Tra gli anniversari di quest’anno c’è il quarantesimo del disastro di Chernobyl. Era il 26 aprile 1986 quando nella centrale nucleare ci fu una violenta esplosione rilasciò una nube radioattiva che investì gran parte d’Europa.
Quel disastro segnò l’intero Continente, cambiò la sensibilità popolare e sull’onda di quanto accaduto in Italia si tenne il primo referendum che bocciò il nucleare. Un’ampia mobilitazione solidale coinvolse anche l’Italia, migliaia di bambini furono accolti per allontanarli dalla zona del disastro. In prima linea Legambiente Solidarietà, che nacque negli anni successivi, coordinata da Antonio Gentili. Una marea poderosa di volontari, famiglie, attivisti, associazioni e comitati lungo tutto il Paese fu coinvolta. Tra loro c’era anche Massimo Bonfatti – fondatore di Progetto Humus, Progetto Kavkas e Mondo in cammino, autore di libri, promotore di campagne solidali, in prima linea per la pace nel Caucaso e per i diritti e la salute dei bambini, per l’ambiente – gigante di solidarietà e umanità che ci lasciato a causa di un malore improvviso il 1° settembre 2020.
L’onda di affetto, generosità, umanità, empatia, ha seminato frutti e ha segnato cuori e coscienze nei decenni, storie personali che sono diventate storia collettiva, pagine commoventi della storia italiana che ancora oggi sono carezze e abbracci al cuore.
Tra le migliaia di bambini accolti in Italia ci fu anche nell’estate 1992, a 7 anni, Tatiana Ipatova. Nata il 21 ottobre 1984 a Mozyr, in Bielorussia, oggi vive a Traun, in Austria. Ma non dimentica la famiglia italiana che la accolse e ha lanciato un appello per rintracciarla. Appello rilanciato e fatto proprio da Penelope Abruzzo, la sezione dell’associazione dedicata alle persone scomparse presieduta da Alessia Natali.
Tatiana «ricorda di essere atterrata a Roma insieme a un gruppo di bambini provenienti da Mozyr e di essere stata successivamente trasferita in una località vicina al mare. La famiglia che la ospitò viveva in un appartamento all’interno di un condominio. Per raggiungere la spiaggia si spostavano in automobile e Tatiana conserva ancora il ricordo di una bellissima spiaggia di sabbia» riporta l’appello.
«Purtroppo non ricorda il nome della famiglia che la accolse né il nome della città in cui soggiornò. Conserva però un ricordo indelebile dell’affetto, della generosità e dell’accoglienza ricevuti da quelle persone che, ancora oggi, occupano un posto speciale nel suo cuore – prosegue il racconto – Tra i suoi ricordi c’è anche una ragazza bielorussa che dovrebbe chiamarsi Sveta, presente nella fotografia allegata. Insieme a loro compaiono anche alcuni bambini appartenenti alla famiglia ospitante».
Penelope Abruzzo ha «accolto la richiesta di aiuto di Tatiana» e sta «cercando di ricostruire questa storia» lanciando un appello «a volontari, famiglie ospitanti, associazioni impegnate nei progetti Chernobyl, comitati di accoglienza e a chiunque abbia partecipato ai soggiorni dei bambini bielorussi nell’estate del 1992»: «se riconoscete le persone presenti nella fotografia, la località o la famiglia ospitante, vi chiediamo di contattarci» tramite messaggio whatsapp al 3475922521 o alla mail abruzzo@penelopeitalia.org . «Dopo oltre trent’anni, il sogno di Tatiana è quello di ritrovare la famiglia che la accolse e poterla ringraziare di persona – si conclude l’appello di Penelope Abruzzo – anche il più piccolo dettaglio potrebbe essere fondamentale».






