che si evolve in una riscoperta, segnata da amore incondizionato ma anche da sfide e incomprensioni. Una mamma forte e tradizionale. Da un lato Gaetanina rappresenta un modello di virtù e rigore, dall’altro, Vanna si sente oppressa dalle aspettative e dai principi rigidi della madre.
Nonostante le incomprensioni, c’è un legame profondo tra loro. Vanna, leggendo i diari della madre, scopre una Gaetanina più umana e vulnerabile e impara a comprenderla meglio. Entrambe le narratrici esprimono le loro esistenze in un drammatico inevitabile intreccio di destini. Le voci prendono la parola alternandosi con una narrazione delicata, sincera, schietta e sempre più cosciente.
A un certo punto la vita di Vanna prende una piega diversa, così anche la narrazione si tinge di tonalità più luminose e vitali, sotto i riflettori di Parigi. Un mix di emozioni travolge la protagonista quando incontra Pierre: libertà, felicità, ma anche confusione e sensi di colpa. L’autrice è molto brava a dipingere la città più romantica al mondo con parole magiche; dai grandi viali ai monumenti immersi in un’atmosfera di disinvolta eleganza. “Volevo solo ballare” riflette il grande desiderio di libertà femminile, spesso offuscato dalle rigide aspettative e pressioni familiari, diventando così il titolo manifesto della libertà di espressione e del vivere una vita autentica senza costrizioni.
“Ricorda come le fosse proibito vivere con leggerezza, uscire, divertirsi, indossare una minigonna, truccarsi o andare a ballare.”
“Volevo solo ballare” è dotato di una grande umanità e di valore riflessivo; un diario di bordo di una vita costellata di sentimenti aggrovigliati, capaci di restituire il senso più profondo dei legami di sangue. La combinazione della precisione dei dettagli psicologici con questa identità femminile contribuisce a far muovere le donne in una sorta di tridimensionalità.
Giuditta di Cristinzi intreccia le sue riflessioni con vissuti palpabili, riconoscibili e rispecchia appieno la condizione femminile, intrinsecamente legata all’autonomia delle protagoniste: la capacità di decidere liberamente della propria vita, del proprio corpo e del proprio futuro. La sua penna testimonia un bagaglio di memorie e insegnamenti profondi che diventano un mezzo per comprendere meglio il rapporto umano.
“Volevo solo ballare” avvince il lettore e lo spinge a proseguire la lettura fino a notte fonda per scoprire gli sviluppi della storia; un libro pieno di spunti interessanti per riflettere sul ruolo della donna e il suo cambiamento, tenendo a mente una frase importante: “Era come se ogni volta, bisticciando per un tozzo di pane, volessero dire “guarda che questo pezzo di pane è più importante di te”.”
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